Dakar, ecco la carta mondiale del migrante

Dakar, ecco la carta mondiale del migrante

“Siamo sessantamila e chiediamo tutti di trattare seriamente questi temi: pratiche di economia solidale, diritti per i migranti, sviluppo, questione ambientale, libero accesso alle risorse del pianeta”. Riuniti a Dakar per il decimo Forum Sociale Mondiale 1, centinaia di associazioni, reti e movimenti hanno marciato per le strade della capitale senegalese. Molte le donne africane. Vestite con abiti dai tessuti sgargianti, riunite in federazioni. E poi gruppi informali per la difesa della pace, della terra e dei beni comuni. In un corteo chilometrico. Con slogan, canti e danze tribali. Tutti a Darkar, dunque, per la rivincita dei movimenti. Che, all’unanimità, tra un workshop e l’altro, hanno approvato il documento dei documenti: la Carta mondiale dei migranti. Alla manifestazione erano presenti, tra gli altri, Massimo D’Alema, come presidente della Fondazione Europea dei Progressisti, Martine Aubry, segretaria del Partito socialista francese, intervenuta al dibattito sull’acqua come bene comune, mentre Danielle Mitterand, con France Libertés, ha aperto i lavori di una tavola rotonda sul diritto all’accesso all’acqua nelle aree rurali e urbane in Africa. 

Quattro punti universali. Riuniti nell’isola di Goreée, da cui partivano le navi cariche di schiavi, oltre 150 delegati delle associazioni di tutto il mondo hanno ragionato. Di cosa hanno bisogno i migranti del 2011? E rispondendo alla domanda, i “cervelli” sono andati dritti dritti al punto. Anzi, ai punti. Che nella Carta sono quattro:

1) La libera circolazione delle persone,
2) La soppressione dei visti e delle frontiere,
3) L’uguaglianza dei diritti per coloro che vivono in uno stesso spazio geografico,
4) L’esercizio di una piena cittadinanza fondata sulla residenza. E non sulla nazionalità.

L’idea di mettere nero su bianco i diritti dei migranti era già stata lanciata nel 2006 a Marsiglia da un gruppo di sans papiers. A Dakar, l’idea si è concretizzata. Ora, accanto alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo – spesso ignorata – e alle varie costituzioni nazionali, i migranti avranno un Bill of right fatto su misura. Una Carta dei diritti pensata e realizzata sulla base di principi universali. Perché infondo, anche se ognuno migra per un motivo diverso, tutti meritano lo stesso trattamento.

Gli italiani i più attivi. La Carta è il frutto di una stesura collettiva, conclusa dopo due giorni di dibattito e confronto. Il testo riassume le istanze delle organizzazioni di migranti di tutto il mondo: dalla Francia al Mali, dalla Serbia al Sud Africa. Quelle italiane, però, sembrano essere tra le associazioni più attive. Già nel 2006, infatti, avevano aderito al progetto i gruppi di senegalesi immigrati in Italia (Stretta di Mano di Mantova 2Sunugal Associazione Senegalesi di Milano 3 e l’Associazione Senegalesi di Torino – Ast). Si sono aggiunte la Cigl, i Cobas ed il Cisv. Associazioni tutte diverse, con uno scopo comune: riempire a più non posso le piazze d’Italia il 1° marzo, in occasione dello sciopero contro lo sfruttamento degli immigrati e dei lavoratori, in generale. Perché in Italia, il problema dei migranti è strettamente legato a quello dello sfruttamento del lavoro. La rappresentanza italiana non poteva quindi mancare dal farsi sentire. E vedere. La Uisp ha portato 19 ciclisti, tra cui 16 italiani e tre del Mali, che – partiti da Bamako – hanno scimmiottato la Parigi-Dakar con un tour “Silenzioso della Solidarietà”. Arci 4ha ingrossato le fila con 20 delegati, Cgil, Fiom e Cobas con 100 rappresentanti. Immancabile la Caritas Italiana 5 a braccetto con la Caritas Internazionale 6. Poi, il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’Acqua 7 e le organizzazioni non governative: Acra, Cospe, Cisv. Presenti anche le “carovane” di rifugiati e migranti: 800 persone partite dal Benin, Mali, Camerun e Marocco in autobus.

Evo Morales. Sul palco, rivolgendosi a oltre 60mila persone, Taoufick Ben Abdallah, coordinatore del Forum Sociale Africano ed il presidente Evo Morales. Applauditissimo, l’ex sindacalista boliviano ha celebrato l’esperienza positiva del suo Paese, la decisione di nazionalizzare le risorse e di garantire l’acqua come diritto fondamentale degli esseri umani, contro ogni forma di privatizzazione e sfruttamento dei beni comuni. Per pensare ad un altro modello economico possibile. Per arrestare il riscaldamento climatico e il “capitalismo selvaggio”. Una mossa necessaria, anzi indispensabile. Perché – per Morales  –  “quello che sta succedendo in Egitto e in Tunisia conferma il risveglio dei popoli come protagonisti di un cambiamento per ottenere la fine dell’imperialismo economico e conquistare la libertà”. Accanto ai big, le organizzazioni internazionali: Attac 8Via Campesina 9, più di 30 associazioni per la liberazione della Palestina e la fondazione svizzera “Charles Leopold Mayer pour le progrés de l’homme”, che ha dotato il coordinamento di strumenti per la comunicazione e ha diffuso il progetto online 10.

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