Sacchi di zucchero al Pertini. La protesta “virale” per Cucchi

Sacchi di zucchero al Pertini. La protesta “virale” per Cucchi

Quattro ragazzi che hanno perso la vita in episodi che hanno visto coinvolti rappresentanti delle forze dell’ordine. Giuliani, ucciso, il pomeriggio del 20 luglio 2001 da una pallottola sparata dal carabiniere Mario Placanica per legittima difesa durante il G8 a Genova, Federico Aldrovandi picchiato da quattro agenti di polizia a Ferrara e morto a 18 anni il 25 settembre 2005, Gabriele Sandri, “Gabbo”, stroncato da un proiettile sparato l’11 novembre del 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino dall’agente della stradale Luigi Spaccarotella (LE FOTO). Una campagna virale fatta di appuntamenti di prima mattina, riunioni improvvise, volantinaggi non annunciati e, se serve, anche lo zucchero. Come nell’ultimo episodio avvenuto oggi davanti al reparto penitenziario dell’ospadale Sandro Pertini di Roma, per ricordare Stefano Cucchi, il quarto tassello del manifesto fatto di volti. Venti, forse trenta giovani in jeans hanno simbolicamente consegnato al personale sanitario 50 chilogrammi di zucchero, versandolo per terra davanti all’ingresso perché per salvare “Stefanino bastava un cucchiaino di energia”.

GUARDA Il blitz al Pertini

Ecco il filo conduttore tra Cucchi e gli altri tre ragazzi morti prima di lui. Quattro giovani. “Tutte vittime della prevaricazione di chi vede nella divisa che veste l’impunità al di sopra della giustizia e che si permette di strappare la vita di ragazzi innocenti come Stefano”, dicono. Ed ecco il motivo della campagna virale firmata Patria Socialista, Rash Roma e Magazzini popolari Casalbertone: “Non permettere che quello che è accaduto a loro risucceda, perché il prossimo potresti essere tu”.

Eredi di Carlo Rosselli, figura dell’antifascismo italiano, sintesi di pensiero e azione Patria socialista fonda in sé la visione “romantica” ed ardita della vita, alimenta la propria forza con la convinzione che sia necessario “recidere ogni legame con tutto ciò che è decadenza e nichilismo, non portandosi in una posizione di difesa ermetica, di chiusura intellettuale e quindi immobilismo, ma portandosi all’attacco con gli ideali e la passione della ‘volontà'”. Rash Roma è sulla stessa linea. E’ “il sangue nuovo nelle arterie della metropoli”. Nemica giurata del cancro parolaio, Rash sta per Red Anarchist Skinheads. Vengono dai quartieri-simbolo della lotta partigiana “contro l’invasore nazi-fascista”, dai quartieri-ghetto, dalle grandi periferie romane. Sono giovani “nati nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Spesso lavorano in sinergia con Magazzini popolari Casalbertone, come in questo caso. “Veliti animosi della città di Roma, rapidi e sicuri nelle loro armature leggere, umili d’origini e di censo, senza più orpelli e ammennicoli, praticano una quotidianità “fatta di rapporti orizzontali e scontri verticali” e non badano alla forma. Per organizzare i blitz di protesta, come in questo caso, non usano siti web o Facebook e non fanno report dei loro incontri perché “se vi interessa venite”.

Venerdì mattina i tre gruppi si sono riuniti in un unico movimento chiedendo al personale sanitario e all’arma di giurare che “in qualsiasi casa andranno  –  per dirla con ippocrate – vi entreranno per sollievo dei malati e si asterranno da ogni offesa o danno volontario…”. “Siamo qui perché mai più personale sanitario, custode in terra della salvaguardia della vita degli uomini, si permetta di asservirsi alla barbarie istituzionale che governa e disonora il nostro paese, venendo meno per viltà e convenienza al giuramento che ha donato loro il camice che indossano”.

One thought on “Sacchi di zucchero al Pertini. La protesta “virale” per Cucchi

  1. Queste sono le cose da pubblicare e far girare. gente che si alza all’alba per ricordare cucchi e poi, verso le nove del mattino, va a lavorare. Tutto il giorno. queste sono le cose che contano.
    Ma tu come facevi a stare li quando c’è stato il blitz?

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