Roma, 50mila in piazza con Strada. “La guerra è il vero nemico di tutti”

Roma, 50mila in piazza con Strada. “La guerra è il vero nemico di tutti”

Con un pezzo di scotch bianco e rosso sulla bocca, come un bavaglio, hanno sventolato pezzi di giornale con su scritto “Liberateli”. Altri hanno portato con sé bandiere variopinte, simboli di pace, manifesti e slogan: “Emergency unico orgoglio nazionale”, “Obama, Nobel per la guerra”, “Io voglio la pace”. Cinquantamila manifestanti arrivati da tutt’Italia. Uomini, donne e bambini partiti per ritrovarsi a Roma con un proposito: esprimere solidarietà nei confronti di Emergency, la ong di Gino Strada, e dei suoi tre operatori italiani tenuti in arresto a Kabul, in Afghanistan, con l’accusa di avere preso parte a un complotto per l’uccisione del governatore della provincia di Helmand. E’ questa la fotografia di piazza San Giovanni, a Roma.

Nessuna bandiera di partito e tanto bianco. Il colore della pace, della neutralità. Un risultato, questo, seguìto alla mobilitazione lanciata dall’appello sul sito della ong che in pochi giorni ha raccolto oltre 350mila adesioni. “Anche noi abbiamo confessato – dice Peppe, arrivato da Napoli con un gruppo di volontari di Emergency che si sono simbolicamente incatenati in piazza – quelle accuse sono solo una bufala, tanto è vero che volevamo portare in piazza le mozzarelle”.

Il palco. In cima al palco allestito al centro della piazza romana è stato innalzato uno striscione: “Io sto con Emergency”. Ai lati, tre enormi fotografie degli italiani arrestati a Kabul, Matteo, Matteo e Marco. A parlare dal palco, Strada e la figlia Cecilia, che di Emergency è presidente: “Ringraziamo i grandi nomi che hanno aderito, ma la vera forza di Emergency siete voi che non avete mai visto il vostro nome sul giornale ma vi siete firmati come ‘poliziotto, minatore, insegnante’. I cittadini italiani non sono stupidi. Capiscono e sono con noi, con voi. Questo è uno dei momenti più duri della nostra storia – spiega Cecilia Strada dal palco – ma noi continuiamo a raccontare la guerra e la faccia di questi tre ragazzi in ostaggio. Li vogliamo liberi subito perché deve valere la presunzione d’innocenza, anche per i colleghi afgani. Devono restituirceli come persone innocenti. Perché è questo che sono”.

Strada: “Perché la violenza contro di noi?”. Gino Strada ha parlato di “un atto di profonda inciviltà, usare violenza contro Emergency e il suo personale, contro un ospedale, i pazienti. C’è gente che ha percorso oltre 600 chilometri per raggiungerci a Kabul. Ora l’ospedale è chiuso ma la popolazione ne ha bisogno. Questa è inciviltà totale, profonda. Emergency – ha proseguito – ha subìto violenza anche in Italia. Ma non smettiamo di dire quello che la politica ha scordato di dire. E’ o non è un problema la guerra? Come farla sparire è un problema che dobbiamo porci. Sono stufo di ricevere insulti da chi non si sforza neanche a pensare. Politici e pseudogiornalisti hanno lanciato calunnie. Perché ci trattano così? Perché pensano che siamo nella parte avversa alla loro ma noi non siamo da nessuna parte, siamo solo contro l’idea di ammazzare altre persone”. Il fondatore della ong ha poi fatto il punto sulle trattative diplomatiche in corso per liberare i tre italiani e ha annunciato che l’inviato speciale del Segretario delle Nazioni Unite per l’Afghanistan ha intenzione di collaborare per ottenerne il rilascio.

Gli artisti con Emergency. Tanti gli artisti che sul palco hanno voluto manifestare la loro solidarietà. Da Fiorella Mannoia a Lella Costa (“In Italia succedono cose che facciamo fatica a credere. Il sistema giudiziario l’abbiamo esportato noi in Afghanistan. Ecco, forse comincio a capire…”), Vauro, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Paola Turci e la band Casa del Vento. E Moni Ovadia, intervenuto per primo sul palco, che chiedendosi come mai qualcuno avesse deciso di colpire Emergency rispondeva: “Colpendo ne colpiranno altri, ma noi non lo permetteremo, noi non cederemo”. In piazza anche molti volti della politica, da Walter Veltroni a Nichi Vendola, poi Giovanni Russo Spena, Guglielmo Epifani, Filippo Penati.

“Siamo qui contro la guerra”. Non è stata una manifestazione contro qualcuno ma contro qualcosa: contro la guerra. “E’ la protesta di chi sceglie di stare dalla parte di una organizzazione umanitaria invece che dalla parte di chi, con la violenza, chiude gli ospedali”, ha spiegato Gino Strada. Non sono mancate le dimostrazioni di indignazione nei confronti del governo Berlusconi e del ministro degli Esteri Franco Frattini da parte di chi crede che non sia “mosso un dito per liberare i connazionali”, e infatti, se entro la fine della settimana prossima non dovessero arrivare buone notizie, Emergency, assicura Cecilia Strada, tornerà in piazza”.

La lettera di Matteo. Sul palco c’erano anche i familiari di Matteo Pagani e di Marco Garatti. “Qui in Afghanistan – si legge in una lettera inviata da uno dei tre cooperanti alla famiglia – l’uomo vive con la guerra ogni giorno. I bambini non piangono più. Nemmeno quando hanno un braccio pendolante. E non riesco più a guardarli negli occhi perché impazzirei sapendo che non c’è una spiegazione”. Poi, i familiari di Matteo Pagani lo hanno “raccontato” con una email che lui stesso aveva inviato: “Mi chiedo se ho fatto bene ad allungare la mia permanenza qui di altri due mesi – scrive – sarò diventato matto? Poi però mi accorgo di quanto serva restare”. E dalle parole che usa per chiudere la letterasi capisce quanto sia sicuro di rientrare, un giorno, a casa:: “Post scriptum: maremma merluzza la festa che non organizzo appena torno”.

3 thoughts on “Roma, 50mila in piazza con Strada. “La guerra è il vero nemico di tutti”

  1. erano molti di più di 50mila.. quetsi sono i dati della questura. io c’ero e di certo non era niente a che vedere con la manifestazione a piazza san giovanni quando le transenne le hanno dovute stringere..
    eravamo 100mila sicuramente.

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