Morti bianche. Thyssen in sciopero ma in Italia niente minuto di silenzio

Morti bianche. Thyssen in sciopero ma in Italia niente minuto di silenzio

Diego Bianchina è l’operaio di 31 anni rimasto vittima, ieri l’altro, di una miscela di acido cloridrico e insol, un prodotto chimico solfidrico che facendo reazione
ha dato vita a una nube a bassa altezza fortemente tossica di idrogeno sol
forato. Una bomba chimica, altamente nociva che l’ha ucciso. Ieri, mentre procuratori, pubblici ministeri e direttori dell’Unità operativa di prevenzione e sicurezza sul lavoro continuavano a ricostruire la dinamica dell’incidente (ad oggi già abbastanza chiara), gli operai ThyssenKrupp di Terni, di cui anche Diego faceva parte, hanno spento i macchinari, hanno bloccato la produzione ritenendo che nella fabbrica dovesse, almeno per un giorno, calare il silenzio. Uniti in uno sciopero spontaneo, addolorati e pieni di rabbia perché «questo ennesimo episodio, spiega un operaio della Thyssen, è la triste prova che le politiche sulla sicurezza non garantiscono ancora l’incolumità dei lavoratori».

Così, ieri mattina alle sei, in coincidenza con il primo turno di lavoro, l’attività si è fermata in tutto lo stabilimento. Ventiquattro ore di rispetto per Diego, ventiquattro ore per riflettere sul significato delle morti bianche. Su cosa significhi perdere un caro amico, un parente, un padre, un operaio. Su cosa significhi, nel XXIesimo secolo continuare a morire sul posto di lavoro. L’adesione allo sciopero, hanno fatto sapere i sindacati, è stata pressoché totale non solo nella Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni ma anche nelle controllate Società delle Fucine, Tubificio, Titania, Aspasiel, nelle ditte esterne che lavorano all’Ast ed alla Ilserv. La protesta è stata pacifica ma il messaggio che i lavoratori dello stabilimento hanno lanciato è stato categorico: “Oggi non si lavora”. E, infatti, ieri mattina nella portineria Serra, un dipendente di una ditta esterna sarebbe voluto entrare e svolgere regolarmente la sua giornata di lavoro ma è stato bloccato da alcuni operai di Ast aderenti ai Cobas perché affinché le cose cambino, si legge in un comunicato,“è necessaria la solidarietà di tutti, perché un giorno o l’altro potrebbe succedere anche a te”. Ieri per gli operai della Thyssen era un giorno di lutto cittadino. E anche se sta volta nelle scuole
del Bel Paese non è passata nessuna circolare, nessun minuto di silenzio, alcune
botteghe e molte fabbriche della zona hanno deciso di abbassare le saracinesche e di marciare insieme, in silenzio.

Nel pomeriggio infatti l’Assemblea spontanea ed autorganizzata emersa dall’unione degli operai della Tk-Ast si è unita in corteo sfilando tra le strade della città. Partendo dai cancelli della fabbrica in Viale Brin fino al centro della città. Una manifestazione pubblica perché pubblico deve essere il dolore: «Stiamo scioperando per chiedere che la sicurezza sul lavoro continui ad essere all
‘attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni – dichiara il segretario provinciale dell’Ugl Metalmeccanici di Terni Daniele Francescangeli – affinché siano adottate azioni concrete a tutela dei lavoratori, soprattutto in settori a rischio come quello dell’acciaio». Controlli, prevenzione e rispetto delle norme per una reale salvaguardia dei lavoratori. Tradotto, sicurezza sul lavoro. E invece, la storia si è ripetuta anche ieri in provincia di Cremona dove un operaio è stato travolto da una frana in un cantiere edile ed è stato ricoverato in codice rosso e a Monteleone, nei pressi di Pavia, dove un altro operaio di 34 anni
è rimasto sotto due metri di terra mentre lavorava in un cantiere edile.

La strage continua anche se, afferma il capogruppo regionale di Sinistra per l’Umbria, Mauro Tippolotti, «in un paese civile, episodi del genere non dovrebbero verificarsi».

Giulia Cerino

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