Ancora notizie “dimenticate” ma i precari Ispra alzano il tiro

Ancora notizie “dimenticate” ma i precari Ispra alzano il tiro

Pubblicato su gli Altri del 26 novembre 2009
http://altronline.it/node/1363

Mercoledi, ore 15. La prima nottata sul tetto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di via Casalotti a Roma è ormai passata. La protesta però non si spegne. Nonostante l’indifferenza manifestata nei loro confronti da televisioni e giornali, i precari Ispra non si scoraggiano. E anzi, alzano il tiro. La storia: ieri l’altro, dopo l’assemblea indetta da Usi RdB Ricerca (sindacato di base dei lavoratori della ricerca), i lavoratori dell’Istituto hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti 300, per protestare contro i licenziamenti. L’ente ha infatti già buttato fuori 200 precari “da sempre” e si appresta a congedarne altri 250, ovvero il 40 per cento del personale e la quasi totalità dei giovani lavoratori dell’ente. Risultato, quattrocentocinquanta precari in cassa integrazione. «E come se non bastasse, riferisce a gli Altri Aldo, cinquantreanni e precario da venti, da gennaio, al termine del piano di licenziamenti, il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato. Se al Ministero non importa di noi precari, che abbia almeno un occhio di riguardo per la Ricerca, quella con la R maiuscola».

È così che ieri si è conclusa la seconda giornata di una protesta che si prospetta duratura. «Non scenderemo fino alla conclusione positiva della nostra vertenza. Lo abbiamo già detto, esclama Livio, giovane precario dell’Istituto, e lo ripeteremo all’infinito». L’avvertimento era, infatti, già stato lanciato martedì pomeriggio da Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell’Usi Rdb Ricerca: «Questa notte, aveva detto, non sarà l’ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell’amministrazione. Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento». E c’è di più anche perché, come spiega Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca, «oltre ai lavoratori ridotti alla disperazione, licenziati o con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l’ente stanno tagliando completamente la ricerca dedicata al mare, azzerando completamente il piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti. Stiamo assistendo insomma al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca, protezione e monitoraggio ambientale». Proprio nel Bel Paese, terra di spiagge pittoresche mete di turismo estivo, proprio in Italia, dove per dirla con Jean-Claude Izzo “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”, investite sulla protezione dell’ambiente sembra non essere poi così importante.

E nonostante il silenzio assordante di telegiornali e quotidiani, qualche risposta al malcontento è arrivata da parte del sindacato di base che, a sostegno dei lavoratori, ha messo in campo iniziative che si svolgeranno oggi alla Provincia di Roma e domani al Parlamento. E anche dal Ministero sembrano arrivare delle novità. Qualche giorno fa Stefania Prestigiacomo ha fatto sapere di avere richiesto al governo 1 miliardo di euro per l’ambiente. Tutto bene quel che finisce bene, insomma. Se non fosse che ormai «delle chiacchiere» i precari non si fidano più. «Se non vedo non credo» continua Aldo. Siamo proprio curiosi di sapere quanti di questi soldi saranno destinati all’Ispra, quanti alla ricerca, e quanti per reintegrare noi precari». Stando a quanto dichiarato dagli scioperanti, il problema non sarebbe solo di tipo economico. «Il problema è soprattutto gestionale. Le modalità di attuazione dei programmi per l’assunzione e l’utilizzo del personale, nonché per l’erogazione delle risorse Ispra sono determinate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questo è vero. Ma c’è di più, perché è l’Ispra che, in quanto ente autonomo, gestisce le inerenti risorse finanziarie e il personale». In altre parole i fondi destinati all’ambiente sono pochi ma il personale Ispra non è in grado di gestirli. Secondo Monia però, quarantatreanni e precaria da quindici, in tutta questa storia «il fatto grave» è un’altro: «In questi giorni, sembra che a parte il caso Marrazzo e la legge sul processo breve in Italia non stia succedendo nulla. Eppure noi ci siamo, siamo saliti sul tetto dell’azienda e ci abbiamo passato la notte».

Le notizie “dimenticate” sono tante. In Puglia gli agricoltori denunciano la crisi del settore chiedendo misure concrete per la tutela dei prodotti locali. Ma nessuno ne parla. A Parma, gli operai della Eurorubber, un’azienda che lavora pneumatici, si sono riuniti davanti alla sede della Provincia per protestare contro 12 licenziamenti, su un totale di circa 50 persone. E ancora, a Caorso, nel piacentino, i lavoratori dell’ex centrale nucleare hanno scioperato fermando i lavori di smantellamento della struttura per sapere qualcosa sul loro futuro. Solo fatti locali? Sarà, ma c’è da stare attenti perché, per dirla con le parole di Monia, «se continuano a fare finta di non sentire, noi urleremo più forte. Allora sì che il problema comincerà ad essere serio anche per loro».
Giulia Cerino

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