Podcast Vs Prof. L’università sull’Ipod

Podcast Vs Prof. L’università sull’Ipod

di RICCARDO STAGLIANÒ, la Repubblica

Podcast batte prof, 71 a 62. Non sarà una partita giocata in un’università pubblica che sta vicino alle cascate del Niagara a decidere il futuro dell’istruzione, ma l’indizio non è trascurabile. E dice che, quando è usata bene, la tecnologia funziona meglio dell’uomo nel far entrare nozioni complesse nelle teste degli studenti. Invece di rimpiangere i bei tempi andati del chalk and talk, gessetto e discorso, i docenti farebbero bene a imparare ad adoperare un registratore digitale. Perché la rivoluzione (dell’accademia) non sarà trasmessa in tv, ma non è da escludere che sia scaricabile.

L’antefatto, per cominciare. Dani McKinney, professoressa di psicologia alla State University di New York a Fredonia, studia da tempo le potenzialità della tecnologia a fini didattici. Decide quindi di usare i propri studenti come cavie. Metà della sua classe di 64 ragazzi seguirà una parte del corso in aula con lei, modalità classica. L’altra metà ascoltando una versione audio con tanto di slides da riprodurre, quanto e quando vorranno, su un qualsiasi lettore multimediale. Il test premia nettamente i secondi che, in media, prendono voti 9 punti più alti. La docente racconta l’esperienza nella rivista scientifica Computers&Education in un articolo dalla titolazione sapiente: “L’università di iTunes e la classe: possono i podcast rimpiazzare i professori?”. La docente è la prima a non crederci. Spiega che il trucco sta non nel podcast in sé ma in come lo si usa: “Chi lo ascolta una volta sola non ha fatto meglio di chi è venuto in aula. Mentre chi l’ha trattato come una vera lezione, prendendo appunti o risentendo alcune parti, ha avuto risultati assai migliori”. Per non dire della location e della disposizione d’animo: correndo e sudando sul tapis roulant il miracolo non avviene. Se invece pigi sette replay in biblioteca è molto probabile di sì.

McKinney ora verificherà l’ipotesi su un campione più numeroso di studenti di materie diverse e per tutto il semestre. Quale che sia il risultato, la popolarità di iTunes U, la sezione accademica del celebre negozio online di Apple, difficilmente ne risentirà. In poco più di due anni ha accumulato oltre 200 mila lezioni sulle materie più disparate da atenei del calibro di Yale, Stanford e Oxford. Tutto a download gratuito. Sul modello del progetto OpenCourseWare che, solo dal Mit raccoglie 1900 corsi (dalla teoria delle super-stringhe alla scrittura creativa) ed è diventato un consorzio di circa 200 altre facoltà nel mondo. Contribuiscono anche le turche e thailandesi ma nessuna italiana. “Non mi sorprende affatto” commenta Francesco Antinucci, direttore dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione al Cern e autore di “L’algoritmo al potere” (edito da Laterza). Per lui le lezioni via podcast hanno un altro vantaggio, più obliquo: “Sono potenzialmente sotto gli occhi di tutti (anche dei colleghi) e ciò può agire da potente incentivo a prepararle meglio. Non è un caso che le migliori performance degli atleti sono quelle che avvengono davanti al pubblico. Ma in un Paese come il nostro la cui prima università d’eccellenza figura intorno al centosettantesimo posto della classifica mondiale il medesimo meccanismo di “pubblicità” e “competizione” è visto con paura”. Non così in Francia.

Alla Hec, una sorta di Bocconi parigina, sugli iPod Touch compresi nella retta gli studenti possono scaricare tutti i materiali di studio, incluse le risposte alle domande più frequenti degli studenti, racconta una portavoce all’Independent. “Se il sistema digitale sbriga questo livello routinario” concorda Antinucci “le successive richieste di aiuto da parte degli studenti saranno più intriganti e variate. E ciò può stimolare il professore”. Alla Bocconi vera, quella di Milano, per ora hanno invece deciso che i podcast possono attendere. Il suo primato nazionale – a pari merito con il Politecnico – è aver caricato una dozzina di lezioni su YouTube. L’importante, come spiegano i pedagoghi, è mantenere alta l’attenzione degli studenti. Con l’oratoria e la prossemica oppure con un file audio preregistrato, basta che funzioni. Su pochi temi erano già d’accordo nel ’68. Uno è questo: se c’è una cosa controrivoluzionaria quella è proprio la noia.

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