La Sapienza, incroci di baci fra studenti contro l’omofobia

La Sapienza, incroci di baci fra studenti contro l’omofobia

Da La Repubblica
Baci omo,lesbo ed etero sotto i semafori. Decine di studenti dell’università La Sapienza a Roma si sono scambiati baci tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, a volte in gruppo, per dire no all’omofobia e al sessismo. Molti dei baci sono stati scambiati in modo appassionato per lunghi minuti e sono durati il tempo di uno stop delle auto al semaforo, sulle strisce pedonali, ma in alcuni casi hanno bloccato il traffico per qualche minuto.

Coppie omosessuali ed eterosessuali si sono improvvisate nella performance itinerante, definita ‘cross kissing’ e organizzata dal collettivo universitario “Lgbtiq – SuiGeneris”. Davanti ai semafori attorno alla città universitaria della Sapienza, ma anche all’interno, gli studenti e le studentesse, tra i 20 e i 25 anni, si sono scambiati anche baci “alla francese” con persone del loro stesso sesso. Gli automobilisti fermi al semaforo, stupiti di fronte agli insoliti baci, hanno cominciato a suonare il clacson, chiedendo poi con agitazione di passare con il verde. Ma al nuovo rosso, la performance è ricominciata. Un bacio contagioso. All’iniziativa si sono aggiunte man mano altre persone, alcune hanno partecipato “a un bacio a tre”.

“Abbiamo dato via a questa azione/performance per dare visibilità ad una questione, quella della scelta sessuale e dell’identità di genere, che spesso si cerca di mantenere ‘invisibile’ o, all’opposto, di strumentalizzare politicamente come sta accadendo in questi giorni in occasione del dibattito sulla legge mancino: un’aggravante per le violenze non ci basta- si legge nella nota- abbiamo fatto questo gesto per ribadire che essere contro l’omofobia è innanzitutto essere antifascisti, e con questo spirito invitiamo tutte le associazioni, i singoli, i collettivi lgbt – e non solo – a partecipare allo spezzone che stiamo costruendo per la manifestazione del 10 ottobre”.

La proposta dell’Arcigay

Intanto è arrivata la proposta dell’Arcigay di Roma di istituire un fondo nazionale contro le vittime dell’omofobia. “E’ necessario istituire un fondo nazionale per le vittime dell’omofobia”, ha detto il presidente dell’Arcigay di Roma, Fabrizio Marrazzo,nel corso della conferenza stampa a cui ha partecipato, tra gli altri, Dino, il giovane gay accoltellato lo scorso 22 agosto a Roma davanti al Gay Village da Alessandro Fardelli, detto ‘svastichella’.

Per Marrazzo “il risarcimento richiesto per aggressioni di questo tipo rischia di divenire lettera morta perchè in alcuni casi l’aggressore è nullatenente oppure non viene individuato.
E spesso chi ha subito violenza si ritrova in condizioni di non poter lavorare e in difficoltà economica, come è successo a Dino”.

Nel corso della conferenza stampa è anche intervenuto Dino. A un mese e mezzo dalla violenza subita il 22 agosto di fronte al Gay village, il ragazzo ha fatto vedere le proprie ferite.
“Sono traumatizzato, la notte non riesco più a dormire. Ho incubi costanti, non riesco a tornare alla vita di prima”, ha detto.

Ha fatto vedere la cicatrice sull’addome, segno dell’operazione. “Avro’ cicatrici a vita – ha detto – questa e’ quella fisica. Ho scelto di tornare a mostrami per essere un testimone, e per convincere tutti i ragazzi e le ragazze vittime di omofobia a denunciare gli episodi di violenza a loro danno”

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