Prendo nota

Sguardo sulla gioventù italiana. Focus e puntate:  i giovani “veri” (20-28) dove sono, cosa fanno, cosa ne pensano. Dalla politica al sesso, dalla musica all’università.

In questa pagina,una raccolti dei miei pezzi bisettimanali pubblicati su Likiesta.

Il viaggio comincia in fondo alla pagina, da Romatre. E’ il 27 aprile.

Qui sotto l’ultimo quadretto.

(i contenuti sono liberamente riproducibili, a patto che si citi la fonte. Grazie)


3 maggio 2011

La laurea in Medicina? Meglio prenderla in Romania

Terza puntata dell’inchiesta sui giovani italiani che secondo il ministro Tremonti non accetterebbero lavori umili. Che cosa fanno, invece? Alcuni, ad esempio, preferiscono evitare i test d’ingresso universitari per futuri medici – ritenuti troppo ostici e selettivi – e vanno a studiare a Bucarest o in Transilvania dove, ad esempio, si sono già trasferiti 350 italiani. All’ateneo di Cluj su settemila studenti gli stranieri sono 1.600. Su Facebook c’è un gruppo che fornisce informazioni. Tra intermediazione e tasse, viene a costare novemila euro. Poi, però, non tutti possono lavorare in Italia e quindi o restano in Romania o si trasferiscono in Spagna.

«Buongiorno, sarei interessata ad una laurea in medicina in Romania. Come funziona?» Risposta: «Signorina perché mi chiama dal numero privato…? […] Guardi, studiare in Romania è una cosa seria. Dovrebbe portarmi una fotocopia autenticata del diploma, comprare una marca Aia da 14,62 euro e dichiarare la doppia cittadinanza, italiana e romena. Una fotocopia della carta d’identità e il codice fiscale, lo stato di famiglia e il certificato di nascita. Tutto in carta semplice».

Giuseppa chiede aiuto e su questo gruppo Facebook Carmine Ventimiglia, “insegnante del liceo di lungo corso”, scrive che «tutti coloro che volessero intraprendere questo percorso possono contattarmi anche al 3355465959. Fornirò dettagli sul da farsi e tutto quello che serve per i giovani diplomandi o diplomati. È una buona possibilità». Al telefono risponde lui. E dimostra di aver ben chiaro il problema: in Italia, certe facoltà sono inaccessibili, i test d’ingresso ardui al punto che li passa solo chi la medicina la conosce già. Così, se volete fare pediatria, chirurgia o anche odontoiatria, Ventimiglia vi aiuterà: «la facoltà di Arad, in Transilvania, è la migliore, dice. Qui già si sono trasferiti 350 italiani, di cui molti portati da me».

Al telefono, l’uomo spiega di lavorare per il gruppo StudiareinRomania. Sul sito però di lui non c’è traccia. Piuttosto appaiono in alto a destra i nomi del dottor Nino Vario e del dottor Roberto Covino. Laureati in Italia? Chissà. Per concludere le pratiche burocratiche, comunque, Ventimiglia ci dà un appuntamento: «Dovrebbe venire a Salerno, da Roma ci vuole poco. Venga con suo padre». Il prezzo? «3500 euro o dollari non mi ricordo più, oltre ai 5500 euro per il servizio da pagare in due o tre rate, finché non le daranno il libretto».

Oradea, Arad ma anche l’Ateneo «Iuliu Hatieganu» di Cluj-Napoca. Solo qui su settemila studenti, 1.600 sono stranieri. E pensare che a La Sapienza di Roma sono 1.237 i laureati complessivi del 2008/09. Non quelli di una sola facoltà. Ma quelli iscritti a tutti e cinque i corsi a ciclo unico dell’Ateneo (giurisprudenza, medicina, chirurgia, odontoiatria e architettura).

Milleduecentotrentasette in cinque anni. Di cui solo 452 laureati in medicina. Perché? Secondo i dati Odontolex, gli aspiranti camici bianchi scappano dall’Italia per un motivo: raggirano la roulette russa dei test d’ingresso. Per gli stranieri, infatti, prima dell’accesso alle facoltà sanitarie gestite da Bucarest c’è un test di cultura generale e uno di lingua che però, a quanto pare, niente ha a che vedere con quello italiano che per uno che ha 19 anni, esce dal liceo classico e magari non ha mai davvero studiato biologia, sono quasi impossibili (“I mitocondri svolgono un’importante funzione. Quale?”). Ma c’è anche chi dice che nelle facoltà romene “si fa molta più pratica mentre in Italia è sempre solo teoria”. Senza considerare che affitto e costo della vita convengono. Sembra proprio questa l’altra ragione che spinge molti giovanotti a scegliere come destinazione la Romania, piuttosto che la Spagna o altri paesi dove non c’è limite di ingresso nelle facoltà private di medicina.

E poi Bucarest è nell’Unione Europea. Valgono le regole comunitarie e per la laurea l’equipollenza dei titoli. Attenzione, però. Anche se Ventimiglia assicura che non ci saranno problemi al rientro per la convalida della laurea, alcuni istituti di casa nostra pretendono un minimo di esami sostenuti e altri non accettano studenti che arrivano da università di altri Paesi. Così spesso accade che una buona percentuale di italiani lasci la Romania e, invece di rientrare, se ne vada in Spagna ad esercitare la professione. «Il ministero della Salute, che è l’organo deputato al riconoscimento del titolo – spiega il presidente nazionale della Commissione dell’Albo degli Odontoiatri (Cao), Giuseppe Renzo – esegue un’attenta verifica, che tiene conto di alcuni parametri, tra cui: la presentazione del percorso formativo, il piano di studi, la conoscenza della lingua. Insomma, le metodologie devono essere verificabili e trasparenti». Questo per evitare di abilitare falsi medici o finti dentisti. «Ci sono stati – spiega Renzo – casi di ragazzi italiani che non avevano frequentato i corsi e non conoscevano neanche il romeno. Soprattutto prima del 2007 – anno dell’ingresso nell’Ue – si sono verificati episodi assai nebulosi».

C’è insomma chi teme che a fare su e giù si possano combinare guai. E c’è chi crede che certi aspiranti dottori siano forse degli scansafatiche pronti a prendere quella dei test come una scusa per non studiare. A settembre dell’anno scorso, infatti, con decreto, il ministero dell’Università ha esteso l’accesso ai corsi di laurea sanitaria. Sono stati abilitati 38.705 posti: 28.135 per medicina, di cui 16.336 riservati alle scienze infermieristiche, 1.427 in più rispetto all’anno accademico 2009/2010. Stessa cosa per i dentisti: i posti sono aumentati da 690 a 789. Ma a quanto pare però non è bastato.

Black Eagle87 è uno di quelli che comincia a credere che per entrare a Medicina in Italia non basti nemmeno più chiudersi sui libri ma serva, pure lì, una spintarella. «Salve, sono un ragazzo 21enne di Napoli che ha tentato per tre anni consecutivi l’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia senza successo per un punto o poco più (per mia ignoranza o per far posto a qualche figlio di senatore non so…) ma a tutto c’è un limite! Mi hanno detto che è possibile iscriversi alla facoltà di Medicina in Romania o altri paesi senza test d’ingresso e per un ragazzo che ha avuto il mio stesso infruttuoso trascorso in ambito test, credo sia una bella tentazione. Vorrei sapere come faccio effettivamente (nel testo è in grassetto, ndr) di attivarmi per iscrivermi per l’anno accademico 2009/2010 in Romania o altro paese? Spero che qualcuno di competente mi risponda in dettaglio perché è veramente molto importante per me! Grazie in anticipo per le eventuali (spero tante) risposte». Test impossibili, fughe in Romania, lauree truccate o camici bianchi scansafatiche? A quanto pare c’è un problema.     (3 – continua)


29 aprile 2011 
Bambocciona? Magari. Sono commessa laureata

Prosegue il viaggio tra i giovani italiani che secondo il ministro Tremonti non accetterebbero lavori umili. Cristina è laureata in linguaggi dei media alla Cattolica, invia inutilmente curriculum, e lavora in  un negozio a Roma, anche il primo maggio. Simona, invece, siciliana, vuole denunciare lo Stato per truffa visto che ha concluso gli studi in Scienza della comunicazione, definita dalla Gelmini una laurea inutile. «E allora perché hanno previsto il corso di laurea?», si chiede. Ha 25 anni, guadagna mille euro al mese in un’agenzia di comunicazione.

«Ho fatto un breve calcolo: cinque anni di tasse, di affitto, di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico (studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito) e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro che ho intenzione di chiedere all’Università di Palermo e al ministero dell’Istruzione. Mi impegno a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com’è… per l’abilitazione”.

Quando in una puntata di Ballarò il ministro Mariastella Gelmini ha detto che «ci sono corsi di laurea, come Scienze della Comunicazione, che sono inutili perché non offrono sbocchi sul mercato del lavoro», Simona Melani, 25 anni, siciliana dal taglio sbarazzino e dall’accento pronunciato, non ci ha visto più e le ha scritto. «Il mio corso di laurea in scienze della comunicazione è pubblico, autorizzato dal ministero da lei presieduto, quindi. E se il mio titolo non vale nulla, scrive, allora io sono stata truffata dallo Stato».

Simona, con un fratello che studia economia, se l’è sentito ripetere centinaia di volte. «Il tuo è un corso di laurea “semplice”, il tuo trenta in Sociologia non vale neanche la metà di un 25 preso da uno studente in diritto penale o di un 18 in anatomia». Eppure all’estero, quando gli italiani partono in Erasmus, succede spesso l’esatto contrario: si sentono dire che sciences de la communication o sciences politiques, per dirla alla francese, sono facoltà rinomatissime e loro, bamboccioni di casa nostra, sono i più bravi. Insomma, quelli che sanno cosa vogliono nella e dalla vita. Proprio come in Italia, dove – ironizza Simona – «ti dicono che non sapevi cos’altro fare e ti guardano come per dire “poveraccio”».

Nel Belpaese, il ministro dell’Istruzione dice quello che dice ma la penisola si riempie di atenei che chiedono 30.000 euro per un “prestigiosissimo” master in comunicazione. Che fare?

«Lavorare e studiare allo stesso tempo. Solo così puoi far fruttare anche una laurea “inutile” come quella in scienze delle comunicazione». Simona guadagna mediamente mille euro al mese «e ci pago affitto, utenze, spesa, vestiti e tutto. Ai tempi degli stage però l’affitto lo pagavano mamma e papà». Si dice “fortunata” anche se ripensandoci ammette che «sì, sono stata brava». Si sta specializzando in comunicazione di impresa e pubblicità e si occupa di marketing, copyright e social media in un’agenzia di comunicazione a Palermo. Ha un contratto a progetto. Merito della laurea? Non proprio. «Se dico “semiotica” mi guardano pensando “ma a che serve?”». La semiotica va applicata. Ma mica te lo insegnano. «Per combinare qualcosa oggi che ho 25 anni, ho cominciato la tiritera degli stage a 16. Il primo tirocinio l’ho fatto a Sciacca. A 20 anni l’ultimo. Ho lavorato a titolo gratuito e questo ha arricchito il mio curriculum. Sono passata dalla comunicazione politica come volontaria e poi sono stata inserita a livello professionale. Ho lavorato anche come free lance organizzando campagne elettorali con i Ds insieme alla giovanile, poi mi sono lanciata nel privato».

Cristina, laureata in linguaggi dei media all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha 25 anni come Simona, una sorella che vuole andare in Canada, e come la collega palermitana intasca più o meno 1100 euro al mese per 40 ore settimanali. Cristina però non ha fatto stage e, anzi, ha cominciato a cercare lavoro solo dopo essersi laureata. Aveva 22 anni. Oggi ne ha 25. Vive a Roma con il suo fidanzato, si è trasferita da Rho, nel milanese. Fa la commessa. Ha iniziato tardi a cercare lavoro perché pensava che per esercitare una professione ci si dovesse prima formare. Laurearsi, dunque. Nessuno le aveva detto che avrebbe fatto meglio a cominciare con largo anticipo. Così, all’improvviso, si è trovata a un bivio: lavorare un po’ qui un po’ lì e trasferirsi a Roma seguendo l’amore o iniziare la trafila degli stage, alla disperata ricerca del lavoro dei sogni?

Cristina ha imboccato la prima strada. Ma ha dovuto rinunciare alla seconda. Anche perché – spiega – per fare uno stage serio delle volte «ti chiedono 4-5 anni di esperienza lavorativa pregressa. Ma come fai a voler fare uno stage se hai già lavorato per 4-5 anni?». Non ha mai smesso di cercare Cristina. «Mando centinaia di curricula al mese ma se rispondono dicono “grazie lo terremo da conto e quando servirà la contatteremo”».

Giovanni, il cugino di Cristina, ama usare l’inglesismo “learning by doing”: imparare facendo. Che come terminologia non è nemmeno male e in lingua fa molto trendy. Tradotto in “italianese”, più cose pratiche fai più è probabile che ti chiederanno di farne altre. Se non pratichi una volta non praticherai mai. Il segreto? «Investire sul personal branding – spiega Simona –. Bisogna essere ovunque: sul web, sui media, in ufficio, all’università, collaborare con l’uno e l’altro, e guadagnare almeno in termini di visibilità». Della serie il prodotto sei tu. «Sì, bisogna applicare tutto su se stessi. Questo perché nel 2011 siamo tutti allo stesso livello, tutti laureati, tutti dottori. La concorrenza è spietata e ci sono tante persone che lavorano gratis. Per farsi pagare bisogna dimostrare che hai qualcosa in più». Ma per sfondare bisogna anche avere voglia, tempo e denaro. «In Italia, invece, appena abbassi la guardia ti sostituiscono. Hanno fatto passare il ragionamento che dietro di me ci sono altre cento persone pronte a rimpiazzarmi». Ma non bisogna mollare. Perché, per dirla con Simona, con un po’ di costanza, il curriculum funziona. «Ho inviati cento curricula e mi hanno chiamato in 10 ma una piccola parte di bamboccioni in Italia c’è. È comodo trovare tutto fatto. Sono scelte di vita».

Il 1° maggio Simona non lavorerà. È domenica ma anche se fosse stato lunedì «non avrei lavorato comunque», dice. Cristina invece domenica sarà al suo posto. Addetta alla vendita trilingue, in merito alla decisione di tenere i negozi aperti il giorno della festa dei lavoratori, ha scritto alle istituzioni. Non alla Gelmini, questa volta, ma al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Perché «quello del commercio – scrive – è il settore dove la vendita è lo scopo, il cliente è la preda, il dipendente è lo strumento. E lo strumento deve essere sempre disponibile. Io l’ho accettato, consapevole di questi sacrifici, per necessità. Non ho mai detto nulla e mai mi sono lamentata. Fino ad oggi». Liberalizzare il 1° maggio per le Cristina d’Italia non significa «favorire quel lavoratore che vuole lavorare», come ritiene il presidente della Confcommercio capitolina Cesare Pambianchi. «Significa invece favorire il datore di lavoro che fa lavorare il dipendente, quasi sempre afflitto da precarietà cronica». Che poi sia laureato o no, cambia? 

27 aprile 2011 

Università Romatre, avere un certificato è una lotteria

Non si sobbarcheranno lavori umili, come ha detto il ministro Tremonti, ma che fanno i nostri giovani? Linkiesta comincia un viaggio a puntate. La prima è dedicata alla vita accademica, vista da uno studente. La scopriamo con Laura. Nel suo ateneo c’è un solo sportello amministrativo per tutte e otto le facoltà e per gli oltre 40mila iscritti. Si va la mattina a prendere il numero e si torna a ora di pranzo sperando che il proprio turno non sia passato. Una giornata all’università, tra corsi fantasma, regole cambiate in corso d’opera, servizi on line che non funzionano, richieste per stage all’Europarlamento da seguire in prima persona perché il personale non parla francese.

Più che una facoltà sembra un punto Snai dove il più bravo è quello che riesce a comporre la schedina dei crediti azzeccandoli tutti. Andare all’università in Italia è un po’ come lavorare senza però guadagnare una lira. Anzi, pagando tasse salate. E poi le segreterie amministrative sono piene come alla Posta, i segretari inefficienti che “io non so, chiami l’altra sede”, studenti disperati intenti ad “incastrare” esami, stage e crediti formativi, per non parlare di alcuni esami e corsi di laurea che da settembre sono “fantasma”.

Benvenuti alla terza università di Roma, ma potremmo anche essere in quella di Bari o di Bologna. Atenei dove gli specializzandi del secondo anno vorrebbero seguire le lezioni ma spesso non possono farlo. Prendete Laura, siciliana classe ’84, una delle 668 specializzande iscritte a scienze politiche a Romatre. Alle 11.30 si è appena seduta in classe. Ha fatto tardi perché è passata al volo in segreteria studenti per prendere il fatidico “numeretto”. La gara è a chi arriva prima alla macchinetta che distribuisce i bigliettini numerati. Di solito funziona così: ci si va la mattina presto prima che la segreteria apra (alle 10), si tenta di afferrare il numero migliore e si ritorna prima che chiuda (ore 14) sperando che la coda sia scemata ma che il tuo turno non sia già passato. In quel caso, tocca ricominciare da capo il giorno dopo. Laura ha “conquistato” il numero 66. Deve solo prendere il certificato di laurea triennale e il libretto per gli esami. È iscritta dall’aprile 2010 e da un anno va ancora in giro con lo statino, un fogliaccio dove si annotano di volta in volta gli esami verbalizzati. Sono le 10 e la fila è quasi chilometrica. «Romatre – sospira Laura – ha solo uno sportello amministrativo per tutte e otto le facoltà e per gli oltre 40mila iscritti. Geniali».

Ore 11,45. Laura segue Storia delle guerre. Il prof. spiega quale sarà il programma per gli studenti da 8 crediti. Peccato che il suo piano di studi preveda lo stesso esame ma per 3 crediti. Domanda: «Scusi, professore, io porto solo tre crediti, sono del nuovo e non nuovissimo ordinamento. Che faccio?». Risposta: «Guardi, il suo corso non esiste più. Se vuole segua pure ma ai fini dell’esame le servirà a poco». Bene, grazie. Laura si alza e se ne va. Con lei altri 4 studenti. In classe rimangono in 3. «L’ordinamento è cambiato a settembre e ora gli iscritti dell’anno prima sono fritti. Secondo loro dobbiamo studiare da otto crediti e poi ce ne convalidano solo 3. Altrimenti, dobbiamo fare gli esami da non frequentanti. Studiare soli quindi». O ti adegui alle regole inaugurate a settembre o t’attacchi.

La burocrazia porta spesso a situazioni paradossali. «A lezione di storia degli Usa – spiega – eravamo tutti da 6 crediti ma il professore ha dovuto seguire il programma per quelli da 8. Per chi l’ha fatto il corso non si sa». Ma tant’è. «Ci ho messo una settimana solo a capire quali fossero i corsi accessibili. Con il nuovissimo ordinamento tutti gli esami hanno cambiato nome. “Economia internazionale avanzata” è diventata “economia dell’integrazione europea”, “geopolitica” è ora “studi strategici”». Maledetta burocrazia. «Il passaggio da un corso all’altro, avrei potuto farlo ad ottobre. Peccato che prima che lo scoprissi (ero all’estero in stage) l’avevano già chiuso».

Ore 13,05. Il tempo stringe. «Sto tentando di calcolare quanto ci metterò dalla facoltà alla segreteria di via Ostiense. Non ho mezzi», dice. Teme di non fare in tempo, Laura, perché prima della segreteria deve passare all’Infolab per farsi riconoscere i crediti formativi ottenuti con il tirocinio che ha fatto al Parlamento europeo. «Questa è bella – racconta ridendo – sul sito di scienze politiche c’è scritto grande come una casa che per farsi riconoscere le attività esterne, “le procedure e i moduli sono da inviare esclusivamente online”. Peccato che il sistema non funzioni. Volevano semplificare e non ci sono riusciti. Mi tocca andarci di persona». Senza contare che lo stage «l’ho trovato da sola e poi in Italia, al contrario degli altri paesi europei, le lezioni non ti aspettano. Voglio dire, non c’è un periodo preposto al tirocinio. Quindi ti trovi a dover fare le due cose insieme». Non solo. «Quando l’eurodeputato francese ha accettato la mia candidatura ho dovuto mandare i moduli di convenzione stage e il progetto formativo. In teoria questo è un lavoro che dovrebbero fare gli addetti dell’ufficio competente di Romatre. Invece, ho dovuto farlo io perché in quell’ufficio (che dovrebbe coprire gli stage di 40mila ragazzi ed è aperto al pubblico solo una volta a settimana) non ce n’è uno che sappia parlare francese. Possibile?».

Ore 13,30. Laura fa la fila in segreteria. Siamo al numero 64. Bene, c’è speranza. Mancano due numeri. Tocca a lei. Richiesta: «Salve, ho bisogno del diploma di laurea triennale e del libretto, ho portato le fototessere». Risposta: «Deve tornare, non sono pronti». Poco male. Tanto val tenersi lo statino. Ore 14. Panino, caffè e mezza sigaretta. «No, non studio in biblioteca. Oggi è venerdì, chiude alle 15». Alle 15? «Sì, e non è che gli altri giorni vada meglio», scherza Laura. Di solito infatti chiude alle 17. «Studio in treno, meglio».

Laura è una dei 10.400 fuori sede di Romatre. Facciamo qualche conto. Guadagna 550 euro al mese facendo la baby sitter (prende 9,50 euro l’ora per 5 ore circa 3 volte a settimana) ma in un anno ne ha spesi 547,91 per la tassa regionale, 500 per la prima rata e 47,91 euro, per la seconda. Non le è andata male considerando che la sua collega (anzi, i genitori della sua collega) hanno un reddito di 24 mila euro (2mila euro al mese per 5 persone) e pagano 787 euro (tassa regionale), 500 di prima rata (fissa) e 287 per la seconda. «La cosa più strana è che uno che ha 6000 euro di reddito paga circa 1500 euro l’anno, mentre uno che ne guadagna 24mila sborsa solo qualche centinaio d’euro in più». A Laura hanno fatto anche un altro scherzetto. «Mi sono laureata a marzo 2010 e mi sono iscritta in specialistica ad aprile. Fino a settembre sono solo 5 mesi ma ho dovuto pagare le tasse come se mi stessi iscrivendo ad un anno intero. In più, dato che grazie a questo giochetto ora risulto iscritta al secondo anno, tra qualche mese sarò ingiustamente ma ufficialmente classificata come “fuori corso”». Portafoglio quasi vuoto, qualche chilometro su e giù tra un ufficio e l’altro, un libretto “missing” da mesi, una biblioteca chiusa e un corso “fantasma” dopo, Laura torna a casa. A Frascati. «Fare l’università come si deve, è come lavorare. Quasi quasi mollo tutto. Che poi, scusa, l’ha detto anche la Gelmini. La laurea a che serve?». E questa è un’altra storia. (1 – continua)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...