Le case vere non ci sono, il premier bluffa due volte

Le case vere non ci sono, il premier bluffa due volte

Di Gianni del Vecchio. Europa 15 sett.09

Le aveva promesse per il 4 settembre, le prime saranno pronte a fine mese
Sono le tre e mezza del pomeriggio. È Ferragosto, nei cantieri aquilani dove si costruiscono le case per gli sfollati la canicola si fa sentire. Il presidente del consiglio però non se ne cura. Sorridente come sempre, nella sua ventesima visita abruzzese dal terremoto del 6 aprile, Berlusconi non si tiene e si avventura in un annuncio, tanto azzardato quanto entusiasmante per migliaia di aquilani ancora sotto le tende: «Ho visitato il primo appartamento finito ed è bellissimo. Consegnerò la prima casa il 4 settembre a Cese di Preturo».
È passato esattamente un mese da quel giorno ed ormai si può dire senza timore di smentita che la promessa berlusconiana non è stata mantenuta. Le abitazioni del progetto Case, quelle che dovrebbero dare un tetto a 15mila persone, ancora non sono state consegnate a chi ne ha diritto. Secondo le stime del prefetto aquilano nonché subcommissario all’emergenza del terremoto, Franco Gabrielli, l’elenco che dovrebbe individuare le prime duemila persone da sistemare sarà pronto per il fine settimana.
Sarà tuttavia una lista ancora provvisoria, da verificare attentamente, per avere la certezza che gli alloggi vadano davvero a chi ne ha più bisogno. Un doppio passaggio che inevitabilmente farà slittare la consegna a fine settembre, nella migliore delle ipotesi. Quasi un mese di ritardo quindi, con buona pace delle acrobazie mediatiche del premier che anche stasera a Porta a Porta magnificherà il suo lavoro, presentandosi agli italiani come quello che mantiene le promesse.
Ma questo è solo il primo bluff del Cavaliere. Il secondo è anche peggiore perché si tratta di “appropriazione indebita”.
Le novantaquattro casette di legno che oggi pomeriggio inaugurerà ad Onna, assieme ad un asilo, non sono il frutto dell’azione del governo né dei soldi pubblici stanziati per la ricostruzione. Le abitazioni mobili infatti sono state finanziate dalla Croce Rossa, che nel progetto ci ha messo più di cinque milioni di euro, e sono state costruite dalla provincia autonoma di Trento. Dal governo e dalla Protezione civile invece null’altro che la semplice supervisione dei lavori. Molto poco rispetto alla risonanza mediatica che ci si aspetta stasera. Non a caso il presidente della provincia autonoma, Lorenzo Dellai, ha cercato di congelare i facili entusiasmi: «Siamo un po’ a disagio per questa enfasi mediatica, perché siamo abituati a lavorare con molta discrezione senza tante grancasse ».
Parole di buon senso, visto che l’emergenza all’Aquila è tutt’altro che risolta. Il problema principale è quello degli sfollati di lungo corso: secondo fonti della Protezione civile ce ne sarebbero circa ottomila ancora da sistemare. Si tratta di quelli che non potranno andare nelle casette di legno né in quelle nuove né negli alloggi delle caserme aquilane. Per ora verranno “piazzati” negli alberghi abruzzesi, domani non si sa. L’obiettivo di Bertolaso è quello di farli tornare a casa, anche se gli edifici sono ancora da riparare: un’ordinanza firmata lo scorso weekend permetterà anche a chi ha un alloggio di classe E (seriamente danneggiato) di tornare nelle stanze abbandonate dallo scorso 6 aprile, pur se sono ancora in corso i lavori di ristrutturazione. Insomma, o in albergo o in casa assieme ai muratori: questo sarà il futuro per migliaia di abruzzesi.
Lo sanno bene all’Aquila, dove i cittadini riuniti nei diversi comitati hanno deciso di esternare tutta la loro preoccupazione.
Oggi saranno presenti a Onna per cercare di far sentire le proprie ragioni, a loro detta oscurate dal polverone mediatico alzato dallo staff del presidente del consiglio. Allo stesso modo, il Partito democratico ha deciso di svelare i giochi di prestigio del governo. Una delegazione di senatori abruzzesi si recherà nei prossimi giorni sui luoghi del terremoto per verificare sul campo quello che è stato e quello che non è stato fatto. «Vogliamo sapere se i tempi dei lavori vengono rispettati, se gli impegni assunti vengono mantenuti. La gestione dell’emergenza è una cosa ma la ricostruzione è la vera sfida per il futuro di quelle terre colpite dal terremoto. Non servono spot», avverte il capogruppo dem Anna Finocchiaro.
Gianni Del Vecchio
http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=113084

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