Ru 486, ecco le linee guida

Ru 486, ecco le linee guida

Ricovero ordinario, esclusione delle minori prive del consenso dei genitori, assunzione di responsabilità, “esame” di italiano per le straniere e qualche escamotage per evitare che le donne se ne vadano a casa subito dopo aver ingerito la prima delle due pillole abortive: eccolo il piano messo in campo dal ministero della Salute per contenere l’utilizzo della Ru486. Ed eccole le linee guida giunte sul tavolo di governatori e assessori alla salute delle regioni italiane per indicare la “corretta” modalità d’applicazione del protocollo “nel rispetto della legge 194”.

La conferma è arrivata dalla sottosegretaria alla salute, Eugenia Roccella: “La Ru486 dovrà essere somministrata in regime di ricovero ordinario”. Le donne dovranno pernottare in ospedale, niente day hospital. Il policlinico, però, non è un carcere e chi vuole può tornare a casa. Anche prima che scadano i termini del ricovero ordinario. Ma per farlo viene chiesto di “assumerne” la responsabilità”. Un concetto spiegato dal Ministero nelle linee guida inviate alle Regioni: “La donna rinuncia al perseguimento del trattamento abortivo scaricando da ogni responsabilità la struttura ospedaliera dove è avvenuto il ricovero”. Se te ne vai, la procedura abortiva decade.

Le donne che scelgono di interrompere la gravidanza, non hanno bisogno di cure, trattamenti terapeutici o ricoveri forzati. Questo perché “l’unico rischio per la salute – spiega Elisabetta Canitano, presidente dell’associazione Vita di donna – si corre al momento dell’esplusione che avviene con l’assunzione della seconda pillola nel terzo giorno”. A questo punto, il ricovero potrebbe servire. Ma una notte in ospedale sarebbe più che sufficiente per scovare qualsiasi anomalia.

Troppa premura che sembra nascondere dell’altro. “Tentano di evitare che le donne ricorrano alla Ru486, spiega la Canitano. Pensate ad una mamma sola con bambini piccoli. Come fa ad assentarsi da casa per tre giorni? O pensiamo a chi lavora. Uno va bene, ma tre giorni di ferie consecutivi sono troppi. Pochi datori di lavoro li concederebbero”. E per le minorenni le cose non saranno più facili. Le linee guida suggeriscono ai medici e alle Asl di escludere dalla procedura farmacologica le giovani prive del consenso dei genitori.

L’autorizzazione del giudice tutelare non basta più. E per quanto nobile sia l’intento del Ministero (“Evitare che vadano incontro a possibili rischi”), una disposizione del genere nega di fatto il contenuto dell’articolo 12 della legge 194 dove si dichiara che “la donna di età inferiore ai diciotto anni […] quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso […], il consultorio o la struttura socio-sanitaria, rimette una relazione al giudice tutelare. Lui, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni della giovane […] può autorizzare a decidere la interruzione della gravidanza”.

Per le straniere, invece, il Ministero consiglia alle Asl di accertarsi che abbiano la capacità di comprendere in toto la procedura e gli eventuali rischi. I nomi degli esperti chiamati a svelare il grado di comprendonio delle non-italiane non è dato saperli. L’arcano si tinge di noir: quali criteri adotteranno per arrivare alla “verità”? Sabotaggio dichiarato. Ed è la Roccella stessa ad ammetterlo: “Lo scopo è di non ‘incoraggiare’ l’utilizzo ed evitare che in Italia si crei la stessa situazione che si ha in Francia, dove, la Ru486 è usata dal 40-50 per cento delle donne”.

Ma nel paese della Liberté, la legge Veil contempla anche l’aborto a domicilio, tramite medico curante. In Italia no. E anzi, da ora in poi, più di un terzo dei 121mila aborti chirurgici annuali, dovrebbe – secondo il Ministero – avvenire con ricovero ordinario. Dove passeranno la notte le donne d’Italia è ancora un mistero. Il 14 aprile del 2009 il governo ha annunciato tagli per 27mila posti letto entro cinque anni.

Un anno fa, Maurizio Sacconi proponeva di inaugurare un massiccio percorso di risparmio nel Servizio sanitario nazionale attraverso l'”appropriatezza nei ricoveri”. Il tasso di ospedalizzazione sarebbe dovuto scendere da 160 a 130 (145 nel 2011) ricoveri ogni mille abitanti. Valori, questi, che attualmente poche Regioni rispettano. In pratica solo Toscana e Veneto mentre nel Lazio c’è già il pienone: nel 2009 circa 3824 persone hanno atteso più di 15 ore per avere un posto letto e se si dovesse confermare il trend attuale, alla fine del 2010 saliranno a 5820.

One thought on “Ru 486, ecco le linee guida

  1. In Italia ho anche avuto problemi a prendere la pillola del giorno dopo. er sabato ed era tutto chiuso.il sito vitadidonna è molto ultile. io sono straniera ma da me in slovacchia è quasi meglio di qui. certo voi avete la sanità buonisima però spesso so di persone con problemi a causa dei farmascisti che non vogliono aiutare perchè credono nella iglesia. le done dovrebbero ribellarse.

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