Acqua pubblica, 200mila firme. Gazebo in piazza il 1 maggio

Acqua pubblica, 200mila firme. Gazebo in piazza il 1 maggio

n cinque giorni hanno raccolto oltre 200mila firme. Con un Lazio da record: 10mila firme tra Roma e provincia. La Liguria è a metà strada. In Puglia 20mila, sono 8mila quelle messe insieme tra Torino e Savona e oltre mille quelle di Pescara. Dopo pochi giorni dall’inizio della campagna referendaria 1 contro la privatizzazione del servizio idrico, il traguardo sembra avvicinarsi. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua annuncia numeri da capogiro: “Siamo a 200mila”. Più di un terzo di quelle necessarie a raggiungere il numero minimo per ottenere il referendum abrogativo.

I tre quesiti 2 depositati dal Forum in Cassazione hanno un obiettivo preciso: modificare le attuali norme in materia di servizio idrico approvate con il decreto Ronchi 3 e in passato dal governo Prodi, per governare e gestire le risorse idriche attraverso un soggetto di diritto pubblico, possibilmente a livello territoriale. E la campagna di raccolta firme iniziata meno di una settimana fa è andata inaspettatamente bene proprio nei comuni in cui la gestione del servizio idrico è già da tempo nelle mani dei privati. “Dove si toccano realmente gli effetti della privatizzazione l’afflusso ai gazebo è più forte”, spiega Luca Faenzi, portavoce del Forum. E’ storico il voto del comune di Aprilia. E infatti, “dopo sei anni di gestione del servizio idrico da parte di una società mista appartenente alla multinazionale francese Veolia – aggiunge Faenzi – questa importante città del Lazio ha appena rimesso in discussione la gestione degli impianti”.

Stessa situazione ad Arezzo. Contro la privatizzazione anche padre Alex Zanotelli che ha partecipato all’avvio della campagna referendaria. In comuni come questo, territori dove l’acqua è già gestita dai privati, i cittadini chiedono di abrogare tutte le forme di privatizzazione e non solo il decreto Ronchi. “Ecco perché – spiega Faenzi – la gente non firmerà per il referendum di Di Pietro ma solo per quello promosso dal Forum”.

Fra il Forum e il leader dell’Italia dei valori, c’è una polemica di lunga data. Che dura cioè da quando Antonio Di Pietro ha presentato in Cassazione un quesito referendario contro la privatizzazione del servizio idrico in aperta concorrenza con i tre precedentemente depositati dal Forum. Il quesito dell’ex magistrato è infatti volto ad abrogare il solo decreto Ronchi sulla privatizzazione del servizio idrico. Al contrario dei tre caldeggiati dal Forum, quindi, quello firmato Idv non interviene in alcun modo sui provvedimenti presi, prima che venisse approvato il decreto Ronchi, dall’allora premier Romano Prodi. “Per i comuni come Arezzo sostenere un referendum voluto da Di Pietro non avrebbe senso, spiega Faenzi. Per loro rimarrebbe comunque tutto invariato”.

Tra il Forum e il leader dell’Italia dei valori la spaccatura è ormai evidente. E non ci sarà modo di ricucire i rapporti con i “movimenti” almeno finché “lui non deciderà di fare un passo indietro e accogliere le nostre istanze”, giurano dal Movimento. Anzi. Per Di Pietro si affaccia anche il rischio che qualcuno dei suoi giochi un brutto scherzo. Come Sonia Alfano: “Se fossi chiamata a scegliere – diceva qualche tempo fa – sosterrei il Forum”.

I politici schierati a favore delle istanze del Forum sono però una minoranza: Nichi Vendola, Claudio Fava, Paolo Cento, Fabio Mussi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Valerio Calzolaio e Gennaro Migliore. Poi il sindaco di Arezzo ed esponente del Pd Giuseppe Fanfani e il sindaco di Udine, Furio Honsell. Questi i più noti. Al loro sostegno si aggiunge l’approvazione alla provincia di Napoli di un ordine del giorno presentato da Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della sinistra, in cui si riconosce l’acqua come diritto umano e bene pubblico comune “la cui gestione è priva di rilevanza economica”. Ma qualche adesione ufficiale da parte dei partiti è arrivata: dalla Federazione dei verdi, dalla Federazione della sinistra, dai Giovani socialisti, da Sinistra ecologia e libertà e dalla Sinistra critica. Tutti partiti extra-parlamentari. Per il Pd, invece, Bersani ha optato per un’altra strada: “Pur guardando con simpatia chi si batte per l’acqua – ha detto – preferiamo presentare una legge direttamente in parlamento”. E c’è anche chi ha scelto di appoggiare la battaglia del Forum in altri modi. E’ il caso di Beppe Giulietti, presidente di Articolo21, che presenterà un’interrogazione all’Agenzia per le comunicazioni per “denunciare l’oscuramento da parte dei media di questa campagna referendaria”.

Il primo maggio, per il Forum sarà un giorno importante durante il quale il Movimento potrebbe riuscire a raccimolare altri consensi. L’appuntamento è in Piazza San Giovanni dove verrà installato un grande banchetto per la raccolta firme. Nello stesso giorno e nello stesso luogo, però, anche Antonio Di Pietro aprirà le danze, dando inizio alla raccolta firme parallela.

One thought on “Acqua pubblica, 200mila firme. Gazebo in piazza il 1 maggio

  1. e dai..dsono anche slaite a 250da ultimo comunicato. certo è che non è che l’acqua diventa privata.semmai la gestione..

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