Noi, angeli da un’ala sola. Non usciremo mai più fuori a fumare ma voi tirate fuori un candidato

Noi, angeli da un’ala sola. Non usciremo mai più fuori a fumare ma voi tirate fuori un candidato

Roma-Firenze. In macchina ci vogliono solo due ore. Due ore separano la Roma dei padroni dalla Firenze della politica, pardon, Politica. Udite udite, alla fine di questa domenica di fuoco, c’è una novità. Vi porto una dichiarazione di guerra siglata da noi, poveri italiani, contro la miseria intellettuale. Da noi, poveretti, contro dei ricchi poveracci messi ancora peggio. Contro i matusa della politica, trofeo e condanna delle loro esistenze. Loro, così attaccati alle poltrone, perché da queste dipende il loro stipendio.  Loro, senza una professione. Uomini dai cuori tristi, calcolatori. Classe politica, non ceto dirigente.

Una dichiarazione di guerra quella che arriva da Firenze. La battaglia sarà combattuta con le idee. Con la violenza dei concetti condivisi, con la foga di vincere. Il campo non ha limiti. Ci si sposterà anche in Brianza se necessario. Contro tutti quelli che hanno portato nel secolo che ci appartiene le pratiche della prima Repubblica, il lobbismo, il nonnismo, la retorica. Gli stessi che dichiaravano di voler cambiare il mondo ma poi non hanno resistito alla tentazione del potere. Loro, ci hanno fatto credere che il mondo finisse lì dove lo avevano disegnato. Ci hanno tagliato le ali, costringendoci a volare con un’ala soltanto. Invece no. Quella di oggi, è una domenica di fuoco. Di fuoco, come quello che usciva dagli occhi di Renzi mentre parlava dal palco della Leopolda. Fuoco, come quello che usciva dalle parole di Marco, Fabio, Federica, Cristiana, Giuseppe. Fuoco. Come quello che noi, “ragazzini”, abbiamo nelle vene. Non cambierà nulla, ci dicono. Io non ci spererei, cari amici miei. E non perché siamo più bravi di voi. No, non è questo. I più bravi siete voi. Ma noi, ora, siamo di certo i più incazzati.

I disertori tengano da parte le critiche (seppur ben accette). Renzi è vanitoso, si sa, e Civati è egocentrico. Embé? Se così non fossero stati, lo spettacolo di questi tre giorni non ci sarebbe stato. E poi, a noi, quelli egocentrici ci piacciono. Noi siamo egocentrici. Noi siamo i protagonisti. Ora Noi paghiamo le pensioni di nonni e padri. Noi andiamo nelle scuole, nelle università. Noi vogliamo dei figli, noi sappiamo le lingue, siamo europei, abbiamo ancora più di mezzo secolo da vivere. Noi siamo belli. Non solo esteticamente. Come Obama. Bello da vedere in televisione. Come Sarkosy – (che sarà anche un nanetto ma…), come  Miliband. Belli a modo loro, su posizioni diverse ma belle proprio perché discutibili. Belli a modo loro. Noi, belli a modo nostro. Capaci di comunicare, di accettare i limiti, di chiedere scusa. Guardabili, udibili, simpatici. Semplicemente, sono. Siamo. Come Obama, Sarkosy, Lula, Miliband, Merkel. Perché si espongono, perché non dipendono dallo stipendio della casta, perché hanno delle idee loro. E non sono mica degli eroi, degli idoli, dei santi. No, sono loro i normali. Normali. Come Renzi. Come Civati. Come me, come Marco, Fabio, Federica, Cristiana, Giuseppe. E grazie alla nostra normalità, oggi è successo qualcosa: è caduta la timidezza e ha fatto posto all’ambizione, come l’ha chiamata un mio amico nel suo intervento. Sì, puntare in alto. Anche per poi cadere. Che importa? Per noi, nati alla fine del secolo, sbagliare è ancora concesso. Anzi, è un dovere. I padrini questo lo sanno. Sanno che per loro invece, vincolati da logiche e strategie ormai marce, sbagliare è deleterio. Un passo falso segnerebbe la loro fine.

La terza repubblica è arrivata, dicono. “E’ finita un’epoca”. Io non ci credo molto. Anzi, la scienza politica insegna che non è finito proprio niente. Una cosa pero’, la voglio dire. Noi (il Noi non è quello di Veltroni) Marco, Fabio, Federica, Cristiana, Giuseppe dentro un po’ siamo cambiati dopo Firenze. Per esempio, riuniti per una convention politica, per la prima volta da quando sono nata, siamo rimasti seduti ad ascoltare, invece di uscire a fumare. E’ cambiato che oggi, durante una riunione politica, gli schermi proiettavano immagini video della nostra epoca:  i cento passi, generazione mille euro, amici miei, into the wild, scene di satira, cartoni animati. Riferimenti culturali nuovi. I nostri riferimenti culturali. E’ cambiato che Renzi ha parlato da leader e ha detto esattamento quello che uno qualsiasi di noi avrebbe voluto dire.  Adesso pero’ ci serve un nome. Serve dire che le elezioni sono ora, subito. Che sia Vendola, Bersani, Chiamparino. Servono delle candidature. Serve che qualcuno passi dal dire al fare. Che rischi di distruggere tutto perché tanto cade già tutto a pezzi. Con le primarie del 2008 Renzi e Civati hanno perso un’occasione ghiotta. Da oggi il programma elettorale c’è. L’abbiamo fatto insieme. Ora manca un nome. Ma a questo dovete pensarci voi.

3 thoughts on “Noi, angeli da un’ala sola. Non usciremo mai più fuori a fumare ma voi tirate fuori un candidato

  1. Perniciosa l’inerzia politica nella quale versa lo stato maggiore dei democratici. Chiamala apatia, remissività o paura ma il concetto non cambia. Bersani è chiaro sia stato e sia tutt’oggi il traghettatore e non il leader. Un uomo preparato politicamente, ma incapace “mediaticamente”. Personalizzazione e spettacolarizzazione, due connotati indispensabili e dai quali un partito dalle grandi ambizioni non può esentarsi.

    1. Incapace mediaticamente. Hai ragione. Pero’ mi chiedo, per fare bene, per piacere agli elettori, un leader deve per forza essere “mediatico”? Voglio dire: il fatto che le persone votino il candidato più telegenico è un bene o rappresenta un’anomalia?

  2. Osserva i volti lindi e puliti dei presidenti degli States e la risposta vien da se!! Trovami un presidente americano meno telegenico di Bersani!!:) E’ un connubio imprescindibile: capacità e messaggio visivo, lungimiranza ed intraprendenza col tubo catodico!!

    Ps: ti ho citato l’esempio dei Presidenti U.S.A., ma potremmo aprire una interminabile parentesi in merito al carisma pubblicitario dell’attuale premier.

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