L’ergastolano che racconta il carcere

L’ergastolano che racconta il carcere

Di solito sono le cifre diffuse dalle associazioni o dall’Istat a darne un’idea. Altre volte, sono i giornalisti o gli studiosi ad avvicinarvisi per tentare di capire cosa significhi vivere in carcere. Oggi a spiegare la detenzione, la prigione e l’ergastolo è un ergastolano ‘ostativo’: un condannato a vita, senza privilegi, senza sconti. Da dietro le sbarre ha scritto un libro destinato a chi è libero. Non per discolparsi, ma per raccontare a chi non lo sa cosa significa in Italia il “fine pena mai”.

Il volume presentato oggi alla Camera dei Deputati dall’Associazione Antigone 1 si chiama gli Uomini ombra (Gabrielli Editore) ed è firmato da Carmelo Musumeci, recluso nella prigione di Spoleto da venti anni. Nato in Sicilia, è un ex capo della mafia versiliana e ha ucciso un uomo. Si definisce poeta ma è un assassino che non è mai uscito di prigione. “Tempo fa –  scrive – avevo chiesto al Tribunale di Sorveglianza qualche ora d’aria ma ‘le motivazioni affettive sottese alla richiesta avanzata dal Musumeci, encomiabili e rispettabili sul piano umano non sono applicabili'”. Permesso respinto. Musumeci è uno dei circa 1200, uomini e donne, soprattutto meridionali, colpevoli di reati di stampo mafioso e condannati a vita. Per loro la legge prevede la preclusione – di fatto – di ogni beneficio durante il periodo di detenzione. I permessi premio, di necessità o la liberazione condizionale sono concessi solo a chi collabora con la giustizia.

Nel libro, “Carmelo racconta di lupi, Carmelo racconta di ombre, Carmelo dipinge leoni e li spedisce a mio figlio, Carmelo mi scrive lunghe e belle lettere che mi arrivano in buste gialle. Io rispondo in ritardo risposte brevi, frettolose. Ho poco tempo io. Carmelo no, ha tanto tempo però non è il suo e delle mura alte, dei cancelli di ferro e delle sbarre di acciaio[…] Carmelo non ha mani, né gambe, né corpo. Carmelo è un uomo ombra però posso toccare le sue parole impresse nelle pagine di questo libro, le parole, la fantasia, il dolore, la ostinazione, l’amarezza, la dolcezza e la durezza di Carmelo sono corpo: il corpo di un uomo libero”.

Il virgolettato è di Vauro Senesi, fumettista e giornalista, che del libro ha curato la prefazione e ha disegnato la copertina. I testi invece sono frutto della corrispondenza giornaliera tra Musumeci e la realtà, quella esterna. Il “diario” personale di Carmelo era già stato pubblicato a puntate sul blog “Urla dal silenzio”2 e anche sul portale Informacarcere. Attraverso la Rete, è riuscito a farsi conoscere. A farsi sentire e a comunicare con il mondo. Oggi i pensieri dal carcere sono un libro. Anzi, racconti “social noir” come ama definirli, attraverso i quali l’autore spiega giorno per giorno, ora per ora, la vita dietro le sbarre e la morte spirituale dei detenuti. Racconta cosa significa “sovraffollamento”, denuncia ciò che non va e cosa dovrebbe andare meglio.

Si pente ripetutamente ma non chiede la libertà. Sa di non meritarla. Però riflette. E chiede almeno umanità. “Nella pena che scontiamo  –  scrive – non c’è nulla di costruttivo”. Il “sistema penitenziario italiano prevede all’art. 27 della Costituzione che ‘le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Nel caso degli ostativi non succede”. Per questo Carmelo si definisce Uomo ombra. Perché è come se l’avessero dato per spacciato anche se lui è ancora vivo.

“La sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario” nei confronti dei carcerati, anche non ergastolani, accusati di associazione mafiosa, fu stabilita nel maggio del 1992. Il decreto Martelli-Scotti, pochi giorni dopo che Giovanni Falcone veniva fatto saltare in aria con la moglie e la scorta, inaspriva le pene già contenute nell’articolo 4 bis della legge antimafia del 1975. Con uno scopo: distruggere la rete malavitosa attraverso le confessioni dei detenuti. Da allora, per varie ragioni, gli ergastolani ostativi si sono spesso rifiutati di collaborare. In merito alla legge del ’92, invece, non è mancata la polemica. “Mentre in alcuni paesi – Norvegia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Croazia e Polonia per esempio – la detenzione a vita è stata abolita – spiegano i volontari della comunità Papa Giovanni XXIIIesimo – in Italia, unico Paese nel mondo, l’ergastolo puro si sconta per minimo 25 anni. Un provvedimento, questo, in contrasto con l’articolo 5 della Carta europea dei dritti dell’uomo che – in ogni caso – prevede che nessuno venga sottoposto a tortura o trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti”.

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