Teleperformance, Sky: Italia bye bye

Teleperformance, Sky: Italia bye bye

Per Repubblica.it

“Teleperformance licenzia 1.464 operatori telefonici in Italia dichiarati in esubero e si porta la commessa italiana Sky in Albania”. La denuncia arriva da Assunta Linza, Rsu Cgil di Teleperformance, laureata in psicologia e operatrice telefonica del colosso francese dei call center: “Io e i miei colleghi – spiega – da metà aprile siamo stati dichiarati in esubero, mentre la saturazione è stata causata da Durazzo, dove Teleperformance, pur avendo una procedura di mobilità aperta in Italia nel 2010, ha continuato ad assumere e formare personale locale sulla commessa Sky, che in teoria dovrebbe rimanere sul nostro territorio”. 

Secondo la Cgil, la prova di ciò che sta avvenendo è nei numeri. Teleperformance impiega in Italia circa 3mila addetti sparsi in tre sedi: una a Roma, dove l’azienda francese gestisce le tre commesse Sky, Eni e Barclays; una a Fiumicino (che lavora le commesse Alitalia ed Apple); e una a Taranto. La multinazionale ha dichiarato in esubero 509 dei 613 occupati nella sede capitolina di via di Priscilla, quasi tutti assunti nel 2007 a tempo indeterminato, 243 operatori di Parco Leonardo (Fiumicino) e 713 operativi su 1.837 di Taranto.

“Se licenziano tutti i dipendenti di via di Priscilla – si chiede Linza – , le commesse che abbiamo gestito finora su Roma, che fine fanno? Crediamo che verrà accorpata o fusa con quella di Fiumicino – dice Linza – anche se l’azienda parla solo di ristrutturazione”. La Cgil ritiene che Teleperformance stia preparando il taglio per i circa 300 addetti della commessa Eni, che sarebbe quindi spostata nella sede di Taranto. Quanto alla commessa Barclays, le poche decine di operatori sarebbero tra i circa 100 fortunati, con quelli di Apple ed Alitalia di Parco Leonardo, che non perderanno il posto. Si tratta di addetti che parlano inglese e sui quali l’azienda ha investito in formazione. E Sky? “Nella procedura di mobilità – spiega la delegata – non si parla mai di Sky; la commessa italiana sta lasciando il mercato in sordina”.

Altrimenti, si chiede Linza, perché nel 2011 Teleperformance ha acquisito una nuova commessa Eni per vendita passaggi luce-gas e invece di spostare gli altri esuberi ha assunto 300 nuove persone a progetto? Inoltre, rileva la rappresentante sindacale, “mentre tutti i call center del gruppo che gestiscono la commessa Sky rimarranno chiusi a staffetta per rispettare le condizioni dettate dal contratto di solidarietà, in Albania i call center non hanno mai smesso di lavorare ed anzi gli addetti sono passati dagli 80 del 2008 ai 700 odierni”.

In un comunicato, la Cgil chiede al colosso francese di spiegare “il fermo della commessa per due settimane nel mese di maggio” e chiede a Sky, il committente, se tale fermo sia la conseguenza della decisione dell’azienda di far fronte a un calo dei volumi complessivi. Se venisse confermato che “la medesima riduzione” non è stata programmata nelle sedi albanesi di Teleperformance, “vorrebbe dire che Sky sta valutando seriamente di saturare il mercato albanese a totale discapito di quello italiano, aprendo quindi la strada a prossime crisi diffuse in tutto il territorio nazionale”.

Il sospetto del sindacato, infine, è che Teleperformance abbia deciso di tagliare metà dei 3mila inbound regolarizzati nel 2007 in seguito alla circolare Damiano, per ricominciare da capo, ma con assunzioni a progetto: “Nonostante ci stiano licenziando tutti – accusa Linza – su internet continuano ad esserci annunci di Teleperformance che assume per 3 euro l’ora”.

Paolo Sarzana, direttore marketing e comunicazione di Teleperformance Italia, minimizza sul legame fra i tagli in Italia e la crescita in Albania: “La nuova dichiarazione di esuberi – si legge in un comunicato – può aver sorpreso per la sua distribuzione presso le tre sedi, ma è frutto di una volontà aziendale di trasferire alcune attività presso la sede di Taranto per poter distribuire gli esuberi in maniera più equa tra Roma e Taranto”.

“La soluzione alla crisi, al netto del criticato ma inevitabile fenomeno/trend della delocalizzazione – afferma Sarzana – è riuscire a vendere i nostri servizi a un maggior prezzo, corrente il valore aggiunto che offriamo ai nostri clienti, in linea con il livello medio dei moderni ed evoluti paesi del nord Europa e in grado di mantenere l’equilibrio, o almeno coprire i costi degli out-sourcer. Non c’è alcuna alternativa, pena la potenziale perdita, a totale mercato, di oltre 40.000 posti di lavoro”.

Nell’ultimo anno e mezzo, in Italia, il settore dei call center ha espulso oltre 11mila lavoratori su circa 70mila e, secondo i sindacati, se si guarda al fatturato globale del comparto (circa 850mila euro), non a causa della crisi. La colpa, accusa la Cgil, è delle aziende che delocalizzano per tagliare spese dovute per l’80% al costo del lavoro, ma anche delle compagnie committenti (e tra queste molte pubbliche o partecipate), la cui corsa ai ribassi, dice il sindacato, “autorizza” Teleperfomance e tanti altri operatori del settore a delocalizzare pur di ottenere le commesse. “Oggi è Sky – dice la Cgil – domani sarà Alitalia, in parte già emigrata all’estero”.

Per questo il 23 maggio, nel giorno dello sciopero nazionale sulle tlc, sui problemi dei call center e sul caso Teleperformance la Cgil scenderà in piazza per chiedere l’apertura di un tavolo nazionale. “Il governo – dice Alessandro Genovesi, segretario nazionale Slc/Cgil – deve verificare se questa multinazionale possa permanere in territorio italiano pur non impiegando quasi più lavoratori italiani”.

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