Catalogna, 166 comuni e un referendum simbolico per l’indipendenza

Catalogna, 166 comuni e un referendum simbolico per l’indipendenza

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Indipendenza, non indipendenza? Se lo chiedono i 166 comuni della Catalogna e i 700mila elettori di più di 16 anni che sono stati invitati a partecipare a un referendum a favore dell’indipendenza da Madrid della regione spagnola. I cittadini catalani dovranno rispondere ad un solo quesito: “Volete che la nazione catalana diventi uno Stato di diritto, indipendente, democratico e sociale, integrato nell’Unione Europea?”.

A mettere in moto la macchina organizzativa sono stati i movimenti indipendentisti catalani. Ieri il più piccolo comune della Catalogna, Sant Jaume de Frontanyà, vicino a Barcellona, si è già pronunciato votando in massa in favore dell’ indipendenza. Dei 24 abitanti del comune, 21 sono iscritti sulle liste elettorali e 19 hanno partecipato al referendum. La vittoria del sì è stata schiacciante: 18 abitanti hanno votato a favore dell’indipendenza, solo uno contro. Peccato che il referendum, qualsiasi dovesse essere l’esito delle 166 consultazioni popolari, rimarrà di natura simbolica. La consultazione si svolge infatti in strutture private, perché le autorità locali, secondo la legge spagnola, non possono convocare referendum di natura costituzionale. Il grande momento arriverà l’anno prossimo quando anche le città più importanti (Barcellona, Girona, Lleida) saranno chiamate a decidere delle sorti della regione. E non è detto che l’esito dei 166 referendum locali non riescano ad influenzare il voto anche nelle grandi città. I risultati saranno resi pubblici questa sera e saranno 34 gli osservatori stranieri, per lo più esponenti di partiti autonomisti o indipendentisti di regioni europee, fra cui 10 italiani. Appunto.

Generalizzando infatti, la questione dell’indipendenza della Catalugna differisce di poco da quella dell’indipendenza dell’Irlanda del Nord, del Kosovo, della Padania e chi più ne ha più ne metta. Infatti, nonostante un referendum di tal tipo porti con sé solo una valenza fotemente simbolica, cosa succederebbe se, terminate le operazioni di voto, il popolo catalano decidesse che il volere dei cittadini debba prescindere dalle leggi formali? E come reagirebbero quelle altre regioni che spingono ormai da anni per rendersi indipendenti dal potere centrale?

Di più, se l’esito del referendum dovesse essere quello auspicato dagli indipendentisti come si dovrà comportare Madrid? Certo è che se dovessero vincere i “si” per il governo di Zapatero non sarà facile. In Spagna infatti riconoscere il valore di tale consultazione popolare potrebbe innescare un meccanismo virtuoso e spingere anche la comunità basca a legitimmare le proprie richieste di indipendenza inascoltate attraverso una qualche forma di referendum simbolico. Il che incastrerebbe Madrid tra due fuochi.

Giulia Cerino

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