Il Pd e l’assegno di disoccupazione ai precari

Il Pd e l’assegno di disoccupazione ai precari

di Antonio Ruda.   Today at 1:05pm
La campagna del PD per un’altra Italia comprende l’assegno di disoccupazione per i precari. E’ una richiesta dirompente, e direi, quasi rivoluzionaria per il nostro sistema di Welfare. Un assegno di disoccupazione per i precari equivale a un reddito di cittadinanza. Un assegno di disoccupazione rappresenta un’assicurazione contro il rischio di rimanere senza lavoro, ma non si può assicurare un fatto quasi certo, cioè la mancanza di lavoro, per certi periodi, nella vita di un precario. Il sussidio non potrà essere finanziato, quindi, solo con la contribuzione, ma si dovrà fare ricorso alla fiscalità generale, ossia alla solidarietà di tutti. Attualmente le indennità di disoccupazione sono essenzialmente di due tipi: disoccupazione ordinaria e a requisiti ridotti per periodi lavorativi brevi.
Articolo trentotto

Per accedere a quest’ultima occorre aver cumulato 78 giorni lavorativi in un anno ma occorre anche aver versato un contributo due anni prima dello stato di disoccupato. In Italia il rapporto fra sussidi a requisiti ridotti e lavoratori precari (esclusi i collaboratori) si ferma al 20%. Questo perchè il doppio requisito limita fortemente l’accesso dei precari al sussidio. Eppure, non si tratta di cifre esorbitanti: il sussidio è pari al 35% della retribuzione per un periodo non superiore a 180 giornate.Il PD, se vuole essere conseguente e credibile, dovrà fare una proposta organica su questo argomento, magari con un disegno di legge specifico, senza l’alibi della Grande Riforma che arriverà chissà quando. Si potrebbe, per esempio, iniziare eliminando i due anni di anzianità per l’accesso al sussidio a requisiti ridotti. Sarebbe un segnale importante per tanti, giovani e non, più o meno precari.

4 thoughts on “Il Pd e l’assegno di disoccupazione ai precari

  1. Non ho capito. se l’assegno di disoccupazione non basta, che fare?da qualche parte dovremmo anche partire no?Non va bene quello, no quell’altro, no quell’altro ancora. allora che? Non parlo di accontentarsi, dico solo che da qualche parte si dovrà partire.
    rambo

  2. D’accordissimo sulla storia del doppio requisito. Lo dico perché vuol dire che una giovane, come me, non potrebbe mai e poi mai usufruirne. Come posso io accedere all’assegno di disoccupazione se non ho mai lavorato e forse mai lo farò?nel senso, non esiste nient’altro per i giovani, non disoccupati, ma che non trovano lavoro? Per questo secondo me non conviene mischiare reddito di cittadinanza e sussidio. Se rimangono separate c’è possibilità anche per i giovani di avere qlc.

  3. Mah. Io sinceramente il sistema lo smonterei da capo a piedi, nel senso che è tutto da rifare. Cmq si, ovviamente, anche io sono d’accordo nel levare il doppio requisito. Certo è che non bisogna rischiare di finire come in Francia. (so che non potrebbe mai avvenire cmq). Vabbé.

  4. Reddito di cittadinanza e sussidio di disoccupazione non possono rimanere distinti quando si parla di lavori flessibili e/o precari in quanto il sistema degli ammortizzatori sociali funziona in una logica assicurativa. Si può assicurare un rischio, un evento incerto. La disoccupazione rappresenta uno di questi, se riferita al lavoro a tempo indeterminato. Addirittura la CIG, che mantiene il rapporto di dipendenza del disoccupato, è basata sull’assoluta certezza del rientro in fabbrica (nella stessa fabbrica!) dopo un certo periodo (CIG e Termini Imerese sono un ossimoro, per esempio). Ma per la precarietà questo discorso non vale. Sarebbe come assicurare un’automobilista per il quale si ha l’assoluta certezza che incorra in un incidente ogni tre mesi. Il premio da pagare all’assicurazione avrebbe un costo infinito. Ecco perchè con la contribuzione (oneri sociali) è impossibile dare un sussidio ai precari. Allora serve un reddito di cittadinanza per il precario (o imposta negativa, dividendo sociale, reddito minimo di inserimento/reinserimento, o qualsivoglia) per non lasciare senza risorse chi passa da un’occupazione all’altra. Flexsecurity, in altre parole. Ma per evitare i fenomeni di azzardo morale, (comportamento opportunista), serve un sistema di collocamento pubblico che funzioni, con la formazione fra un periodo di lavoro e l’altro. Insomma,serve un sistema di governo del mercato del lavoro che in Italia non c’è. Ma se ci fosse, si potrebbe inziare subito.

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