Carceri, bimbi dentro

Carceri, bimbi dentro

Al  “mai più bambini in carcere” lanciato due anni fa dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano risponde la Casa circondariale di Montorio: “Bimbi dentro”. I bambini delle detenute d’Italia che entrano in carcere, almeno per un giorno, per stare con le madri. Ieri, alla vigilia della festa della mamma, il penitenziario veronese ha aperto le porte ai figli delle carcerate, eccezionalmente autorizzati a varcare quella soglia. Momento atteso dalle donne più che dai piccoli, la cosiddetta “pizzata” pasto condiviso all’aria aperta, in spazi dell’Istituto appositamente allestiti per l’occasione. Con accompagnamento di un set musicale a cura delle detenute del corso di chitarra.

“Bimbi dentro”, evento promosso dal direttore dell’istituto penitenziario Antonio Fullone, segue l’approvazione, a fine marzo, della legge “a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori” 1, varato con 178 sì, nessun no e 93 astenuti. La nuova norma porta da tre a sei anni l’età del figlio che può stare con la mamma e viene incontro ai disagi dei piccoli che dopo i tre anni venivano allontanati. Cambiano anche le regole che disciplinano il diritto di visita al minore infermo da parte della madre in stato di detenzione. Il magistrato di sorveglianza, in caso di imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del minore, può concedere alla detenuta, con provvedimento urgente, il permesso di visitare il figlio malato. Ed ecco la novità più significativa: il provvedimento permette alle donne condannate o in attesa di giudizio di non varcare più la soglia della cella fino al sesto anno di vita dei figli  “a meno – si legge – di particolari esigenze cautelari di ‘eccezionale rilevanza’”. Le disposizioni si applicheranno “a decorrere dal 1 gennaio 2014” (“fatta salva la possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso gli istituti a custodia attenuata”). Ma è proprio per quel passo in cui si parla di “eccezionale rilevanza” che si è scatenata la polemica.

Al 31 dicembre 2010, secondo i dati forniti dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), le donne detenute con prole nelle carceri italiane erano 54, 42 i bambini fino a tre anni, quattro le donne in gravidanza. Alla stessa data però risultavano funzionanti 13 asili nido, su un totale di 25.  Ed ecco il punto. A sollevarlo per prima è stata Rita Bernardini, deputata radicale eletta con il Pd, spiegando che “la legge non risolve il problema di quelle detenute madri, magari nomadi e recidive, in carcere in attesa di processo, o perché condannate in via definitiva. I loro bambini continueranno a rimanere chiusi negli istituti di pena, perché rispetto a questa tipologia di detenute esisterà sempre l’esigenza cautelare di ‘eccezionale rilevanza’ o il pericolo di reiterazione di ulteriori delitti o quello di fuga, che non consentirà loro di scontare la custodia cautelare o la reclusione presso un istituto a custodia attenuata o presso una casa famiglia”.

La legge non è piaciuta nemmeno alle associazioni. Quella approvata, spiega Federica Giannotta, responsabile diritti dei bambini di Terre des Hommes, “non garantisce alla mamma di poter stare accanto al figlio piccolo minore di tre anni se ospedalizzato, né di poterlo andare a trovare fuori dal carcere, nel caso in cui sia a rischio la sua salute, in modo da assicurare la sua vicinanza per tutto il tempo in cui il figlio ne ha bisogno, come invece richiede la Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia, ai quali l’Italia è vincolata”. L’accusa è di aver approvato “l’ennesima legge inutile sulla detenzione delle madri, che continuerà a non tirare fuori i bambini di età inferiore ai tre anni dal carcere”.

C’è chi dice che nell’elaborazione del testo sono prevalse solo le ragioni e i timori legati alla sicurezza, dato che in Italia le carceri sono sovraffollate e malmesse, e c’è chi dice che in fondo rispetto al ben più rilevante diritto di protezione dei bambini, non si sia poi fatto granché. “Bimbi dentro” ha colto la palla al balzo. E ha tentato di trovare un compromesso. “La risorsa più efficace – spiega Margherita Forestan, Garante dei diritti delle persone detenute del Comune di Verona  – per le persone detenute è poter mantenere e recuperare gli affetti”. L’istituto penitenziario veronese dispone di celle di poco meno di 10 metri quadrati che ospitano anche tre detenuti alla volta. Si contano 400 posti disponibili ma i carcerati sono circa 900, di cui 52 donne.

“Bimbi dentro” ci ha provato lo stesso. Ha tentato l’esperimento degli esperimenti. Per capire se davvero è possibile trovare un compromesso tra il modello “degli affetti” che vorrebbero la mamma vicina al figlio, dentro e fuori gli istituti penitenziari, e il problema irrisolto ma risolvibile delle carceri d’Italia. Stipate, prive di asili nido. Insomma non adatte a far crescere un bambino.

One thought on “Carceri, bimbi dentro

  1. trovo sia un esperimento interessante. solo che non capisco perché non se ne sia parlato di più. Voglio dire, mi pare che quello delle carceri sia un tema d’attualità. io penso che i bambini non debbano entrare in carcere. poi è chiaro che se riescono a riqualificarli la storia cambia. ma andiamo, non ci sono gli asili nido fuori dal carcere, figuriamoci se possono riuscire a farne di buoni dentro!

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