Arrigoni, carovana a Gaza per ricordarlo

Arrigoni, carovana a Gaza per ricordarlo

Sono ottanta, italiani e non, e giovedì – in nome di Vittorio Arrigoni, l’attivista per i diritti umani dell’International 1 Solidarity Movement ucciso a Gaza il 15 aprile scorso 2 – tenteranno di superare il muro che li divide dalla Striscia di Gaza. I più partiranno dall’aeroporto di Fiumicino, a Roma. Per chi arriva dal Nord, dal Sud o dall’estero, l’appuntamento è a Il Cairo. Da lì, il 12 maggio, l’appuntamento è al valico di Rafah al confine tra Egitto e la Striscia, blindatissimo. L’impresa, dicono gli organizzatori, riuscirà solo se il nuovo governo del Cairo li appoggerà. E se con loro confluiranno altre realtà, internazionali e locali, venute per lo stesso motivo. Altrimenti, giurano che ci proveranno lo stesso. Scavalcheranno pacificamente il confine senza il permesso, rischiando la reazione israeliana. Si fanno chiamare CO.R.UM: “convoglio restiamo umani”, parole che Vittorio Arrigoni ripeteva alla fine di ogni suo videomessaggio. 

Una carovana dedicata ad Arrigoni. Questa pronta a partire è una carovana dedicata a lui. Un “convoglio umano più che umanitario”, specifica uno dei relatori seduti intorno a un tavolo piazzato al centro dell’ex cinema Palazzo di Roma, un cinema-teatro sgomberato da meno di un mese e “occupato” dagli attivisti. Era il 15 aprile del 2010. Lo stesso giorno in cui fu ritrovato il cadavere di Arrigoni. Per questo, gli hanno dedicato la sala principale che ora porta il suo nome. Ma dopo lo smarrimento, dicono gli attivisti, è arrivato il “momento della reazione”. “Subito prende corpo la certezza che restare immobili davanti alla gravità dell’accadimento può solo favorire gli assassini di Vittorio. Chiunque essi siano. Bisogna reagire”, dicono. Dopo lo sgomento, il modo per ricordare chi ha perso la vita per un ideale è andare lì dove lui stesso è stato per anni. Riallacciare i legami che Arrigoni aveva inaugurato, parlare con le persone con cui lui ha parlato.

Testimoniare. L’obiettivo dell’iniziativa è vedere ciò che Arrigoni vedeva e voleva che vedessero gli altri. Insomma,  portare a termine ciò su cui, prima della morte, stava lavorando. “Durante la nostra permanenza a Gaza avremo modo di confrontarci con le effettive condizioni sul territorio. Vogliamo instaurare complicità per immaginare progetti di natura culturale, sociale, artistica e informativa. Sentiamo impellente la necessità di ristabilire quel flusso di comunicazione irrimediabilmente reciso con l’assassinio di Vik. L’ambizione è costruire snodi di comunicazione aperti e trasversali che restituiscano vista, udito e voce alla popolazione della Palestina. Popolazione a cui ognuna e ognuno di noi sente di appartenere”.

L’anniversario della Nakba. Il convoglio, promosso tra gli altri anche dal movimento FreePalestine 3, non è composto da “amici” di Vittorio ma da “donne e uomini animati dalla passione. Alcuni, fra le migliaia di esseri umani che hanno intrecciato la propria esistenza con quella di Vik Utopia. Ognuna con la sua vocazione. Ognuno con il suo approccio”. Centrale la data del 15 maggio quando “celebreremo nella striscia di Gaza un anniversario della Nakba”, il “giorno della catastrofe” per alcuni (il 15 maggio 1948 si intensificò l’esodo della popolazione araba ndr).  CO. R. UM ci sarà anche “per ricordare Vik nel trigesimo della sua scomparsa. Ci saremo, per partecipare ad una svolta storica che spalanca nuovi orizzonti per la causa palestinese”.

La morte di Vik passata in sordina.
 E poi si sente il bisogno di ristabilire un dibattito intorno alla morte di Arrigoni che sembra – spiega un attivista  –  passata in sordina. Per farlo, i volontari provenienti da tutto il mondo avranno bisogno di una spinta ulteriore dei palestinesi. “Bisogna che sappiano che non sono soli”. Gabriele, uno di quelli che giovedì affronterà il valico egiziano di Rafah, torna a Gaza per la terza volta. Dice che metterà un sacco a pelo, bottiglie d’acqua che forse mancheranno, un vademecum con su scritte le regole utili per chi non è mai stato in questi posti, il passaporto, qualche fototessera e “i contanti contati”.

La partenza della nave.
 La terza settimana di giugno, salperà come di consueto anche la Freedom Flottilla 4. Che però non ha niente a che vedere con il convoglio guidato da CO. R. UM. Quest’ultimo è stato creato apposta per ricordare Arrigoni e la sua causa. Il che prescinde, precisano i promotori, dallo scontro ideologico pro-contro Israele. “I legami creatisi intorno a questa esperienza – conclude Gabriele – vanno al di là della scontentezza, della destra o della sinistra”. Questo viaggio è per Vittorio e basta. “Per chi ha donato la propria vita alla Palestina libera, per riprendere il cammino sul sentiero dell’utopia. Per restare umani”.

5 thoughts on “Arrigoni, carovana a Gaza per ricordarlo

  1. Buongiorno,
    ho letto il suo articolo, con piacere, considerato che Repubblica dimentica ogni giorno di pubblicare notizie sulle oppressioni inflitte al popolo palestinese.

    Le faccio un appunto su un dato storico, perchè l’ignoranza su questo non è più accettabile: la Nakba non ricorda l’esodo dei palestinesi, ma la cacciata dalle loro terre avvenuta con violenza e sotto l’ombra dello sterminio.
    Nel 1948 più del 60 per cento della popolazione palestinese è stato espulso.
    Più di 530 villaggi palestinesi sono stati evacuati e distrutti completamente.

    I villaggi venivano accerchiati dall’esercito su tre lati e attaccati, veniva lasciato ai palestinesi un varco per andarsene e lasciare una terra che Israele considera sua di diritto (divino).
    E questa è una verità storica raccontata dagli stessi storici israeliani, nonchè da “partigiani” israeliani presenti all’epoca dei fatti.

    Parlare di NAKBA senza dire la verità su cosa sia stata è un delitto verso l’onesta intellettuale che ad ognuno è richiesta e che per chi fa informazione dovrebbe essere un dovere.

    Beatrice Pietrangeli

    1. Salve,

      concordo pienamente con la Sig.ra Petrangeli, unica nota stonata (accanto al “per alcuni” li vicino).
      Qualcuno dice che il diavolo si nasconde nei dettagli. Forse possono fare peggio notizie false in articoli degni di rispetto, piuttosto che articoli apertamente diffamatori o falsi o fanatici e privi di riscontri.

      In questo caso il diavolo forse è in redazione.

      Saluti
      Giuseppe

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