Meglio il suicidio

Meglio il suicidio

 A San Vittore vivono in sei in una cella da 7 metri quadrati. A Napoli sono in dieci e per più di 20 ore consecutive siedono sullo stesso letto a castello. A Padova, invece, nelle celle singole ci sono 3 persone, in quelle da 4 vivono in 6 mentre in quelle da 6 si vive in 9. Tra il 2007 e il 2011, proprio nel triennio successivo al famigerato indulto che – a quanto pare  non ha aiutato – i detenuti d’Italia si sono triplicati: 67.174 persone a fronte di una capienza di 45.551. Quanto alla polizia penitenziaria, invece è diminuita. Gli agenti attualmente in servizio nelle carceri di casa nostra sono 34.165. Ma la legge prevede che siano come minimo 42.268 unità. 

Il primato a Busto Arsizio. Quest’anno, il rapportoAntigone 1 sulla situazione carceraria in Italia arriva con il caldo. Quasi a voler spiegare a chi non lo sa o pensa di saperlo, come passeranno le vacanze i detenuti della Penisola. In testa alla lista degli istituti penitenziari straripanti, c’è il carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese, con 265 detenuti per ogni 100 posti. Seguono nell’ordine: Vicenza con 256 detenuti, Brescia (252), Ancona e Catania (236), e ‘San Vittorè a Milano con 233 detenuti. Non che nelle altre prigioni vada meglio. A Savona, Piacenza, Venezia, Reggio Calabria, Castrovillari ( Cosenza), Pozzuoli (Napoli), Treviso, Bari, Bologna, Reggio Emilia, Lecce, Palmi (Reggio Calabria), Monza, Pesaro e Pavia si registrano più del doppio dei carcerati regolarmente detenibili.

In Italia va così. Va peggio che in qualsiasi altro Paese d’Europa. La media dei 27 è infatti di 97 detenuti ogni 100 posti letto, con qualche spazio libero. Nel Belpaese invece ce ne sono 148. Praticamente 3 metri quadrati per uno. Numeri, questi, che sembrano finti. Ma non lo sono. Dal report si scopre per esempio che di quei 67.174 carcerati, 14.251 sono in attesa di primo giudizio, 28.178 imputati e solo poco più della metà (37.257) condannati con sentenza definitiva. Il dato parla chiaro: la legge ‘svuotacercerì non è servita a niente. I detenuti usciti grazie a quel provvedimento sono solo 2.402.

La cella, dimora dello straniero. Dei condannati in via definitiva, invece, quasi il 9% è ancora dietro le sbarre per scontare una pena inferiore a un anno e il 32% per una condanna fino a tre anni. Il 30% poi ha un residuo di pena inferiore a un anno e il 64% fino a tre anni. Nello specifico, dal rapporto si scopre che in carcere ci sono 2.878 donne, di cui il 22% provenienti dalla Romania e il 16% dalla Nigeria mentre gli stranieri uomini sono, in proporzione, anche molti di più degli uomini italiani: 24.404 di cui il 21% marocchini, il 14% romeni e il 12% tunisini appunto.

Gli scioperi della fame e della sete. Tanto per dare un idea, Antigone confronta poi – ancora una volta – i dati di casa nostra con quelli europei. In Italia la custodia cautelare riguarda il 42% dei detenuti rispetto ad un 25% di quelli europei. Così come l’ergastolo a cui sono condannati il 4,6% dei carcerati nostrani e solo l’1,4 per cento dei prigionieri comunitari. Cifre da far venire il mal di testa. Cifre che spiegano gli scioperi della fame e della sete che a staffetta hanno coinvolto migliaia di detenuti, parenti di detenuti, avvocati delle Camere penali e deputati. Come Marco Pannella, a digiuno “per l’amnistia” .

E’ tortura per la Corte Europea. Ma il “sovraffollamento e l’illegalità” presentati dal Rapporto Antigone non sono solo il frutto di calcoli e statistiche. Il giudizio nasce invece dall’osservazione che nulla ha a che vedere con la politica ma che tutto deve invece alla documentazione e alle “visite” descritte nel Report e condotte, uno ad uno, nei vari istituti penitenziari.  “Si tratta  –  si legge nell’Indagine  –  di condizioni che la Corte Europea dei Diritti Umani ha già definito ‘tortura’, poiché gli standard europei prevedono per ogni detenuto almeno 7 metri quadri in cella singola e 4 in cella multipla”.

Le promesse di Ionta. A quanto pare infatti non è servito a nulla nemmeno nemmeno il piano carceri approvato l’anno scorso di questo periodo. Il Commissario straordinario Franco Ionta aveva promesso la realizzazione di 9.150 posti e una spesa di 661 milioni di euro entro fine 2012. “Ma – spiega Antigone – la legge finanziaria 2010 prevede stanziamenti per il piano carceri di 500 milioni, mentre la parte restante verrà “scippata” alla Cassa delle Ammende, cioè il fondo destinato al reinserimento dei detenuti”. Da qui la domanda: “Come si farà a tenere aperte le carceri se già oggi manca tutto, e ci sono istituti in tutto o in parte chiusi per mancanza di personale?”. A fine 2012, potrebbe succedere il patatrac. Se dovesse rimanere tutto fermo allo stato attuale, mancheranno altri 14mila posti. E guai poi, a sorprendersi di fronte a queste cifre: 8,2 suicidi ogni diecimila detenuti.

Il personale che manca. Troppi criminali, troppi carcerati, poche misure alternative e pochi quattrini per manutenzione, sicurezza e personale. Al 31 dicembre 2010 lavoravano negli istituti di pena 14.174 persone, il 20,8% della popolazione detenuta. Di questi, 12.110 erano alle dipendenze della amministrazione penitenziaria e 2.064 datori di lavoro esterni. Al di là delle sbarre si contano invece 178 magistrati di sorveglianza. Ma – da legge – dovrebbero essere minimo 204. Poi ci sono gli educatori. La pianta organica ministeriale ne prevede 1.331 e 1.507 assistenti sociali. Nel 2010 ne risultavano in servizio rispettivamente 1.031 e 1.105. Ancora troppo pochi.

La lettera di Napolitano a Pannella.
 “Caro Marco – ha scritto il Presidente della Repubblica, giorgio napolitano a Marco Pannella in sciopero della fame e della sete da circa due mesi –  desidero rispondere alle molte questioni e sollecitazioni che hai sottoposto alla mia attenzione nel nostro recente incontro al Quirinale e nelle lettere e documentazioni che mi hai inviato nei giorni scorsi. Credo che l’italia ti debba il giusto riconoscimento – ha detto il Capo dello Stato –  per la determinazione con la quale hai intrapreso tante battaglie per sollecitare una piena affermazione e tutela delle libertà civili e dei diritti dei cittadini”. Il Presidente della Repubblica, nel salutare “con affetto” Pannella, lo prega, “in nome non solo dell’antica amicizia ma dell’interesse generale, di desistere da forme estreme di protesta di cui colgo il senso di urgenza, ma che possono oggi mettere gravemente a repentaglio la tua salute e integrità fisica”.

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