Vienna: la stagione delle occupazioni abbia inizio

Vienna: la stagione delle occupazioni abbia inizio

Audi-max
“Parenti ricchi per tutti”. Così recita il manifesto attaccato di fronte all’entrata dell’Audi max, la più grande sala di lettura di tutta l’Austria, il più grande anfiteatro viennese, situato nella Main University of Vienna (Hauptuniversität Wien) che, in sei giorni, è diventato il luogo simbolo della contestazione studentesca austriaca contro la degradazione dell’insegnamento pubblico. Sacchi a pelo, musica dal vivo, workshops. La prova generale della tenuta del movimento. Ieri una serata speciale. Tutte le facoltà illuminate e un grande via vai nelle strade davanti all’Ateneo, di ragazzi in bicicletta. Un messaggio chiaro: l’Università è aperta a tutti e ci si può stare, gratis. Nel cortile c’è musica, si balla, si fuma. Un gruppo controlla gli ingressi mentre nelle città di Graz e Klagenfurt, al sud, fino a Innsbruck e Salzbourg, a ovest, circa 30mila studenti di tutte le università reclamano, da una settimana, il diritto ad un insegnamento di qualità, completamente gratuito. Due esigenze che la destra democratica-cristiana ha giudicato contraddittorie.

Anche l’Austria, rimasto uno dei soli paesi in Europa ad aver scartato il numero chiuso, fa ora fronte a dei seri problemi economici che hanno costretto il governo a tagliare i fondi per l’istruzione e a porre il limite (del 15 per cento) all’ingresso degli studenti stranieri, soprattutto tedeschi, nelle sue facoltà. Crisi economica e promesse mancate.
Nel 2008, infatti, in seguito alla coalizione con la destra democratica cristiana (OVP), il partito social-democratico d’Austria (SPO) aveva promesso ai suoi giovani elettori di ristabilire la gratuità completa dei corsi universitari. Invece, “oggi alle università austriache mancano 150 milioni d’euro, l’equivalente del diritto d’iscrizione (365 euro per semestre) e siamo costretti ad alzare il costo dell’immatricolazione”. Werner Ramuszl, membro del partito del popolo, ammette così la sconfitta.

La notizia del peggioramento delle condizioni della Main University di Vienna era già stata annunciata dal supplemento Times Higher Education, che la declassava dal 115esimo al 135esimo posto nella classifica delle migliori università del mondo. Una notizia che ha accentuato il peso della protesta. Ma a diffondere le ragioni degli studenti con un documento, ci hanno pensato ieri alcuni membri dell’International Students Movement di Vienna, un movimento internazionale nato nel 2008 di cui fanno parte studenti, professori, lavoratori e parenti in circa trenta paesi del mondo. Niente di nuovo. Le ragioni esplicitate nel documento corrispondono a quelle denunciate, già in passato, da tutti gli “Atenei in rivolta”: il famigerato bachelor, il diploma intermedio conforme alle esigenze europee, per molti, ostacolo al libero accesso ai master di primo livello, la mancanza di fondi e, dulcis in fundo, di infrastrutture. «L’università versa in una condizione deprecabile per l’ assenza di adeguati contributi economici, fondi, iniziative, e spazi». Con queste parole, Melanie, volontaria, studentessa e membro dell’International Students Movement solleva, ancora una volta, delle questioni di lunga data, risalenti al 2000, anno in cui, appena entrata la destra populista al governo, si ebbe l’ultima occupazione studentesca austriaca. “In Austria, continua Melanie, fare sciopero non è un fatto normale, non siamo mica in Francia!”.

Qualcosa però, quest’anno è cambiato. “Ci siamo accorti che una democrazia può esistere solo se la popolazione è composta da individui emancipati, consapevoli della necessità di uno sviluppo del contesto sociale, che consiste nell’auto-rafforzamento dell’individuo e nella consapevolezza che l’educazione è un diritto di tutti. Se lo Stato non ha i soldi, che trovi una soluzione”. Questi i principi guida di una protesta, quella austriaca, che per la sua rarità, ha attirato l’attenzione anche di molti professori che da tutto il mondo hanno scelto di legittimare, con messaggi di solidarietà, l’occupazione della Main University of Vienna. Non solo. Da Parigi, Madrid e Bruxelles gli Atenei hanno infatti comunicato che la stagione delle occupazioni ha avuto inizio. Avviata da Vienna. E anche in Italia, gli atenei di Roma, Torino e Firenze faranno il loro esordio.

Per dirla con le parole di Melanie, “le proteste indette dall’International Students Movement non saranno contro qualcosa ma a favore di qualcuno”.

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