Consultori, molto utili ma confusi

Consultori, molto utili ma confusi

Laici o cattolici, pubblici o privati che siano, i consultori della Capitale rispondono alla richiesta di prescrizione della pillola del giorno dopo rispecchiando la più generale ambiguità della condotta socio-culturale italiana: troppa leggerezza e poca sensibilità nei confronti degli adolescenti nelle strutture pubbliche, totale disinteresse in quelle cattoliche. Con questa inchiesta che comincia oggi si apre un viaggio nel mondo nei consultori romani, alla scoperta del loro rapporto con la società civile. Roma è una delle città italiane con più consultori. Sono 51 quelli dichiarati tra cui però non tutti presentano le stesse caratteristiche. Giuridicamente il consultorio è un servizio promosso e dipendente dagli Enti o Istituzioni pubbliche o private che perseguono finalità sociali, sanitarie ed assistenziali, senza scopi di lucro.

I consultori pubblici della USL sempre più spesso finanziati dalla Regione Lazio sono distinguibili da quelli privati perchè sono stati indirettamente istituiti con la legge 194 per fornire assistenza psicologica e sociale alla maternità, per tutelare la salute della donna e del bambino, per prevenire o promuovere la gravidanza, divulgare informazioni ed infine per somministrare contraccettivi post-coitali “coscienziosamente”. Quest’ultimo rappresenta uno dei punti cruciali del dibattito sui consultori. Soffermiamoci su questo termine. In Italia la questione della somministrazione di contraccettivi “intelligenti” appare divisa da due condotte: da una parte quella dei consultori privati, spesso cattolici, che senza sorpresa, negano un tale servizio e all’insegna della discussa obiezione di coscienza, dichiarano di non poter prescivere la pillola del giorno dopo. Dall’altra parte, i consultori pubblici, non tutti sia chiaro, che prescrivendo tali medicinali peccano spesso, forse a causa del tanto lavoro o del poco tempo a disposizione, di “leggerezza” e superficialità. Per verificare quanto detto sopra, questo viaggio-inchiesta si apre con una lunga serie di telefonate. I consultori privati e cattolici che sono stati contattati, il Consultorio familiare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma ed il consultorio Familiare “Al Quadraro” sempre a Roma, alla domanda “è possibile avere la pillola del giorno dopo?” hanno risposto di no.

Per quanto riguarda i consultori pubblici invece, la storia di Roberta è esemplare. Roberta ora 18enne, ha raccontato la sua espeienza. “La prima volta che sono andata in un consultorio -dice- avevo 13 anni e sono stata accompagnata da alcune amiche; il consultorio di via Tuscania, nei pressi di Piazza Fiume, a Roma, mi ha accolta e mi ha fornito ciò di cui avevo bisogno: la pillola del giorno dopo”. Fin qui tutto regolare. Se non fosse che Roberta ha continuato dicendo: “Poco tempo dopo, un’amica senza tessera sanitaria ha avuto lo stesso problema, così non ho esitato a prestarle la mia. La dottoressa prescrivendo la pillola del giorno dopo alla mia amica non si è curata nemmeno di verificare che il suo nome corrispondesse a quello del suo documento; la stessa operazione è stata ripetuta tre volte con altre amiche e scambiandoci le tessere sanitarie abbiamo ottenuto gli stessi risultati, cioè la prescrizione della pillola. Ripensandoci oggi, che sono cresciuta, mi accorgo della pericolosità di una tale azione. Sono state prescritte a mio nome ben 3 pillole del giorno dopo, una cosa mai vista”. Niente domande sul come, dove e perchè quindi. Nessuna riflessione comune, nessuna delucidazione sul come usare e assumere il farmaco e nessuna visita di controllo, il tempo a disposizione era troppo poco. Si tenga presente però che Roberta, come tante altre ragazze, era allora minorenne. In questo senso la lettura del foglietto illustrativo non rappresentava per lei un passaggio necessario prima dell’assunzione del farmaco. La pillola del giorno dopo è un metodo di contraccezione considerato di “emergenza”. Lo scopo del farmaco, perchè si parla di un medicinale, è quello di bloccare l’ovulazione. In seguito alla sentenza del T.A.R. del Lazio n. 8465/2001 la ditta produttrice della pillola del giorno dopo è stata obbligata a scrivere nel foglio illustrativo che il farmaco impedisce l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato; tuttavia nel 2005, il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che “la contraccezione di emergenza con levonorgestrel, il principio attivo della pillola, ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sulla mucosa uterina quando somministrata dopo l’ovulazione. La pillola è inefficace dopo l’annidamento e non provoca l’aborto”. A causa della maggiore possibilità di rischio di gravidanza rispetto agli altri contraccettivi, la contraccezione di emergenza dovrebbe quindi essere destinata esclusivamente a casi urgenti e non è raccomandata come metodo di contraccezione regolare. Inoltre, il ricorso frequente ad un tale farmaco potrebbe comportare d’aumento dei suoi effetti collaterali.

Nonostante il suo uso ripetuto non provochi danni conosciuti, i medici del consultorio di via Tuscania dovrebbero prestare più attenzione alle “formalità” così da evitare di somministrare anticoncezionali inappropriatamente.

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