La laurea in medicina la prendo in Romania

La laurea in medicina la prendo in Romania

 

«Buongiorno, sarei interessata ad una laurea in medicina in Romania. Come funziona?» Risposta: «Signorina perché mi chiama dal numero privato…? […] Guardi, studiare in Romania è una cosa seria. Dovrebbe portarmi una fotocopia autenticata del diploma, comprare una marca Aia da 14,62 euro e dichiarare la doppia cittadinanza, italiana e romena. Una fotocopia della carta d’identità e il codice fiscale, lo stato di famiglia e il certificato di nascita. Tutto in carta semplice».

Giuseppa chiede aiuto e su questo gruppo Facebook Carmine Ventimiglia, “insegnante del liceo di lungo corso”, scrive che «tutti coloro che volessero intraprendere questo percorso possono contattarmi anche al 3355465959. Fornirò dettagli sul da farsi e tutto quello che serve per i giovani diplomandi o diplomati. È una buona possibilità». Al telefono risponde lui. E dimostra di aver ben chiaro il problema: in Italia, certe facoltà sono inaccessibili, i test d’ingresso ardui al punto che li passa solo chi la medicina la conosce già. Così, se volete fare pediatria, chirurgia o anche odontoiatria, Ventimiglia vi aiuterà: «la facoltà di Arad, in Transilvania, è la migliore, dice. Qui già si sono trasferiti 350 italiani, di cui molti portati da me». Al telefono, l’uomo spiega di lavorare per il gruppo StudiareinRomania. Sul sito però di lui non c’è traccia. Piuttosto appaiono in alto a destra i nomi del dottor Nino Vario e del dottor Roberto Covino. Laureati in Italia? Chissà. Per concludere le pratiche burocratiche, comunque, Ventimiglia ci dà un appuntamento: «Dovrebbe venire a Salerno, da Roma ci vuole poco. Venga con suo padre». Il prezzo? «3500 euro o dollari non mi ricordo più, oltre ai 5500 euro per il servizio da pagare in due o tre rate, finché non le daranno il libretto». Oradea, Arad ma anche l’Ateneo «Iuliu Hatieganu» di Cluj-Napoca. Solo qui su settemila studenti, 1.600 sono stranieri. E pensare che a La Sapienza di Roma sono 1.237 i laureati complessivi del 2008/09. Non quelli di una sola facoltà. Ma quelli iscritti a tutti e cinque i corsi a ciclo unico dell’Ateneo (giurisprudenza, medicina, chirurgia, odontoiatria e architettura). Milleduecentotrentasette in cinque anni. Di cui solo 452 laureati in medicina. Perché? Secondo i dati Odontolex, gli aspiranti camici bianchi scappano dall’Italia per un motivo: raggirano la roulette russa dei test d’ingresso. Per gli stranieri, infatti, prima dell’accesso alle facoltà sanitarie gestite da Bucarest c’è un test di cultura generale e uno di lingua che però, a quanto pare, niente ha a che vedere con quello italiano che per uno che ha 19 anni, esce dal liceo classico e magari non ha mai davvero studiato biologia, sono quasi impossibili (“I mitocondri svolgono un’importante funzione. Quale?”). Ma c’è anche chi dice che nelle facoltà romene “si fa molta più pratica mentre in Italia è sempre solo teoria”. Senza considerare che affitto e costo della vita convengono. Sembra proprio questa l’altra ragione che spinge molti giovanotti a scegliere come destinazione la Romania, piuttosto che la Spagna o altri paesi dove non c’è limite di ingresso nelle facoltà private di medicina. E poi Bucarest è nell’Unione Europea. Valgono le regole comunitarie e per la laurea l’equipollenza dei titoli. Attenzione, però. Anche se Ventimiglia assicura che non ci saranno problemi al rientro per la convalida della laurea, alcuni istituti di casa nostra pretendono un minimo di esami sostenuti e altri non accettano studenti che arrivano da università di altri Paesi. Così spesso accade che una buona percentuale di italiani lasci la Romania e, invece di rientrare, se ne vada in Spagna ad esercitare la professione. «Il ministero della Salute, che è l’organo deputato al riconoscimento del titolo – spiega il presidente nazionale della Commissione dell’Albo degli Odontoiatri (Cao), Giuseppe Renzo – esegue un’attenta verifica, che tiene conto di alcuni parametri, tra cui: la presentazione del percorso formativo, il piano di studi, la conoscenza della lingua. Insomma, le metodologie devono essere verificabili e trasparenti». Questo per evitare di abilitare falsi medici o finti dentisti. «Ci sono stati – spiega Renzo – casi di ragazzi italiani che non avevano frequentato i corsi e non conoscevano neanche il romeno. Soprattutto prima del 2007 – anno dell’ingresso nell’Ue – si sono verificati episodi assai nebulosi». C’è insomma chi teme che a fare su e giù si possano combinare guai. E c’è chi crede che certi aspiranti dottori siano forse degli scansafatiche pronti a prendere quella dei test come una scusa per non studiare. A settembre dell’anno scorso, infatti, con decreto, il ministero dell’Università ha esteso l’accesso ai corsi di laurea sanitaria. Sono stati abilitati 38.705 posti: 28.135 per medicina, di cui 16.336 riservati alle scienze infermieristiche, 1.427 in più rispetto all’anno accademico 2009/2010. Stessa cosa per i dentisti: i posti sono aumentati da 690 a 789. Ma a quanto pare però non è bastato. Black Eagle87 è uno di quelli che comincia a credere che per entrare a Medicina in Italia non basti nemmeno più chiudersi sui libri ma serva, pure lì, una spintarella. «Salve, sono un ragazzo 21enne di Napoli che ha tentato per tre anni consecutivi l’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia senza successo per un punto o poco più (per mia ignoranza o per far posto a qualche figlio di senatore non so…) ma a tutto c’è un limite! Mi hanno detto che è possibile iscriversi alla facoltà di Medicina in Romania o altri paesi senza test d’ingresso e per un ragazzo che ha avuto il mio stesso infruttuoso trascorso in ambito test, credo sia una bella tentazione. Vorrei sapere come faccio effettivamente (nel testo è in grassetto, ndr) di attivarmi per iscrivermi per l’anno accademico 2009/2010 in Romania o altro paese? Spero che qualcuno di competente mi risponda in dettaglio perché è veramente molto importante per me! Grazie in anticipo per le eventuali (spero tante) risposte». Test impossibili, fughe in Romania, lauree truccate o camici bianchi scansafatiche? A quanto pare c’è un problema.     (– continua)

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