Detenuti stranieri, primato all’Italia. Quando la migrazione diventa detenzione

Detenuti stranieri, primato all’Italia. Quando la migrazione diventa detenzione

L’Italia è tra i primi tre Paesi europei per tasso di detenzione degli stranieri: 743 detenuti ogni 100mila italiani. Preceduti solo da Portogallo (925 ogni 100mila) e Paesi Bassi (772 su 100mila), i forestieri dietro le sbarre sono circa 25mila (24.923 per l’esattezza) di cui la metà (11 mila) ancora in attesa di giudizio. In percentuale, i carcerati stranieri rappresentano più di un quarto (il 36%) dei 67.510 d’Italia (dati aggiornati al 30 aprile 2011).

Un dato, questo, leggermente inferiore a quello registrato l’anno scorso di questo periodo dall’associazione Antigone 1 (erano il 37,4%) ma che permette di sollevare un punto centrale: da tre anni a questa parte la percentuale è rimasta più o meno costante, il boom degli arresti risale semmai agli anni novanta, quando sono state inaugurate una serie di politiche che, man mano, hanno contribuito a rendere gradualmente più precaria la situazione legale dei migranti e degli stranieri, generalmente soggetti a un maggior numero di fermi e controlli da parte delle forze dell’ordine.

All’origine dell’aumento di detenuti. Si tratta della legge Fini-Giovanardi sul consumo di sostanze stupefacenti, della ex-Cirielli che, tra le altre cose, ha inasprito le pene per i recidivi e, non ultima, della legge Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza che hanno introdotto il reato di clandestinità, facendo della migrazione l’avamposto della detenzione e tramutando, di fatto, una condizione amministrativa in un vero e proprio reato. Dati alla mano, dall’incontro “Percorsi sbarrati: quando la migrazione diventa detenzione” organizzato nella sede del Naga 2 di Milano, si scopre anche che più di due terzi dei detenuti definitivi scontano un residuo di pena inferiore ai tre anni, e sarebbero quindi teoricamente nelle condizioni di accedere ad una misura alternativa che però è concessa di rado e sembra dipendere dalla nazionalità.

Gli affidamenti solo agli italiani.
 Degli 11.897 affidamenti in prova gestiti dagli uffici della esecuzione penale esterna nel corso del 2009, 10.400 hanno riguardato condannati italiani (l’87 per cento) mentre solo 1.497 quelli stranieri. Infine la custodia cautelare, periodo trascorso nelle cosiddette case circondariali, dove solitamente sono detenute persone in attesa di giudizio, con una detenzione nel massimo o un residuo pena di anni tre, che riguarda il 64% degli stranieri, quasi il doppio rispetto alla media europea, ma solo il 43,9% dei detenuti totali. Confrontando la percentuale di forestieri nelle prigioni di casa nostra rispetto alla percentuale di stranieri liberi sul territorio nazionale e alla popolazione italiana totale, emerge così una loro chiara sovra rappresentazione nelle carceri, il che – spiega Fabio Quassoli, sociologo, professore associato all’università di Milano, ospite  del Naga – è molto probabilmente il prodotto dell’assenza di politiche migratorie che governino il fenomeno.

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