Sputi e insulti contro le musulmane, raffica di aggressioni dopo Parigi

Sputi e insulti contro le musulmane, raffica di aggressioni dopo Parigi

cropped-minigonna-e-burqa.jpgRegistrati casi a Bologna, Roma, Milano e in Toscana. Una giovane denuncia: “Mi hanno colpita dicendomi ‘terrorista tornatene nel tuo paese'” 

E’ l’altro effetto degli attacchi di Parigi. Ad Arezzo due uomini hanno intimidito Rosa, di origini tunisine, e la sua amica yemenita mentre uscivano da un locale. “Uno dei due mi ha chiesto una sigaretta poi ha cominciato a guardarmi chiedendomi se fossi musulmana perché dal colore della pelle sembrava così. Mi hanno spintonata, uno mi ha tirato il velo, volevano strapparmelo via”, racconta Rosa.

Mentre la aggredivano le gridavano “terrorista, musulmana di merda” poi “per fortuna sono arrivati dei passanti e questi due se ne sono andati”. Era già successa una cosa simile a Bologna qualche tempo fa quando avevano provato a strappare il velo a due ragazze uscite dall’università mentre a un gruppo di musulmane completamente velate è stato impedito di entrare in un bar di Milano.

Quella volta, come questa volta, nessuno denunciò nessuno. “Meglio, non voglio casini”, dice Rosa (nome di fantasia) che chiede di rimanere anonima. Sono tante le donne velate che raccontano di essere state aggredite. Read more

Noi, donne col velo. Non siamo meno italiane

Noi, donne col velo. Non siamo meno italiane

(Fonte: http://www.aciclico.com)

C’è Ebla Ahmed, 32 anni, avvocato inglese nata a Firenze da un padre yemenita. Porta jeans stretti e magliette attillate ma si dichiara una conservatrice. E guai a toccarle la fede nell’islam. Imane Barmaki invece ha un cognome persiano, un nome arabo, geograficamente è marocchina, culturalmente italiana e storicamente francofona. In Italia è arrivata quando aveva 13 anni. È laureata in Economia e ha un motto: «Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai!». Ci sono Bahija Monssif, Afef Hagi, Meriem Faten Dhouib, Ouissal Mejri nata nel 1980, dottore di ricerca presso l’Università di Bologna e anche Ouejdane Mejri, docente di informatica al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione Pontes. Sono tutte italiane di origini tunisine. Con loro lavora Fatima Khachi, marocchina, Maha Yakoub, palestinese trapiantata a Livorno, Sissy Ghlay, Randa Ghazy e Rania Ibahim, egiziane, poi Sabika Shah Povia, pakistana laureata a Londra, Noor Gamyla, Layla Joudè nata a Trento da madre italiana e padre siriano e infine Loubna Ammoune. Read more

Donne senza gonna. Fatevi una risata

Donne senza gonna. Fatevi una risata

(Fonte: carlaspace.altervista.org)

OK d’accordo. C’è una presunta donna (che poi a quanto pare è un uomo), anzi le gambe di una donna, con la gonna che svolazza. Apriti cielo. No, a certe donzelle del Pd ma anche dello Snoq (Se non ora quando) ma anche a tante altre non va bene. Perché si tratta di “strumentalizzazione”, perché “abbiamo organizzato una manifestazione e ora usano il nostro corpo”, perché di qua, perché di là.  Scusate, mi dissocio. Read more

Uomini che odiano le donne. Oppure le amano troppo

Uomini che odiano le donne. Oppure le amano troppo

pubblicato su Rep.it

Uomini che odiano le donne. Oppure le amano troppo e quindi le ammazzano. Francesca Bova, 34 anni, madre di un bambino di 8 mesi. Jenny Dal Vecchio, 33 anni. Filomena Rotolo, tarantina, 42 anni. Giovanna Piattelli, 59 anni, dirigente dell’ufficio istruzione e sport di Montecatini uccisa da Silvano Condotti, ex autista 55enne, perché ritenuta responsabile del suo licenziamento. E poi Atif Zineb, marocchina, 20 anni appena fatti ma già sposata. Da qualche mese voleva tornare in Marocco. E’ morta prima. Anzi, è stata ammazzata il 25 febbraio dal marito. Quel giorno leggevamo di lei sulle pagine della cronaca veneta. Ma in tutto il 2010 abbiamo letto di tante altre donne: 3 con meno di 18 anni, 9 tra i 18 e i 25, 21 tra i 26 e i 35, 28 tra i 36 e i 45, 34 tra i 46 e i 60, 16 tra i 61 e i 75 e 16 con più di 75 anni. Centoventisette in totale. Otto in più rispetto al 2009. Ma forse molte di più ancora perché spesso accade che i casi di donne scomparse si risolvano solo dopo due, tre, dieci giorni, mesi, anni con il ritrovamento di un cadavere che sulla stampa non fa più notizia. Read more

Donne, tutte in piazza. E noi?

Donne, tutte in piazza. E noi?

Aspettavo moralismo. Invece no. Non c’è stato. Aspettavo frasi fatte, banalità. Invece no. Non c’è stata. Temevo saremmo finite per dividerci in buone e cattive. In suore e puttane. Invece no. Non l’abbiamo fatto. Ci siamo riscattate, abbiamo distrutto il velo di pregiudizio che ci voleva bacchettone e moraliste da quattro soldi. Abbiamo dato spazio a tutte. Suore, precarie, ricche, povere, nere, bianche, vecchie, italiane, straniere, belle, brutte. Come sono le donne, multicolor. Multitask.

Immaginandola, ieri sera, me l’aspettavo così. Immaginavo la piazza come quelle che non ho mai visto, perché non c’ero ancora. Immaginavo noi, oggi a Roma, come le “streghe” anni ’70 trenta anni fa. Occhiali tondi, calze colorate, fiori, musica, giornali, volantini. C’era tutto. Tranne una cosa: noi. Non c’eravamo. C’erano le nostre mamme. Le nostre zie, anche qualche nonna. Poi c’erano le bambine “trascinate” in piazza. Erano lì, piccoline, sedute per terra tutte inguacchiate con le mani nella vernice. Tutte prese a colorare gli spazi con pitture gialle, verdi, rosse, blu. A disegnare forme strane, fiori e nuvole e casette e animali, sui mega pannelli istallati in Piazza del Popolo apposta per intrattenerle e lasciare che le mamme seguissero la manifestazione. Read more

L’odissea dei ricongiungimenti. Madri e figli divisi dalla povertà

L’odissea dei ricongiungimenti. Madri e figli divisi dalla povertà

Su 421 famiglie immigrate in Italia solo 109 sono completamente ricongiunte. Un terzo di queste ha impiegato più di 7 anni per ritrovare l’unione, il 38,5% tra i 4 e i 6 anni; il resto meno di 3 anni, mentre un’altra piccola percentuale non è mai riuscita a ricongiungere tutti i membri della famiglia, avendo dovuto lasciare, a causa della miseria, i propri figli sparsi qui e là nel mondo. E’ questo il risultato dell’inchiesta condotta da due ricercatrici milanesi, Paola Bonizzoni ed Elena Caneva, che hanno raccolto le testimonianze di 422 genitori sbarcati in Italia, scoprendo le diverse dinamiche delle migrazioni familiari.

La maggioranza sono romene. I questionari sono stati sottoposti a 257 donne di 31 paesi diversi, soprattutto latinoamericani (202 persone intervistate) ed est europei (53 persone). In Italia, infatti  –  stando agli ultimi dati della Caritas 1 disponibili  –  su oltre un milione e ottocentomila donne straniere, pari quasi alla metà del totate degli immigrati presenti sul territorio nazionale, la maggior parte arriva dalla Romania (quasi trecentomila), dall’Albania (cinquantamila), dal Perù e dall’Equador (cinquantamila circa).
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