Case dello studente, di tutti e di nessuno

Case dello studente, di tutti e di nessuno

«Le strutture sono sprovviste e malmesse. Non c’è la cucina perché secondo loro dovremmo mangiare a mensa, ma è lontana e chiusa durante il weekend. I lavandini sono senza sapone, al posto dei water ci sono tre vani doccia». Gli alloggi universitari cadono a pezzi.
A dirlo è una studentessa universitaria che alloggia al Civis, il secondo studentato romano. A dire la verità, questa non è una novità, e, per dirla tutta, non è neanche un annuncio di giornata perché, in fin dei conti, lo sappiamo già tutti che gli studentati italiani lasciano a desiderare.
Tuttavia, quando la stessa notizia di sempre continua ad essere ignorata, allora questa diventa una denuncia.

«Il Civis (la prima casa dello studente di Roma) si trova in una zona lontanissima dall’università, – aggiunge uno studente bolognese a Roma – ora per fortuna mi sono spostato al De Lollis (l’altra casa dello studente di Roma). Prima impiegavo quasi due ore con i mezzi pubblici».
Chi viene a studiare nella capitale ha un sacco di problemi.

Ma partiamo dall’inizio. Per ricevere una borsa di studio e occupare un alloggio si partecipa ad un concorso. Il vincitore è colui che risulta più lodevole e povero degli altri. L’assegnazione infatti si stabilisce per merito e reddito. La Repubblica poi rende effettivo questo diritto con «borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono esser assegnate per concorso». Insomma, la legge sembra offrire una soluzione al problema dell’alloggio per gli studenti fuori sede.
Il sistema delle borse di studio è (almeno in teoria) garantito dagli enti statali che dipendono dai fondi delle regioni in cui hanno sede. Ogni ente si occupa, a sua volta, delle università della sua città e per queste predispone strutture e servizi. Ma la regolamentazione non basta a rendere le cose semplici. Anzi. Per risultare idonei e ricevere la famigerata borsa di studio, il percorso è lungo e tortuoso.
«Il problema sta nel fatto che tutti i servizi allo studio vengono gestiti dalle regioni. Nella finanziaria del governo sono identificati i fondi che dovranno esser destinati alle spese per le residenze, e per i servizi sportivi. Il problema – continua Federica Musetta, dell’Unione degli Universitari – riguarda la consistenza dei fondi». Qualche dato più specifico aiuta a comprendere meglio. Dalle cifre fornite dall’Osservatorio Regionale per l’Università e per il diritto allo studio del Piemonte, si scopre che in Italia solo 188.331 studenti sono risultati idonei a ricevere una borsa di studio. Rispetto ai 35.755 alloggi disponibili, la sproporzione appare ancora una volta enorme. Di più, secondo il servizio di statistica del Miur, all’università sono iscritti 1.808.665 studenti, di cui un gran numero fuori sede, mentre in Italia sono disponibili soltanto 35.755 alloggi garantiti dal diritto allo studio. Ecco un’altra sproporzionalità. Gli interventi della giunta della regione Lazio, non sono bastati a rendere le cose più dignitose. Già nel 2008 l’allora assessore all’istruzione Silvia Costa aveva inaugurato un primo progetto volto all’acquisto e alla ristrutturazione dei quattro padiglioni presenti all’interno del complesso adiacente alle facoltà dell’università più grande d’Europa: la Sapienza. La stessa cosa sarebbe avvenuta per la Terza università romana dove si prevedeva la costruzione di 200 nuovi alloggi. Per Silvia Costa degli interventi «straordinari». I risultati però non sono stati accolti dagli studenti con l’entusiasmo sperato. Le crepe sui muri, le porte scarabocchiate e i pavimenti ancora trascurati spiegano il perché.

L’assemblea Crui, intanto, ha espresso «la più viva preoccupazione perché viene continuamente rimandata la presentazione al consiglio dei ministri del ddl sull’università». La comunità universitaria ribadisce «l’assoluta insostenibilità dei tagli previsti per il 2010 e 2011, di dimensioni tali da rendere del tutto ingestibili gli atenei». Tutti si lamentano. Tutti cercano disperatamente soluzioni atte a riqualificare gli atenei e gli alloggi universitari.
Poi però, tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare.

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