No B-day, una piazza di tutti. Contro tutti.

No B-day, una piazza di tutti. Contro tutti.

Pubblicato su gli Altri del 6 dicembre 2009

Alla fine il Partito democratico al No B-day ci è andato. C’era Dario Franceschini, giacca in spalla e aria disinvolta, c’era Ignazio Marino che sfilava ridente accompagnato dai suoi elettori e simpatizzanti uniti in corteo dietro uno striscione con i colori della sua campagna elettorale, c’era la vice-capogruppo alla Camera Rosa Calipari, e c’era anche Rosy Bindi, instancabile presidente del partito. E anche se il segretario dem non c’è, grand parte dei leader del partito sembrano concordare sullo scendere in piazza “perché, ha dichiarato il presidente, se ci sono io vuol dire che il Pd c’è”. Eppure quando domandiamo all’onorevole Franceschini per o contro cosa ha deciso di manifestare, l’ex-segretario ci liquida con un bel “no-comment”.

Sarà che ieri era la giornata delle piazze, sarà che il Pd si trovava lì “soprattutto per ascoltare” come ha dichiarato Rosy Bindi, sarà che è quasi sempre meglio non fare gaffes, eppure, mentre la presidente dichiarava di appoggiare in toto la manifestazione, sul suo viso nasceva un velo d’incertezza. Quasi a dire “è meglio andarci piano”. Sì, perché quella di ieri non era una piazza qualunque ma una di quelle dei film, scapigliate e determinate. Una di quelle che, nonostante le bandiere, non appartiene a nessuno. Meglio andarci piano quindi, perché ieri in piazza c’era un po’ di Italia dei Valori, un po’ di Sinistra e libertà, un po’ di Rifondazione, un po’ di Verdi, i girotondi, i collettivi. Una piazza di tutti, una piazza di nessuno, una piazza colorata, una piazza di giovani, vecchi e carrozzine. Un corteo lungo due chilometri fatto di sciarpe, foulard, pullover e cappelli viola. “Manifestiamo dottò! Perché Apicella ha suonato e Spatuzza ha cantato”, dice un ragazzo dall’accento napoletano nel corso del corteo fermando i partecipanti ed invitandoli ad acquistare delle sciarpe. “Viola come vendetta”, aggiunge tra un sorso di birra e l’altra.

Meglio andarci piano dunque perché oltre a “Giù la mani dalla Costituzione” e “Fatti processare perché pendono di più i tuoi processi che la nostra torre di Pisa” (due punti su cui quasi tutti i partiti di centro-sinistra concordano) i blogger hanno scelto il viola per distinguersi e “per portare avanti quelle istanze che, dice Federica 23 anni di Catania, i Partiti spesso dimenticano”. Viola come “No al ponte sullo Stretto”, “No alla tav”, Viola come “Contro le discariche”, come “Acqua libera” come “A quando il No d’Alema day”, come “Grazie Napolitano e grazie Fini”, come “Pd se ci sei batti un colpo”. E il Partito ci è andato con i piedi di piombo. Al contrario, a tutto questo, l’immancabile Di Pietro è abituato. Tonino o “castorino” come lo chiamavano ieri i passanti, sembrava uno di casa. Sommerso dalla folla entusiasta, tutti lo salutano, tutti lo vogliono, perché lui, nonostante le critiche, in piazza è sceso contro “il governo piduista e fascista”. Uno slogan comprensibile e di parte, che si avvicina di più a quelli stampati sui manifesti dei collettivi, quei gruppi di giovani e studenti universitari che Mr. B lo odiano a morte e che lo chiamano “nano” o “porta sfiga”. Di Pietro piace e il Pd lo sa. E tra l’Idv e i dem, anche Sinistra e libertà rappresentata da Nichi Vendola, che accompagnato da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Angelo Bonelli, non si è fatto scrupoli: “Il paese è in apnea, oggi è una grande festa perché l’alternativa, se nascerà, sorgerà da qui, dalla piazza”. E infatti, nonostante la volontaria “discreta” presenza dei partiti, a nessun leader è stato permesso di salire sul palco di piazza San Giovanni, da cui invece hanno parlato artisti, giuristi, scienziati e rappresentanti della società civile. Per spiegare in che modo il berlusconismo stia distruggendo pezzi della società italiana. “Siamo qui – spiega Andrea 43 anni – perché non ne possiamo più di Berlusconi. Ognuno di noi ha indossato qualcosa di viola. Abbiamo partecipato anche a diverse manifestazioni per la pace, ma questa è un’iniziativa diversa. Lo vogliamo a casa.Non vogliamo vederlo mai più”.

E neanche a farlo apposta, a rincuorare la piazza ci pensa Monicelli: “Tenete duro, viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia e uguaglianza”.

3 thoughts on “No B-day, una piazza di tutti. Contro tutti.

    1. Il filo conduttore della manifestazione era certo l’antiberlusconismo. E non sarà certo questa sola manifestazione a sottrarre a Berlusconi il consenso di cui gode. Tuttavia, 1 milione di persone sono tante. Soprattutto se consideri che si sono mosse da tutta italia e che all’estero facevano lo stesso. Non trovo giusto liquidare il discorso manifestazione con il solito catastrofismo. Piuttosto penso che si possa prendere atto che quella piazza ha accolto tante piccole piazze diverse che manifestavano per o contro qualcosa in particolare. Questo, antiberlusconismo a parte, ci dice una cosa: che l’alternativa (qualsiasi tipo di alternativa, al Pd, all’Idv, al Pc) non puo’ che sorgere dalla volontà delle persone e non parlo solo di mandare a casa Mr. B. Intendo la volontà di sapere, di essere coinvolti, di poter prendere delle decisioni criticamente. Di poter votare sulla base di un programma. Paliamoci chiaro, i Partiti in Italia stanno messi tutti male. La crisi di legittimità in cui versano è generale. Non se ne salva uno. E al No B-day, si diceva proprio questo. “Berlusconi a casa, ma voi altri mo basta”.

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