L’Aquila, sotto la casa dello studente un enorme buco

L’Aquila, sotto la casa dello studente un enorme buco

L’Aquila, 29.09.09

Si è conclusa ieri, con le perizie depositate in tribunale, la prima fase dell’inchiesta sui crolli degli edifici de l’Aquila in seguito al terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009. Le perizie sono arrivate in ritardo rispetto ai tempi previsti. Il 9 settembre, infatti, quando sembrava che i rilievi alla casa dello studente de l’Aquila fossero pronti, i consulenti nominati dalla procura della Repubblica hanno deciso di prendere più tempo e di tornare ancora una volta nella struttura, ormai quasi completamente smantellata e pericolante, per fare ulteriori accertamenti. Una mossa saggia quella dei consulenti della procura, perché il tempo ha dato i suoi frutti. A soli venti giorni di distanza, infatti, sulle perizie di alcuni tra i luoghi “simbolo” del terremoto, ci sono delle novità. E la prima riguarda proprio la casa dello studente, una struttura alta circa venti metri, con una cinquantina di stanze e centodiciannove posti letto, una sala informatica, una per le riunioni, un infopoint e una mensa, crollata completamente trascinando con sé tutto il resto e causando la morte di otto giovani. Colpa del destino? Non esattamente. Secondo le perizie, infatti, sotto l’edificio c’è un enorme buco. La casa sarebbe stata costruita su di una cava di un ex-fabbrica di medicinali dove venivano sepolti rifiuti speciali. Non basta.

Guardando indietro, in effetti, emerge che il palazzo ultimato nel 1965, era stato usato come deposito di medicinali dagli Angelini mentre, solo nel 1980, sarebbe stato risistemato per farci dormire i ragazzi. Chiuso dal 1998 per una ristrutturazione interna, nel settembre del 2001 ha riaperto ed è rimasto in piedi fino alla notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile 2009. Oltre al grande buco sul soffitto, alla totale assenza di uscite di sicurezza e di scale antincendio esterne già denunciati, poco dopo il crollo, dagli studenti scampati al peggio, sotto la struttura ora è apparsa anche una miniera di scarti medici.

Oltre alla beffa, l’inganno.

Intanto, mentre qualcuno ribadisce «io l’avevo detto», alcuni tra gli studenti del corso magistrale di biotecnologie farmaceutiche, ricordano: «Ora che ci penso, c’erano dei piloni che affondavano a livelli diversi del terreno. Era strano sì, ma chi pensa ad un epilogo simile». Maria, studentessa al terzo anno di economia e commercio, stringe i pugni e scanza il suo collega: «I segnali premonitori ci sono stati. Quattrocento scosse nel giro di 10 anni. Possibile che nessuno abbia fatto un controllo?». A dirla tutta, la Regione Abruzzo, da quindici anni, è la sola proprietaria del palazzo che è diventato una tomba. La legge è la numero 91 del 6 dicembre 1994, quella che trasferisce le competenze sulle opere universitarie alla Regione. All’articolo 16 si scrive: «Alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l’uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione». I controlli dovevano venire da lì, ma stando a quello che racconta Marco, ex-studente fuori sede a l’Aquila, «quelli della regione, non si sono fatti vedere neanche dopo il terremoto».

Per il momento la discrezione è massima e la colpa sembra non essere di nessuno, anche se il procuratore Alberto Rossini ha lasciato intendere che, alla fine, qualcuno pagherà.

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