Pane Nero

"Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla 'cosa pubblica', lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste)".

Quanti sono davvero i processi di B?

Secondo Marco Travaglio (Anno Zero, 2011) i processi di Berlusconi sono 21. Secondo La Stampa, il Cavaliere ha affrontato 53 procedimenti penali. Secondo il Giornale, il signore di Arcore ha subìto 34 processi.

Evviva l’informazione.

 

 

Politici malati di cancro

Bersani dice che i partiti personali sono il “cancro” della democrazia. Monti, a Melfi, di fronte agli operai della Fiat annuncia che tredici mesi fa “l’Italia aveva febbre alta e non bastava un’aspirina” ma serviva una “medicina amara non facile da digerire ma assolutamente necessaria per estirpare la malattia”.

Per non parlare di Berlusconi che avrebbe sconfitto il cancro (non si sa se si riferiva della metastasi oppure dei magistrati) mentre De Magistris rispondeva a tono: l’ unico cancro della democrazia sono le mafie.

A quanto pare, e con grande gioia di chi il cancro ce l’ha davvero, tra i politici va di moda usare metafore sanitarie. In barba a chi è malato sul serio e a chi, quando accende la tv, si trova a fare i conti con uomini pubblici che per farsi campagna elettorale si dimenticano di avere rispetto o, quantomeno, tatto.

Smettetela di parlare di malattie.

Berlusconi il benefattore

Ho ricevuto questa mail da Lorenzo.

“Illustre Responsabile, sono uno studente universitario al terzo anno della facoltà di Scienze Infermieristiche, siccome sono molto preoccupato per il mio futuro, ho letto su internet che ha intervistato l’ ex Premier Berlusconi, per favore almeno lei abbia compassione di me, mi aiuti a mettermi in contatto con lui affinchè anche io un giorno possa asaudire i miei sogni lavorativi”.

Non credo ci sia bisogno di commentare.

Grillini, sta volta avete toppato

L’avete visto l’ultimo video girato da Nik il nero e postato sulla pagina Fb di Grillo in cui si prendono per i fondelli i giornalisti?

Non per difendere la categoria (di cui io faccio parte solo a metà) ma onestamente avrei voglia di prenderli a sberle. E va bene che il giornalismo in Italia è un mestiere che è facilmente soggetto a critiche (gogne, scoop a tutti i costi, polemiche inutili, chiacchiere e finte notizie) ma, forza, fa pena e onestamente mostra poco rispetto per gli altri quel tale che nel video disturba il lavoro altrui e urla senza compostezza alcuna: “vergogna, vergogna”. Quasi come se i giornalisti fossero dei nemici da scacciare o quasi come se tra i giornalisti non ci fossero invece potenziali elettori del Movimento. Si ricordino questi tizi che se Grillo esiste è grazie ai media che lo raccontano, che vi raccontano. E non solo. Gli autori di quel video dimostrano di non conoscere i sacrifici che molti (non tutti, sia chiaro) i giornalisti fanno per lavorare (e campare).

Sbagliano, non perché – a ragione – contestano un modo insano di fare giornalismo. Sbagliano perché scordano che i giornalisti non sono tutti uguali, non sono tutti ricchi e famosi, mediatizzati, animali da palco, non tutti assetati di sangue. Sbagliano perché forse non sanno che lo scazzo con la Salsi è una notizia (che peraltro è divenuta tale solo grazie a Grillo che l’ha alimentata). Sbagliano nei modi, non sono garbati. Sbraitano. Sbagliano, come hanno sbagliato quando si sono presi gioco di un mio giovane collega che niente c’entra con la loro stizza. Pazienza. Tanto del suo voto, e del mio, possono anche fare a meno. 

Renzi e i minatori

Domani Bersani sarà a Torino per inaugurare l’ennesima festa (cosa festeggeranno mai?). Alle 17 invece Dario Franceschini sarà con Pier Ferdinando Casini a Reggio Emilia. Alla fiera del Pd parleranno di “Quale politica per il futuro?” (i due amano filosofeggiare) mentre, dalle 21, Nichi Vendola sarà accolto nel campeggio organizzato dai giovani di Tilt per parlare di potere, politica e media (un tema caro agli operai…). Non stupirà la notizia che l’unico tra gli eletti ad essere andato a trovare i minatori a Carbonia, 400 metri sotto terra, è Maurizio Pili: un superstite sardo, eletto alla Camera – pensate un po’ – tra le fila del Pdl. Sarà che Pili deve il suo attaccamento alla vertenza Nurax’e Figus al fatto che è nato a Carbonia ed è stato sindaco di Iglesias. Ad ogni modo, resta una domanda: Bersani, Renzi e altri concorrenti pensano davvero di vincere, di riuscire a prendere voti, senza recarsi nei luoghi della protesta?

Lo chiedo anche a Beppe Grillo che finora ha parlato soprattutto di Tav e diossina. In merito alla vertenza dei minatori sardi invece – dal suo blog – si è limitato a denunciare: “Il Sulcis Iglesiente versa in una situazione drammatica sotto ogni punto di vista”. Pensate che scoperta. Un ottimo programma di governo su lavoro e industria. Quindi lo chiedo di nuovo: come vincere le elezioni senza parlare con gli operai proprio ora che dimostrano di essere così arrabbiati (ieri un minatore si è tagliato un polso per protesta)?

Quindi?

Lo chiedo a Bersani e capisco che l’elettorato emiliano lo possa stuzzicare di più di quello sardo (d’altronde meglio mangiare salsicce che scendere a 400 metri sottoterra). Lo chiedo pure a Casini anche se capisco che – per lui – gli operai che si tagliano i polsi sono per niente “moderati”. E lo chiedo pure a Vendola che in casa sua ha una vertenza per certi aspetti simile a questa del Sulcis (l’Ilva) e lo chiedo anche a Di Pietro che domani sarà in Sicilia per parlare di elezioni. Infine, lo chiedo a Renzi che io spero vivamente vinca le primarie: ma che cavolo, con tutto il casino che c’è in Sardegna tu decidi di partire da Verona?

Un consiglio: cambia idea e fatti un giro tra i minatori del Sulcis (o almeno, vai a trovarli).

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