Pippe old style

Pippe old style

(Fonte: Sono io che ho aperto questo blog)

Anche i nonni si masturbano. Nella classifica delle parole più ricercate su questo blog c’è: “Stefania Sandrelli nuda”, oppure “Stefania Sandrelli fica” (con la “c”).  Nata nel 1946, aveva 18 anni quando recitò nel ruolo dell’adolescente siciliana – Agnese – in Sedotta e abbandonata. Bella era. Nuda, formosa. Eccitava tutti.

Ve li immaginate questi papà-nonni concentrati su video di altri tempi, questi uomini dai capelli bianchi che si masturbano pensando alla bella diva degli anni che furono proprio oggi che invece ci sono solo tante altre belle farfalline? Passatemi il termine: questa è “masturbazione nostalgica”. Altrimenti perché con tutte le nudità in circolazione questi cercano proprio la Sandrelli?

Vista così, anche le pippe acquistano poesia: non più solo piacere fisico ma una vera e propria questione di memoria storica.

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Cuba addio

Cuba addio

All’aeroporto dell’Avana in partenza ci sono gli inglesi e moltissimi francesi ustionati dal sole caraibico. Ci sono i tedeschi con il cappello Panama in testa tutti uguali comprati come souvenir a 4 euro l’uno. Ci sono i russi annoiati, gli italiani in shorts e infradito. E poi, nella mischia, ci sono anche i cubani. Quelli che sono riusciti ad ottenere il consenso governativo per partire ora piangono. Disperati si stringono i parenti di chi se ne va, loro costretti invece a restare. Accanto a me, due file più in là, un gruppo di sei forse sette figli della rivoluzione con la mano salutano un compagnero che ha appena lasciato il gruppo e sta per oltrepassare il varco. Mentre la guardia nel gabbiotto controlla i passaporti e scatta una foto identificatrice, l’uomo con la coda dell’occhio osserva i parenti. Si sforza per non piangere e appena finito svelto apre la porta che lo separa dal mondo. I parenti, gli amici che lì lo guardano allontanarsi sanno che non lo rivedranno più. Perché X sta partendo per sempre, sta lasciando l’Isola. Probabilmente possiede un visto turistico valido al massimo sei mesi. Probabilmente, una volta scaduto, non tornerà comunque. E, così facendo, perderà ogni diritto di essere cubano perché il governo lo dichiarerà traditore e per questo mai più – mai più – gli sarà concesso di tornare nella sua terra, dai suoi amici, dai suoi parenti.

Poco più in là, davanti a me una giovane donna dalla pelle chiarissima e gli occhi azzurri stringe nella mano un passaporto francese. In braccio ha una bambina che a lei non assomiglia proprio. Ha gli occhi scuri, la pelle scura e il passaporto cubano. Assomiglia piuttosto al ragazzo che le accompagna. Un cubano dagli occhi azzurri anche lui che alla mano sinistra porta una fede, identica a quella portata dalla giovane francese. Sembrano sposati. Un cubano con un’europea. Ce ne sono tantissimi. Forse per amore forse perché è l’unico modo per scappare dal totalitarismo. Forse per entrambe le ragioni. Insieme i due innamorati quella bimba la stanno portando via mentre sorridente e inconsapevole con la manina saluta qualcuno in piedi dietro le transenne che, alle nostre spalle, separano i viaggiatori da chi resta. La piccola saluta la sua famiglia. C’è la nonna, forse qualche zia e chissà – nascosta – anche la vera mamma. Una cubana qualsiasi disposta a vedere sua figlia emigrare pur di salvarla. Ecco, è in questi momenti che capisci un paese, la sua gente. E’ in questi momenti che odi la storia e ti chiedi perché nemmeno il forte suono della musica cubana, della salsa, della rumba e nemmeno il forte sapore del rum, riescono a coprire le urla silenziose e strozzate di chi vorrebbe liberarsi dell’uguaglianza per sperimentare finalmente la libertà.

Ecco come si muore sgozzati

Ecco come si muore sgozzati

Penso che se fosse viva e usasse internet, Oriana Fallaci tenterebbe in tutti i modi di far girare questo video. Penso anche che piangerebbe.Le immagini sono di Egypt Today, riprese da LiberoTv. Chi non sopporta il sangue, eviti di guardare. Qui ce n’è molto.

VIDEO: “Non vi è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta!”

L’esame da giornalista costa 400 euro

L’esame da giornalista costa 400 euro

Per fare l’esame di Stato da giornalista bisogna pagare 400 euro. E’ una tassa fissa a quanto pare. Primo: ma che fine faranno mai questi soldi dato che ogni anno già sborsiamo l’ira di dio. Due: alla faccia del libero accesso. Accede solo chi paga. Certo, all’Ordine pensano forse che i soli a riuscire ad arrivare fino all’esame  di abilitazione siano quelli delle scuole di giornalismo che avendo già sborsato fior fior di quattrini per comprarsi il titolo da praticanti, in fondo ci metteranno poco a buttare all’aria altri 400 euro per comprarsi anche quello da professionisti (senza mai aver scritto una riga).

Peccato invece che, da un po’ di tempo a questa parte, all’esame di Stato accedano anche i precari che dopo anni di libera professione, contrattini e contrattelli di due mesi in due mesi alla fine riescono a cumulare la cifra necessaria. Precari ma grandi lavoratori, di quelli che si alzano alle 6 del mattino per stare dietro alle news, che bombardano di proposte le redazioni e poi aspettano col fiato sospeso una risposta. Sono quelli che portano le notizie e che magari però non sanno cosa siano queste benedette “battute dattilografate”. Una cosa invece la sanno: regalare 400 euro è davvero uno schiaffo a chi si fa il mazzo.

La laurea in medicina la prendo in Romania

La laurea in medicina la prendo in Romania

 

«Buongiorno, sarei interessata ad una laurea in medicina in Romania. Come funziona?» Risposta: «Signorina perché mi chiama dal numero privato…? […] Guardi, studiare in Romania è una cosa seria. Dovrebbe portarmi una fotocopia autenticata del diploma, comprare una marca Aia da 14,62 euro e dichiarare la doppia cittadinanza, italiana e romena. Una fotocopia della carta d’identità e il codice fiscale, lo stato di famiglia e il certificato di nascita. Tutto in carta semplice».

“Sono gay e non voglio sposarmi”

“Sono gay e non voglio sposarmi”

“Non fanno che parlarne, ma non è questo che cerchiamo noi giovani. A me, per esempio non mi interessa proprio, o almeno non è prioritario”. Chi ha detto che tutti i gay si battono per il matrimonio? Matteo, 24 anni, vive a Roma e ha un fidanzato. Lo ama e ci vuole vivere. Ma, al contrario delle rivendicazioni firmate dalla comunità, di sposarsi non ne vuole sentire. “E’ una pratica contraria allo stile di vita del 2011. Gay o etero, non cambia. Piuttosto che combattere per l’unione in Municipio, dovremmo spingere per un contratto di convivenza tout court, che riguardi qualsiasi coppia di persone, anche fratelli e sorelle, che vivono insieme”. Read more