Italia, marocchini il 90% dei minori non accompagnati. La Caritas Migrantes: “Difficile integrarli”

Italia, marocchini il 90% dei minori non accompagnati. La Caritas Migrantes: “Difficile integrarli”

Il 90 per cento è maschio (5.954 persone) proviene dal Marocco (15%), dall’Egitto (14% ), dall’Albania e dall’Afghanistan (11%). Più dell’88 % ha tra i 15 e i 17 anni. I diciassettenni sono più della metà del totale. Sono 6.587 minorenni. Tutti extracomunitari che vivono in Italia e vivono soli, nel senso che non hanno nessuno. Né genitori, né parenti che si occupino di loro e che li sostengano economicamente. A fornire i numeri è il 20° dossier Caritas/Migrantes 1 che sottolinea come l’integrazione di questi uomini-bambini, in Italia, sia una missione quasi impossibile.

Normativa inadeguata. La normativa italiana in materia, integrata e in parte modificata dalle disposizioni del decreto sicurezza contenute nella legge 94 del 2009, stabilisce infatti che il rilascio del permesso di soggiorno avvenga per i minori diventati maggiorenni in territorio italiano dopo tre anni di permanenza e solo dopo aver intrapreso un percorso di integrazione sociale di almeno due anni presso un ente riconosciuto dallo Stato. Problema: se il minore dovesse sbarcare in Italia – come spesso accade – solo dopo aver compiuto i 15 anni d’età? In altre parole, se al momento di compiere la maggiore età non fossero ancora trascorsi i tre anni previsti per procedere alla regolarizzazione? La legge tace in merito.

“In Italia mancano i beni primari…”. “Nel nostro sistema d’accoglienza –  si legge nel Dossier – si registrano carenze nei servizi di mediazione culturale e informazione legale di base, ritardi nell’assegnazione di un tutore e nel processo di regolarizzazione dello status del minore, mancanza di beni primari, accesso limitato all’istruzione, alla formazione e ad opportunità lavorative e una netta mancanza di coordinamento a livello nazionale”. Questa mancanza di prospettive per il futuro costituisce un forte disincentivo per i minori ultraquindicenni a seguire un percorso d’integrazione sociale e nuoce alla loro personalità. L’Associazione Nuovo Grillo di Bologna 2, network metropolitano di giovani online, ha pensato proprio a questo quando ha scelto di aprire due comunità educative. L’intervento è infatti volto alla prevenzione, al riparo e alla riabilitazione della struttura di personalità dei soggetti in età evolutiva. Ma c’è di più. Il progetto del Nuovo grillo prevede infatti la creazione di una “Casa dei maggiorenni”: un appartamento ad alta autonomia dove ospitare i ragazzi, anche dopo la maggiore età, per dare loro la possibilità di ultimare corsi di studio o di formazione professionale.

“Non entrano in contatto con i servizi d’accoglienza”. Stando ai dati diffusi da Save the children Italia, però, tra il maggio del  2008 e il febbraio del 2009, 1119 minori su 1860 collocati presso comunità di accoglienza hanno scelto, dopo poco, di abbandonare la struttura. La Toscana Cesvot  3 lavora per questo: per monitorare costantemente le presenze dei giovani immigrati, gli eventuali allontanamenti dalle strutture che li ospitano e gli standard qualitativi dell’accoglienza, per scongiurare rischi di devianza e assicurare il pieno riconoscimento e l’attuazione dei loro diritti. Anche perché, leggendo il Dossier, si scopre che una buona parte dei non accompagnati sfugge ad ogni forma di tutela. Più della metà dei baby extracomunitari vive e lavora in strada, dorme sotto i ponti o nelle metropolitane, non va a scuola, non ha tessera sanitaria e non beneficia di misure di tutela previste dall’ordinamento italiano e internazionale. In altre parole, i migranti bambini d’Italia senza accompagnamento non entrano mai in contatto con i servizi d’accoglienza e anzi, arrivano nel Belpaese da soli facendo riferimento solo alla rete di contatti già presenti sul territorio.

L’Albo dei tutori. Ecco perché, per sottrarli alla criminalità organizzata, il comune di Agrigento ha istituito l’albo dei tutori volontari di minori stranieri non accompagnati 4. Si tratta di una iniziativa che sancisce il passaggio concreto da un’ottica emergenziale ad una più strutturale, resa possibile grazie alla disponibilità dimostrata dagli ordini professionali della provincia e dal lavoro svolto dalla sezione minori del consiglio territoriale per l’immigrazione. I minori stranieri non accompagnati che si trovano in provincia di Agrigento sono affidati a delle persone fisiche, professionisti formati ad hoc per vegliera sul destino di questi piccoli.

Mozione approvata all’unanimità. I dati dell’European Migration Network 5 sottolineano che, nel 2008, su 573 i minori che hanno presentato richiesta di asilo, solo il 29,6 per cento ha ottenuto lo status di rifugiato, il 31,3 per cento la protezione sussidiaria e il 18,6 per cento i motivi umanitari. Sandra Zampa, capogruppo per il Partito democratico in bicamerale infanzia, questi dati li conosce bene. La deputata ha infatti ottenuto alla Camera un voto unanime a favore della mozione riguardante i minori non accompagnati in Italia con la quale si impegna il governo “in azioni di tutela dei minori non accompagnati, alla verifica dell’omogeneità, sul territorio nazionale, degli interventi a loro favore per a garantire loro uno status giuridico e rimuovere tutti gli ostacoli che ne impediscano una vera integrazione”. Il punto giuridico fondamentale della mozione risiede nell’impegno – garantito dal governo – ad assumere provvedimenti necessari a velocizzare il percorso verso l’ottenimento del permesso di soggiorno per quei minori che – pur titolari di asilo politico – abbiano già raggiunto la maggiore età ma non siano riusciti ad ottenere i documenti.

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