Extracomunitario e malato? Due condizioni difficilmente conciliabili

Extracomunitario e malato? Due condizioni difficilmente conciliabili

Burocrazia e leggi contraddittorie rendono difficile per uno straniero extracomunitario curarsi in strutture pubbliche

Pubblicato su http://www.lungotevere.org/news.asp?id=2002&s=1&a=12

Aina ha male alla pancia e si deve curare. Si reca al policlinico Umberto I di Roma, reparto di ginecologia, si siede e aspetta. Il suo non è un male qualunque, Aina è incinita e qualcosa non va. Prende il numero di carta e attende. I medici chiamano i pazienti uno ad uno. Il tempo passa e le sedie si svuotano. “Forse dovrò curarmi in un ospedale privato? si chiede. Quando sembra non ci sia più nulla da fare, una dottoressa le si avvicina e le consiglia di recarsi al servizio stranieri perchè “senza tessera sanitaria nessuno la curerà”. Aina capisce che, per ora, dovrà resistere al dolore. Lascia il suo posto e se ne va. “Cerchi le porte viola” le dicono. Arrivata, bussa ed entra. Gentilissimi, gli operatori le spiegano come fare, cosa fare, dove farlo, con che tempi e costi. Le informazioni sono tante e, in generale, si capisce poco. Quello che non si fatica a capire è che Aina ha bisogno della tessera STP: un cartellino che consente ai cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno di usufruire gratuitamente del servizio sanitario nazionale proprio come farebbe un italiano. “In base al testo unico modificato dalla Bossi-Fini, la carta permette anche allo straniero non in regola di ricevere assistenza sanitaria”. Si tratta di una norma concepita per evitare che l’eventuale timore di essere segnalati alle autorità di Polizia, potesse inibire i migranti irregolari a rivolgersi alle strutture ospedaliere. Questo è quello che Aina si sarebbe sentita dire qualche mese fà.

Ora invece, torniamo nella realtà. Uscendo dalla stanza, un operatore aggiunge bisbigliando: “Signora, se vuole la tessera è meglio che si sbrighi perchè il nuovo pacchetto sicurezza prevede che gli extracomunitari vengano segnalati alle autorità”. Secondo il Senato della Repubblica italiana, dall’entrata in vigore delle norme contenute nel disegno di legge 733 – il pacchetto sicurezza – i medici ed il personale ospedaliero potranno segnalare gli stranieri non in possesso del permesso di soggiorno che si rechino presso le strutture sanitarie per ricevere le cure urgenti, indifferibili, ma anche indispensabili. Viene cioè approvato l’emendamento che sopprime le garanzie dell’art 35 sull’immigrazione che prevedeva (o meglio, fino alla definitiva approvazione del ddl 733 ancora prevede) il divieto di segnalazione da parte del personale sanitario degli irregolari.

Ovviamente non si potrà rifiutare di curare i pazienti, ma l’invito a segnalare all’autorità competente le situazioni di irregolarità al fine dell’adozione di provvedimenti di espulsione, minaccia il contrario. La sanità italiana, bisogna ammetterlo, è una delle migliori al mondo. Tutto è gratis, anche per gli extracomunitari. Esistono però due ordini di problemi: gli estenuanti iter burocratici che creano disagi a tutti, italiani o stranieri che siano, e adesso, il reato di clandestinità. Questi due problemi si riassumono nella parola chiave “iscrizione”.

I cittadini stranieri che non sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno non possono iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale. Nonostante ciò, essi possono richiedere la tessera di Straniero Temporaneamente Presente (STP) presso le strutture pubbliche di competenza, a patto che siano muniti del visto d’ingresso, autorizzazione che l’Unione Europea ritiene obbligatoria per l’accesso nell’area comunitaria. Sorgono spontanee alcune domande: punto primo, se i clandestini sono tali, come possono essere muniti di un visto d’ingresso? Punto secondo, a cosa serve mantenere la previsione della carta STP se il nuovo decreto sicurezza ha previsto di svuotarla della sua utilità sociale? La burocrazia, si sa, è un brutto male. L’emendamento appena votato però è un male peggiore. Con l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare si rischia infatti di produrre obblighi per il personale medico. Fino all’approvazione del ddl 733, la condizione di irregolarità era una violazione amministrativa, ora, diventando invece un reato a tutti gli effetti, si rischia di rendere obbligatoria la segnalazione alle autorità competenti. Molti medici si sono già espressi in maniera fortemente contraria a questa modifica che si scontra, non solo con i principi della Costituzione italiana e dell’accoglienza, ma, dicono, con gli stessi principi della professione.
ambulatorio

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