Valle Giulia, una “cara” università per pochi

Valle Giulia, una “cara” università per pochi

“L’architettura italiana ottocentesca post-unitaria è caratterizzata da: a) ritorno al manierismo, b) ritorno al classicismo, c) ritorno al barocco, d) trionfo del liberty? Le aperture del palazzo Ducale di Venezia verso Piazza S.Marco sono di dimensioni: a) diverse a tutti i piani, b) uguali al primo piano e al secondo, c)uguali al piano terra e al primo piano, e d) uguali a tutti i piani?” Chi sa rispondere a questa domanda? Un veneziano forse? “La pianta di San Vitale a Ravenna è a croce greca o a croce ottagonale? Forza architetti, rispondete. E cosa vuol dire “eziologico”? Bella domanda, continuano a chiederselo anche i 750 studenti che non sono riusciti ad entrare alla facoltà di architettura della pubblica Università de la Sapienza, a Valle Giulia. Posti disponibili 190, iscritti ai test d’ingresso quasi mille. Alla faccia dell’università pubblica, alla faccia del diritto allo studio. In Italia, la selezione dei meritevoli si fa in entrata. Ma in questa storia non ci sono buoni o cattivi. Piuttosto, il Ministero dell’Istruzione e dell’Università è stata costretto a chiudere le porte del sapere per nascondere la carenza di personale e i tagli all’istruzione. Cosi’, le biblioteche resteranno chiuse più a lungo, le code per le immatricolazioni in segreteria studenti si allungheranno, molti giovani andranno a passeggio, e ad avere il privilegio di accedere all’università, saranno solo quei fortunati studenti che ancora prima di cominciare a studiare architettura già la masticano. E allora, “matricole, rimboccatevi le maniche!” perché nel 2009 non basta neanche più passare tutta l’estate della maturità dietro ai “veritest” con le domande degli ultimi anni perché se non avete un’educazione artistica alla spalle, o se non avete seguito corsi approfinditi di matematica e disegno tecnico, a Roma, ad architettura, non entrerai mai. A questo punto, sorge spontaneo chiedersi come mai le maestre delle scuole medie non abbiano spiegato agli allora tredicenni che la scelta del liceo non puo’ essere casuale. “Se da grande vorrai fare l’architetto, direbbe una maestra, in Italia è necessario che tu lo sappia fin dall’inizio della tua carriera scolastica, per prepararti all’ingresso all’università che avverrà tra circa 6 o 7 anni”. E non basta, “non scordati, continuerebbe la prof., che se dovessi cambiare idea, e per caso scoprissi, nel bel mezzo del liceo, che invece la tua strada è la medicina, forse non avresti il tempo sufficiente a prepararti per i test d’ingresso all’università”. A medicina il test d’ingresso costa 50 euro tondi, mentre il rapporto ammessi/iscritti è di uno su sei. Se gli iscritti ai test sono 1000, quanto incassa l’università? Su sei persone che vorrebbero diventare medico, solo una avrà davvero questa possibilità. Ma tutte avranno pagato il test e non uno solo perché in molti proveranno ad accedere anche in altre facoltà, seguendo la stessa prassi. Per comprare i libri poi, bisognerebbe aprire un mutuo. Alcuni testi arrivano a costare anche 200 euro. Infine, non penserete mica di studiare medicina e di andare a lavorare? I veri medici hanno l’obbligo di frequenza perché solo gli studenti mantenuti detengono il diritto allo studio della medicina.

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