Reporter con frontiere

Reporter con frontiere

Va di moda porre domande e non ricevere risposte. Ma sul voto dell’europarlamento relativo all’“anomalia italiana” e di altri paesi dell’Ue, è possibile dare risposte alle domande. Qualcuna è già stata data, per spiegare il rebus di un parlamento senza maggioranza, che nell’arco di una mattinata riesce a bocciare tutte le mozioni (di destra pro Berlusconi, di sinistra contro), dimostrando di non sapere o poter essere né carne né pesce; di non emozionarsi un po’ nemmeno per la denuncia di Reporter sans Frontiére, che declassa l’Italia del 2009 al 49° posto fra i 175 paesi considerati: in testa Danimarca e altri paesi baltici o del nord, in coda la “quadriglia infernale”, Iran 172, Turkmenistan 173, Corea del nord 174, Eritrea 175.
Poco più su la Russia dell’amico Putin, bollata fra i paesi della “tragedia”, al 153° posto. Nel 2008 l’Italia era al 44° posto. Nel 2077 al 35°. Quell’anno governava Prodi, poi tornò Berlusconi. In tre anni – 2007-2009 – siamo retrocessi di 14 posizioni. Gli eurodeputati di Strasburgo, forse avrebbero dovuto domandarsi con quali criteri era stata compilata, e pubblicata il giorno prima del voto, la classifica di Reporter sans Frontiér.
Eccoli, per il caso Italia. Monopolio della tv privata, di case editrici e di giornali nelle mani di un solo uomo; la sua pressione quasi putiniana sull’informazione pubblica: dalle nomine a colpi di editti ai divieti di trasmissione di film come Videocracy o alla manipolazione dei palinsesti.

Condizionamento censorio e autocensorio dei talk show più o meno ostili; querele alla Repubblica e all’Unità; dossier-killer contro i giornalisti, Boffo, Augias e quelli preannunciati (manca solo un’Olga Politkovskaja); minacce ricattatorie a Fini, a El Pais e mobilitazione degli ambasciatori affinché i governi richiamino all’ordine i giornali dei rispettivi paesi, se criticano palazzo Chigi; guerra commerciale col gruppo Murdoch; interferenze negli stessi programmi di Mediaset; minaccia di disobbedienza civile (evasione) per il canone Rai, cioè l’azienda pubblica (non statale) coi conti in rosso per 600 milioni entro il 2012, e delirante sulla possibilità di rinunciare alla raccolta pubblicitaria attraverso la Sipra e accettare un polo unico della pubblicità dominato dal Cavaliere; pressioni sugli editori “impuri” di giornali e relativo valzer dei direttori (Corriere, Stampa, 24 Ore, Messaggero,ecc.); autocensura dei giornalisti tra crisi economica e mercato monopolizzato (perfino nei tg e nei gr più “ribaldi” ormai si accenna ai voli di stato ma non ai nani e ballerine che trasportavano); approvazione entro dicembre della legge Alfano sui limiti alle intercettazioni giudiziarie e sul divieto ai giornalisti di pubblicarne il contenuto. Questi alcuni degli aspetti più noti del “degrado”, di cui parla Reporter sans Frontiére e che il centrosinistra europeo forse non ha saputo proporre nella dimensione giusta: la dimensione europea più che quella nazionale. Conflitti d’interesse, violazioni del diritto di cronaca e minacce ai giornalisti sono come l’influenza suina, girano per l’Europa, perfino nella Francia di Sarkozy.
E già in passato la lesione del diritto di cronaca aveva provocato ben quattro richiami alla preminenza delle direttive comunitarie sulle legislazioni nazionali. Anche se non più firmate Mussolini o Ceausescu.
Come si spiega il voto dell’europarlamento? Cinismo, indifferenza, ignoranza, caozione? Un po’ di tutto. Gli ambasciatori di Frattini debbono aver lavorato bene, almeno su qualche governo. Gli anarco-trozskisti non votano perché non sanno stare in una maggioranza. Gli editori privati si sono scatenati per salvare i loro privilegi.

Tutti contro la risoluzione del centrosinistra. Sull’altro piatto della bilancia, cioè a sfavore della risoluzione del centrodestra, non poche dissidenze e alcune assenze specie made in Campania, mastelliana, demitiana, ecc. La maggioranza nell’aula di Strasburgo è dei conservatori, normalmente intorno ai 20 voti, spesso di più. Ma la mozione della destra (Ppe, conservatori, ecc.) è stata battuta dai riformisti (liberali, comunisti, socialdemocratici, verdi, dipietristi ecc.) con 25 voti di scarto. La situazione s’è rovesciata nella successiva votazione quando la mozione del centrosinistra è stata battuta per 3 voti (335 sì, 338 no, 13 astensioni). L’Italia dei valori ha rimesso in votazione il suo documento di partito: 238 a favore e 238 contrari, “dunque” ha perso, perché a Strasburgo, in caso di pareggio “prevale chi si oppone”. In conclusione: la destra s’è persa una ventina di deputati, che hanno votato con la sinistra o si sono astenuti; la sinistra sette (uno dell’Idv che forse dormiva, due anarchici portoghesi, quattro liberali irlandesi.
Sui quali, dicono loro stessi, il governo di Dublino ha esercitato una pressione senza tregua, we got pressures.

I nostri editori, abituati a usare i loro giornali in funzione dei favori che chiedono e ricevono o meno dal governo, insieme alla Federazione europea degli editori, hanno svolto un lavoro capillare di lobby contro la mozione del centrosinistra.
Perché auspicava, fra l’altro, che la direttiva europea contro le concentrazioni riguardasse anche la carta stampata e non le sole televisioni: settore nel quale l’Italia berlusconiana è in compagnia di bulgari e romeni. Gli europarlamentari italiani della destra non hanno rilevato l’umiliante compagnia. E non hanno esitato a far scudo al loro leader con Napolitano: che aveva ammonito i partiti a non fare di Strasburgo la terza camera dei nostri problemi, dovendo bastare Montecitorio e palazzo Madama.
Ma il voto di mercoledì non ha chiuso la questione della direttive europea sulla libertà di stampa: Barroso non può ignorare che direttive antimonopolistiche l’Europa le ha emanate per tutti i settori, non può restarne fuori proprio l’informazione. E Barroso, che già strappò la sua riconferma per il rotto della cuffia, nel prossimo mese dovrà presentare la nuova commissione al parlamento. Sa già che se, nel farlo, mancherà un riferimento alla direttiva sulla stampa, i deputati del fronte progressista non voteranno per i nuovi commissari. La partita contro le anomalie resta assolutamente aperta.

Federico Orlando
http://www.europaquotidiano.it

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