Cronaca di una interessante (ma noiosa?) giornata alla Luiss

Cronaca di una interessante (ma noiosa?) giornata alla Luiss

«Il confronto non deve spaventare, ma neanche la sintesi. Si deve fare un passo verso l’altro, per giovare al miglioramento della vita politica e portare a un arricchimento del paese. Il confronto è necessario anche quando è duro e forte, ma per raggiungere una sintesi e trarre la soluzione più utile e più rispondente al fine». Con queste parole, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, riferendosi tra le righe ai temi dell’attualità politica, ha inaugurato ieri la prima edizione del concorso “10 idee per il Paese”, un progetto promosso dall’università LUISS Guido Carli, dall’Associazione Laureati LUISS, in collaborazione con il gruppo di pensiero “Ventialle20”. Un modo per promuovere e sostenere la realizzazione delle dieci migliori idee riguardanti 5 aree tematiche, un appuntamento multipartisan per un’analisi congiunta sulla velocità dei cambiamenti, sugli spazi d’azione e sui tempi di reazione di partiti e istituzioni. Per avviare in un “BarCamp” una riflessione sul pensare e sul fare della politica italiana. Un think tank composto da esponenti del mondo accademico, dell’impresa, delle istituzioni, della politica, del volontariato, delle libere professioni e delle forze armate appartenenti alla stessa Università. Come per dire che l’unione fa la forza. Il premio? La raccolta, la diffusione e la sottomissione all’attenzione dell’organo esecutivo, di quelle dieci proposte che possano concorre a cambiare il paese, in meglio.

Una competizione aperta a tutti, universitari e non, ma nella quale spiccano i nomi di alcuni think tank italiani che hanno accettato di partecipare: Arel, Farefuturo, Folder, Formiche, Glocus, Italianieuropei, Italia Futura, Magna Carta, Mezzogiorno Europa, Nens, RENA, Sussidiarietà, Lospaziodellapolitica, TrecentoSessanta, Impresa e Lavoro, Politica e Istituzioni, Ambiente ed Energia, Media e Società 2.0 e Global Enterpreneurship Week.
Più di mille i partecipanti che, sulla scia della tradizione dell’università di Stanford di Palo Alto, ispirata dallo stile “tavola-rotonda”, hanno manifestato entusiasmo e grande partecipazione. «Siamo contenti, dice Fabrizio Sammarco, coordinatore dell’iniziativa, perché lo scopo del Bar è che diventi il luogo in cui tutti possano proporre un argomento e “salire in cattedra”, per favorire il libero pensiero, la diffusione di idee e la comprensione delle stesse». E infatti, «tutti hanno diritto a provarci, continua una giovane barcamper, non esiste una selezione rigida su chi può e chi non può, ma una selezione naturale delle idee migliori da trattare e portare avanti». Niente formalità o accrediti speciali, dunque. Solo una parola d’ordine, il leitmotiv, che ha attraversato trasversalmente tutte e nove le sessioni e discussioni tenutesi durante la giornata di ieri: Velocità = Spazio/tempo. Una formula per intervistare il presente, un’equazione che determina le dinamiche di imprese, istituzioni, ambiente e di qualsiasi tipo di espressione umana. Una variabile statica, per dirla con un ossimoro, necessaria secondo i giovani del Barcamp, «per rispondere alla sfida di un futuro sostenibile». Ed è da qui, seguendo questo filo conduttore che si sono snocciolati i nove temi che hanno animato i dibattiti di ieri. Dalla crisi finanziaria che ha ormai reso evidente l’inadeguatezza delle regole che dovevano garantire il buon funzionamento dei mercati, agli scenari politici iraniani, la posizione dei paesi occidentali nei confronti del regime, i diritti delle donne, il ruolo dei mass-media, la rivolta generazionale degli studenti. E ancora, dalla green economy, la convenienza economica e le esternalità negli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, i tempi e gli esiti garantiti alla realizzazione delle infrastrutture strategiche italiane, il destino delle opere incompiute. Dal sistema di regole sulla trasparenza e sul funzionamento della finanza e dell’economia globale, alla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa, un tema vecchissimo di cui è in discussione una bozza di testo legislativo. “I tempi, si sono chiesti i giovani partecipanti, sono maturi?”.

Un serbatoio di idee, un modo per evidenziare la necessità di riaffermare anche le basi etiche della correttezza dell’azione economica, un occasione per dibattere, stimolare nuove riflessioni e soluzioni interrogandosi su leggi, competenze statali, limiti di spesa pubblici, strumenti alternativi di finanziamento, qualità della progettazione pubblica e competenze del privato. Un modo per cercare di semplificare le procedure. E a proposito di “semplificazioni”, è proprio Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e invitato all’iniziativa, a lanciare un monito. È necessario, ha detto, «rendere la laurea immediatamente abilitante, sfruttando l’anno in più del corso universitario per fare la pratica e sostenere l’esame di Stato nella stessa seduta di laurea». Se così non fosse, ha continuato Catricalà, «molti ragazzi saranno costretti a diventare avvocati non dopo due, ma dopo cinque o sei anni dalla laurea».

Ma c’è di più. Ad animare il dibattito anche Luciano Violante in veste di professore universitario che in tema di politica e istituzioni ha ricordato quanto sia necessario, nella corsa alla laurea, che università e istituzioni facciano più attenzione anche ai risultati. «Le facoltà di giurisprudenza, ha continuato, dovrebbero dare più peso al trattamento delle scienze applicate, come la scienza dell’amministrazione».
Negli ultimi anni sembra che la politica abbia scoperto la dimensione “tempo”. E il passo imposto dalla globalizzazione dei mercati, la velocità delle comunicazioni e la portata delle crisi richiedono risposte semplici ed efficaci in tempi rapidi. «Il Governo, dice l’indaffaratissima Laura Ciufo speaker del Luiss Barcamp, cavalca un’urgenza permanente che pare delegittimare il ruolo e il peso del Parlamento. Nel ring del sistema istituzionale si confrontano decentramento e internazionalismo, grida “al mercato” e un rinnovato Stato “salvatore”. In questo quadro quali sono lo spazio ottimale e i tempi “efficienti” della decisione?».

GiuliaCerino

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