“Uguali”, contro l’omofobia

“Uguali”, contro l’omofobia

«Faccio appello a tutti i giornalisti e a tutti i media affinchè questa grande battaglia civile non sia cancellata o peggio oltraggiata e umiliata dai tanti luoghi comuni e dai molti pregiudizi che ancora circondano questo tema». Si è aperta con le parole di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, la manifestazione nazionale “Uguali”, contro l’omofobia, tenutasi ieri 10 ottobre, a Roma. «Una manifestazione con uno scopo preciso: «difendere, per dirla cn Vladimir Luxuria, la carta costituzionale che, all’articolo 3, assicura pari dignità sociale di tutti i cittadini della Repubblica». Ma anche per ricordare che «il testo discusso la settimana scorsa si limita ad estendere le aggravanti per le aggressioni sessuali, senza però fare riferimento all’identità di genere».

Ed ecco il tema centrale della manifestazione: spingere le istituzioni a tornare a considerare la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o di un istituto equivalente, ridiscutendo il tema delle famiglie omosessuali, assicurandone la tutela di esigenze e bisogni.
Intanto, il dibattito sulla nuova legge Concia-Carfagna è previsto per domani. Stando alla lunga lista di direttive e risoluzioni europee che regolano la materia, la discussione si sarebbe, però, già dovuta tenere da tempo. Già nel 1996, la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile, estese alle persone «che transitano da un sesso all’altro», l’applicazione della direttiva europea 76/207, e delle leggi nazionali ad essa ispirate, sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne. Di più, dieci anni dopo, il Parlamento europeo chiese con una risoluzione di «assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender/transessuali fossero protette da violenze e dichiarazioni di odio omofobico».

L’Italia è in ritardo e a ricordarlo ci hanno pensato Mara Carfagna, che tra i fischi, non ha esitato a sottolineare che in Italia «è la prima volta che un governo si impegna in tale maniera a sconfiggere le intolleranze» e Ignazio Marino, candidato tra le fila del Pd, che ha riconosciuto a gran voce che «finora non è stato possibile fare delle leggi perchè il Pd è stato vittima delle correnti».
Una protesta nazionale a cui hanno aderito sindacati, associazioni, movimenti e studenti, nata, per dirla con Marrazzo, «dalla necessità di rispondere alla violenza con il proprio contributo sociale e culturale. Rivendicando uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie», per far sentire la propria voce impegnandosi a costruire un’Italia che agisca per un cambiamento vero, profondo. Dialogo e condivisione, quindi. Ma non solo. Nel rispetto dei differenti significati di legame sentimentale, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa, i promotori della manifestazione hanno chiesto azioni concrete volte a tutelare legalmente giovani che come Dino, il ragazzo aggredito di fronte al Gay Village di Roma, «vogliono camminare per strada sicuri e avere una vita normale».

A sostenere la protesta capitolina anche il Gaylib (gay liberali di centro-destra) che ieri a Milano ha celebrato il terzo congresso dell’associazione. E dalla camera arriva anche un messaggio di Gianfranco Fini con «l’auspicio che il dibattito, alimentato da un costruttivo confronto di idee e di opinioni possa offrire un utile contributo alla costruzione di una società fondata sul rispetto della dignità della persona e sulla libertà e l’uguaglianza contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione».
Fini, Carfagna, Concia, Marino e Luxuria, tutti d’accordo. Non resta che aspettare le trattative.

A strisce colorate

Le strade di Roma
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