“Riforma Gelmini non emendabile”. Ecco la contro-proposta degli studenti

“Riforma Gelmini non emendabile”. Ecco la contro-proposta degli studenti

“La riforma Gelmini non è emendabile”. Ne serve una diversa, completamente nuova. Insomma, un'”AltraRiforma 1” costruita dal basso, costruita sulla base dei suggerimenti e delle proposte raccolte lungo il percorso di iniziative, mobilitazioni, dibattiti e assemblee inaugurato a settembre dell’anno. Come quella  presentata da Link, il coordinamento degli studenti universitari 2 nato dall’Onda, e discussa oggi in commissione Cultura alla Camera dei deputati.

A esporre il contenuto della contro-proposta è stato Claudio Ricci, ex studente dell’università di Bari ora fuori sede a Roma e portavoce del coordinamento. Ad ascoltarlo i rappresentati della maggioranza e dell’opposizione: da Valentina Aprea (Pdl) a Giovanni Bachelet (Pd), da Ferdinando Latteri (Mpa) a Renzo Lusetti (Udc). “Hanno tentato di rassicurarci – spiega Ricci – Ma la verità è che la legge Gelmini è prossima all’approvazione. Ecco perché abbiamo chiesto di essere ricevuti ora. Perché non possano dire di ‘non aver avuto alternative all’approvazione'”. L’alternativa per Link c’è. Ed è tutta contenuta nelle tre pagine dell’Altrariforma, suddivise per temi: “Diritto allo studio”, “Governance, rappresentanza e partecipazione”, “Finanziamenti e contribuzione studentesca”. Per ogni argomento, gli studenti hanno individuato i punti corrispondenti contenuti nella legge Gelmini e li hanno “emendati”. Uno ad uno. Riga per riga.

“Merito e non onore”. Partendo dalle borse di studio che “stando alla legge Gelmini – spiega Ricci – dovrebbero tramutarsi in ‘prestiti d’onore’. In altre parole, invece di usufruire del denaro pubblico – che tra l’altro viene dalle tasse che pagano le nostre famiglie – gli studenti sono chiamati a chiedere un ‘prestitò in denaro da restituire dopo sei anni dalla laurea. Una previsione, questa, da fermare prima che il denaro messo a disposizione per le borse di studio venga prosciugato”.

Nel 2009 i fondi per le borse erano di 246 milioni di euro. Oggi sono di 99 milioni. “Nel 2011 – continua Ricci – si prevede che scendano a 76 milioni”. Per questo, Link, alla voce “diritto allo studio”, ha avanzato una proposta: la copertura delle borse mediante un incremento dei trasferimenti statali alle regioni. Per raggiungere l’obiettivo, l’università non dovrebbe fare altro che investire la cifra stimata – pari a 100 milioni di euro – e coprire gli oltre 30 mila studenti che per legge avrebbero diritto ad accedere ad una borsa ma che in pratica non la ricevono. E non è finita. Raggiunto questo obiettivo, gli studenti puntano all’ampliamento degli idonei a ricevere borse e premi, alla completa abolizione del prestito d’onore “in ogni forma che preveda l’indebitamento perché l’incentivazione al merito va perseguita con opportunità di formazione di qualità e non con mance monetarie”.

Erasmus. Per facilitare l’accesso, il diritto allo studio e alla conoscenza Link ha previsto che agli studenti venga fornita una carta di cittadinanza studentesca per l’accesso gratuito ai contenuti culturali. Perché teatro, arte, e musica sono elementi formativi. Come lo è anche l’Erasmus. “Per i progetti di mobilità europea, l’integrazione ministeriale va aumentata”. La quota versata ai vincitori di borsa varia infatti tra i 120 e i 230 euro al mese. Una cifra irrisoria confrontata con il costo della vita in occidente, tanto più se si considera che “la concessione del denaro è sempre a posteriori. Quindi noi chiediamo che almeno una parte venga versata al momento della partenza, prevedendo una differenziazione a seconda del costo della vita del paese di destinazione”. Il tutto corollato, al punto 13, da una dichiarazione di guerra da parte di Link all’evasione fiscale nella contribuzione universitaria. “Un obiettivo raggiungibile – dicono – solo se accompagnato da un sistema di tasse equo”.

Quoziente e rispetto delle soglie. Rispetto della soglia del 20 per cento come quota di bilancio, restituzione agli studenti dei fondi prelevati in eccesso dagli atenei che negli ultimi anni hanno superato il limite di tassazione massima consentita per legge, dure sanzioni per quegli atenei che nei prossimi anni lo supereranno, aumento dei controlli sulle dichiarazioni dei redditi e firma di una convenzione tra università e Guardia di Finanza perché “chi evade le tasse ruba la borsa di studio a un altro studente”.

Il piano sulla contribuzione studentesca preparato da Link è rigoroso. In tema, si propone una vera e propria rivoluzione da compiere “tramite la creazione di sistemi di tassazione a fasce più ampie delle attuali o con l’utilizzo di coefficenti specifici che incidano in maniera sempre minore sui redditi più bassi”. A questo, va accostata la proposta di ridurre i contributi studenteschi per quelle famiglie con più di un figlio iscritto all’università, stabilendo di fatto un quoziente familiare universitario. Link ha pensato a tutto. Anche a quelle famiglie che vedono modificarsi la propria condizione economica rispetto all’anno precedente: “Richiediamo l’istituzione di un fondo specifico integrativo chre copra le tasse di chi che non può pagarle ma vuole andare studiare”.

“Siamo d’accordo ma…”. Per Ricci, la legge ‘epocale’ in esame al Parlamento non è tutta da buttare. “Ci sono tre punti condivisibili – spiega – Peccato che siano positivi ma ininfluenti”. Secondo la Gelmini, bisogna porre un limite al mandato dei rettori. “Bene, ma mi dispiace dirlo, questa regola c’è già. Anzi. A Bari il rettore può solo essere eletto due volte per massimo tre anni. Nella legge Gelmini, invece, si prevede che il mandato sia di massimo quattro anni per massimo due elezioni. In altre parole, oltre a non cambiare la sostanza, invece di accorciarsi la carica si allunga”.

Poi c’è il codice etico, punto di riferimento per regolare le corrette relazioni sia interne che esterne all’Università. Per la Gelmini ci vogliono delle sanzioni tali da evitare che qualcuno lo violi. “Noi siamo d’accordo – spiegano da Link. Ma il problema è che nella legge non si spiega quali e in cosa consistano le sanzioni”. E non è finita. Con l’approvazione della riforma dell’università voluta dal ministro, gli organi decisionali degli atenei saranno composti da un importante numero di rappresentanti degli studenti. “Anche su questo punto siamo ovviamente  d’accordo. Ma ci dispiace dirlo, nelle università italiane questo già avviene. Tant’è vero che si vota per i rappresentanti alle elezioni”.

Governance. Piuttosto – spiega Ricci – si tratta di abolire il Consiglio nazionale degli studenti universitari, sostituendolo con una conferenza nazionale studenti-Miur (ministero dell’Istruzione e dell’Università) da finanziare con il budget attualmente destinato ai gettoni di presenza del Cnsu. Infine, per Link la presenza degli studenti nei nuclei di valutazione deve diventare “obbligatoria, nel senso che per legge dobbiamo essere presenti al momento di prendere decisioni sui temi che ci competono”. Senza che qualcuno – magari esterno all’istituto – possa scavalcarli.

“Dico questo – puntualizza Ricci – perché presto, accanto a noi nei consigli, ci saranno i privati, che di solito decidono in pochi”. Quindi, per evitare che gli atenei italiani diventino “esamifici”, Link fa tre ultime proposte: dare spazio agli strumenti di democrazia diretta, come il referendum studentesco, adottare uno statuto dei diritti degli studenti e istituire delle assemblee di facoltà periodiche ed ufficiali. Non per protestare contro tutto e andare sempre contro tutti, “come credono in molti”, ma per rafforzare le relazioni tra studenti e rappresentanti.

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