Arabish, l’alfabeto della rivolta. Numeri e simboli anti-censura

Arabish, l’alfabeto della rivolta. Numeri e simboli anti-censura

SI SCRIVE 9aba7 2l5air, ma si legge “sabah al-khayr”. Lo chiamano “arabizi”, “arabish”, “aralish” o “chat arabe”, ma il nome in sé ha poca importanza perché dipende dalla lingua nella quale si intende tradurre la parola o frase. Ciò che conta è la sostanza: l’arabish è l’arabo del web. Un alfabeto virtuale, il primo sorto spontaneamente in rete, frutto dell’ingegno dei giovani internauti. Nato venti anni fa da una necessità pratica, oggi è un escamotage perfetto per raggirare la censura.

La storia. Nel 1990, quando personal computer, world wide web, e-mail, IRC, instant messaging e cellulari sbarcarono ad oriente, le tastiere arabe erano un’eccezione. Per ovviare al problema, su internet, con i cellulari o in chat, i giovani tunisini, marocchini, sauditi, siriani, egiziani e algerini hanno cominciato a traslitterare la loro lingua in alfabeto latino, con l’aggiunta di simboli speciali, numeri o altri caratteri, per contraddistinguere le lettere che non avevano una corrispondenza con quelle a disposizione sulla tastiera latina. I numeri si scelgono seguendo un criterio di somiglianza grafica. Peccato che, molte lettere arabe si distinguano l’una dall’altra solamente grazie ad uno o più punti grafici posti sopra o sotto il corpo della lettera stessa. Così, alcune parole finiscono spesso per assomigliarsi. Il che rende quasi impossibile stabilire quale sia la variante “corretta” o “ufficiale” di una parola e fa di questo linguaggio, informale e spontaneo, un vero e proprio “codice segreto”, impossibile da interpretare per tutti coloro che non siano né arabi né giovani internettiani. Appunto.

Censura. Vent’anni dopo l’invenzione, trovare una tastiera arabofona non è più un’impresa impossibile. Eppure, l’arabish rimane l’arabo più usato sul web. Nato tra un “tweet” e l’altro, questo alfabeto crittografato si è infatti tramutato in strumento efficace, anzi indispensabile, per sfuggire ai controlli delle varie polizie di regime. Stando alle ultime informazioni contenute nel rapporto di Reporter Sans Frontiers 1, su 13 nazioni che controllano e censurano la Rete, tre di queste sono arabe: Egitto, Siria, Tunisia, i cosiddetti “buchi neri di Internet.” L’arabish rappresenta in questo senso un “tesoro”, strumento di evasione dei giovani e per i giovani. Ma non solo.

Contestazione. Se qualcuno “ha messo il naso negli affari altrui”, scriverà “Be7shor anfi bi emour el 3alam”, ma per dire che “io faccio quello che mi rende felice” digiteremo “Ba3mel yelli 3ala kefi”. “Ba9al aw 6ama6em/basal aw tamatem”, in italiano, significano cipolla o pomodoro e per salutare qualcuno la parola giusta è 9aba7 2l5air (“buongiorno”). Un segno dopo l’altro, si potrebbe scrivere un intero libro “numerico”. Magari uno di quelli che racconti la rivoluzione nei paesi arabi. Perché questo alfabeto è diventato uno dei simboli della contestazione. L’arabo puro è infatti spesso percepito dai giovani come il linguaggio del potere, del regime. Quello dei numeri è invece un dialetto sociale, metafora di una generazione che codivide un orizzonete sconfinato, manifesto della volontà di emanciparsi e abbandonare codici imposti e antiquati. Rapidissima nel percepire la “fortunata” tendenza, la compagnia telefonica saudita Mobily non se l’è fatto ripetere due volte e ha lanciato una campagna pubblicitaria per una linea telefonica prepagata: “7ala”.

Fondamentalismo. Ma c’è chi storce il naso. Dietro a codici, sigle e abbreviazioni “innocenti” potrebbe infatti celarsi la propaganda di gruppi fondamentalisti, rivoluzionari e anti democratici. Registrato ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, il forum Al-Qal3ah, Qal3ah, o Qal3ati (“the castle “) era conosciuto come “covo virtuale” degli estremisti islamici. I responsabili del sito web dichiaravano ufficialmente di non avere niente a che fare con le attività terroristiche. L’United State Treasury invece lo registrò come “jihadi forum”, potenziale supporto web di Al Qaeda. Oggi, la parola Al-Qal3ah è top secret. I giovani arabi la conoscono ma evitano di usarla, anche su Facebook. Del forum invece sembra si sia persa ogni traccia.

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